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Archive for dicembre 2012

Causa festività varie, questo posto rimarrà fermo per qualche tempo e, siccome ho le idee chiare, non so se per una (praticamente sicuro) o due (forse? mah?) settimane.

Anyway, buone feste a tutti! 😀

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Non ero sicura di voler davvero fare un post di classifiche di fine anno, ma poi la tentazione di compilare qualche bella lista è stata troppo forte (nonché l’esigenza di scongiurare il rischio di mettermi a far l’elenco dei propositi per l’anno nuovo che a quel punto la cosa si fa preoccupante davvero).

Quindi ecco qua.

Top 10 album 2012 

  1. Muse, The 2nd Law
  2. Placebo, B3-EP
  3. The Vaccines, Come of Age
  4. Sigur Ròs, Valtari
  5. Mumford & Sons, Babel
  6. Mark Knopfler, Privateering
  7. Bruce Springsteen, Wrecking Ball
  8. Alanis Morrissette, Havoc and Bright Lights
  9. Franco Battiato, Apriti Sesamo
  10. Norah Jones, …Little Broken Hearts

e in coda (visto che non riesco mai a restare nei limiti) ci mettiamo Moonspell, Alpha Noir / Omega White e NOFX Self-Entitled.

Top 20 ascolti 2012 

  1. Muse, The 2nd Law (2012)
  2. Placebo, B3-EP (2012)
  3. Bon Jovi, Greatest Hits (2010)
  4. Nightwish, Imaginareum (2011)
  5. The Black Keys, El Camino (2012)
  6. Placebo, Meds (2006)
  7. Sigur Ròs, Valtari (2012)
  8. Fabrizio De Andrè, In direzione ostinata e contraria voll.1 e 2 (2005-2006)
  9. The Vaccines, Come of Age (2012)
  10. Muse, The Resistance (2009)
  11. Muse, Absolution (2003)
  12. Therapy?, Infernal Love (1995)
  13. Red Hot Chili Peppers, Californication (1999)
  14. Editors, An End Has A Start (2007)
  15. David Bowie, varie (1967-2003)
  16. Placebo, Once More With Feeling (2004)
  17. Franco Battiato, La Cura (2000)
  18. Fabrizio De Andrè, Non al denaro nè all’amore nè al cielo (1971)
  19. Mumford & Sons, Babel (2012)
  20. Sonic Youth, Bad Moon Rising (1985)

e in coda, per il motivo di cui sopra, un po’ di REM, Dire Straits, Pink Floyd, altri Nightwish, Guns n’ Roses, Metallica, Cradle of Filth (Dusk and Her Embrace)altri Muse e altri Placebo (tutto), Slayer, altri Sigur Ròs, un po’ di Iggy Pop, Yann Tiersen, Branduardi (Camminando camminando) e diversa classica.

Che poi perchè mai farai delle liste se tanto ci aggiungi in coda praticamente di tutto?

Ouff. Boring.

Top 10 film 2012

  1. Quasi Amici
  2. Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato
  3. Cena tra amici
  4. …e ora parliamo di Kevin
  5. Cosmopolis
  6. Pietà
  7. Resident Evil – Retribution
  8. Rock of Ages
  9. Hunger Games
  10. Love and Secrets

E’ pur vero che mi sono persa diversi film che avrei sicuramente messo in classifica – tipo 7 psicopatici e Venuto al mondo – e che l’anno non è ancora finito. Tanto per dire, oggi esce questo, di Ang Lee.

Top 10 letture 2012

  1. 22/11/’63, S. King (2011) 
  2. Perchè essere felice quando puoi essere normale?, J. Winterson (2012)
  3. Pan, F. Dimitri (2008)
  4. Ginnastica e rivoluzione, V. Latronico (2008)
  5. Metafisica dei tubi, A. Nothomb (2000)
  6. Wunderkind 3 – Il Regno che verrà, G.L. D’Andrea (2011)
  7. Tanit,  L. Manni (2012)
  8. La progenie, G.Del Toro – C. Hogan (2009)
  9. Il quaderno di Maya, I. Allende (2011)
  10. Bed Time, A. Marini (2012)

E tanto perché le liste sono cosa buona e io sono in vena di cazzate: http://listverse.com/

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[No, ma scusate, Haarp su Italia 1?! Così a tradimento?!]

Riflessione del giorno.

Se dovessi tentare di insediarmi in una qualche forma di realtà virtuale penso, con sufficiente sicurezza, che escluderei qualsiasi opzione di controllo globale e che la mia scelta cadrebbe su qualche videogioco. Mi accontento di poco, lo so. Sono anzi abbastanza certa che opterei per Devil May Cry ma credo – con altrettanta sicurezza – che, data la mia sviluppatissima capacità di perdermi praticamente ovunque, farei qualche cazzata e finirei incastrata in qualcosa tipo Super Mario Bros. Che per carità, era divertente, ma non aveva i capelli bianchi, gli occhi di ghiaccio e tutta quella serie di simpatici connotati tipici di un mezzodemone.

Era una vita che non rivedevo questo film e mi ero quasi dimenticata quanto fosse figo (trattasi di linguaggio cinematografico specifico per addetti). Se è per questo mi ero anche dimenticata che ci fosse Pierce Brosnan nei panni dello scienziato e la cosa mi ha fatto sorridere non poco.

E poi siamo nel 1992, vent’anni fa giusti giusti, il che ha non poche implicazioni. Senza contare il fatto che stavo riguardando una vecchia videocassetta registrata dalla tv e quindi c’erano anche tutte le pubblicità di quegli anni (l’unica occasione in cui le guardo) e mi partivano gli oohhh e gli aaaahh tipici di quando ci si ritrova per le mani qualcosa di lungamente dimenticato e strettamente legato ad altri tempi. C’era pure un vecchio spot del Mulino Bianco, quando ancora puntava sul classico della famiglia perfetta e lasciava invecchiare in pace gli attori ormai in disuso (perchè diciamolo, è sotto gli occhi di tutti quanto appeal abbia perso Banderas in compagnia della gallina Rosita).

Comunque. Sì, tra una pubblicità e l’altra ho visto anche il film.

Dicevamo, il 1992. Il che vuol dire ancora mooooolti anni Ottanta in tutto. Abbigliamento, sigarette (era normale fumare oddio, non ti crocifiggevano neanche!), fumetti e soprattutto l’approccio verso la Tecnologia-questa-sconosciuta, in particolare la tecnologia informatica, dalla quale ci si aspettava ancora che cambiasse il mondo.

By the year 2001, there won’t be a person on this planet who isn’t hooked into it, and hooked into me.

C’è questo timore reverenziale nei confronti di una scienza che ha connotati misti tra il fantascientifico e il divino e che oltrepassa i confini del suo ruolo andando a modificare non solo la vita dell’uomo ma la sua stessa natura – con un bel richiamo, tra l’altro, a Cronenberg di Videodrome (che devo recuperare in qualche modo visto che è la seconda volta in due settimane che mi trovo a nominarlo).

E poi c’è questa curiosa sovrapposizione tra l’idea della realtà virtuale (nella quale è fondamentalmente la visione tridimensionale a rappresentare il massimo dell’avveniristico) e il concetto di rete, giustificata dal fatto che viene assegnata alla realtà vituale la consistenza di una vera e propria dimensione parallela. Con la conseguente introduzione della possibilità di un passaggio e quindi di interazione tra le due realtà. Con gli agenti che vengono scomposti in pixel o il fuoco virtuale che brucia il prete sadico.

This technology has peeled back a layer to reveal another universe. Virtual reality will grow, just as the telegraph grew to the telephone – as the radio to the TV – it will be everywhere.

Il tutto condito con un po’ di teorie sullo sviluppo delle potenzialità latenti del nostro cervello come lettura del pensiero, telecinesi e cose così e un po’ di finanziamenti alla ricerca esclusivamente per scopi militari – il tutto nasce dagli studi per lo sviluppo di un (originalissimo) super soldato.

Oltre a Pierce Brosnan, c’è anche Jeff Fahey nei panni di Giobbe, il povero tizio della tagliaerba, ritardato, usato come cavia per gli esperimenti del dottore e poi super intelligente e super potenziato (oltre che super folle). J. F. che sul momento non mi diceva proprio niente ma che ho scoperto essere presente in moltissime puntate di Lost e (soprattutto) essere JT di Planet Terror! Scusate il punto esclamativo ma non l’avevo proprio riconosciuto e avevo anche speso riflessioni del tipo ohmaquestoquidopoquestofilmèpropriosparito. Ecco, sì.

Insomma. Gran bel film. Di quelli che lo vedi che appartengono ad altri anni ma non hanno perso nulla.

Dr. Lawrence Angelo: Jobe, listen to yourself right now. The first sign of psychosis is a Christ complex. 
Jobe Smith: CyberChrist.

(questa l’ho messa per la serie battute che si perdono con il doppiaggio).

Cinematografo & Imdb.

E vabbè, visto che ho iniziato con i Muse…

Typical Muse interview

Interviewer: what’s your favorite color?

Chris: Red

Dom: *laughing at something Matt is doing*

Matt: I would say in the end, we’re all part of the human condition.. i think that.. um.. you just gotta..go out there and get angry. Riots and, uh,… violence. The world leaders… should be.. scared, I think, you know. And the chemical formula for salt is NaCl

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Allora. Lo so che mettersi a fare il film de Lo Hobbit, il che fondamentalmente vuol dire il prequel del Signore degli Anelli, e per di più suddividerlo in tre (tre!?) capitoli puzza di operazione commerciale quanto un cumulo di carcasse di orchi lasciate al sole. Ma. Marketing o no, Peter Jackson lo fa talmente bene che le dinamiche in sottofondo non hanno granché importanza.

Devo dire che il libro di Tolkien l’ho letto davvero molti anni fa e mi rendo conto che al momento non sono in grado di portare avanti un giudizio legato alla trasposizione dal testo allo schermo. Posso solo parlare del film e ne dico un gran bene.

E’ esattamente quello che mi aspettavo. Un trionfo della potenza visiva di Jackson per un universo che nessuno dopo di lui riuscirà mai a rappresentare in modo così perfetto e completo, dal punto di vista della sua costruzione fisica ma, soprattutto, dal punto di vista dello spirito che esso incarna.

Se, da un lato, è pur vero che il Signore degli Anelli ha ammazzato il fantasy nel senso che ormai, chiunque sia venuto dopo nel genere non può astenersi dal fare i conti con il debito che –volente o nolente – si trova ad avere nei confronti del film tolkeniano, è anche vero che è stata una morte ampiamente onorevole perché P. J. è stato il primo a sfruttare davvero tutte le potenzialità di questo genere in termini di avventura, di trama, ma soprattutto di ambientazioni.

Se già nella precedente trilogia scenografie, immagini e fotografie erano spettacolari, qui il regista si sbizzarrisce con tutto quello che evidentemente non aveva potuto inserire nel SdA. Battaglie ancora più epiche, scontri tra creature antichissime, fughe rocambolesche.

In più ci aggiunge anche il 3D che, se è vero che di solito non arricchisce particolarmente il film, è comunque fatto davvero bene e bastano anche solo due o tre scene (gli artigli dell’aquila che sollevano il corpo di Thorin e l’occhio del drago) perchè senta di aver speso bene i soldi del sovrapprezzo del biglietto.

Sulla trama, come dicevo, a parte i punti salienti, come il ritrovamento dell’anello e alcuni altri, non saprei dire con esattezza dove P.J. ha aggiunto qualcosa, e come.

Anche il cast, come sempre, molto valido con M. Freeman nei panni di un Bilbo Baggins davvero ben riuscito, tra ironia e coraggio e R. Armitage nel ruolo di Thorin – finalmente un nano privo di quel sottofondo sempre un po’ ridicolizzante e caricaturale. E poi l’ottimo Ian McKellen – anche se non ho apprezzato particolarmente il cambio di doppiatore.

Decisamente da vedere.

Cinematografo & Imdb.

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Bello è bello, per carità. Ma che massacro.

Non ho visto proprio tutto di Gus Van Sant ma sono comunque abbastanza certa che questo sia il suo film più triste.

Una struggente e delicatissima storia d’amore tra una ragazza, Annabel (Mia Wasikowska), a cui restano solo tre mesi di vita a causa di un tumore al cervello e un ragazzo, Enoch (Henry Hopper – al suo esordio), dalle potenziali tendenze suicide, che non riesce a rielaborare il lutto per la perdita dei genitori in un incidente stradale e passa il tempo imbucandosi ai funerali e giocando a battaglia navale con Hiroshi, il fantasma di un ragazzo, kamikaze giapponese della seconda guerra mondiale.

Drammatico, su questo non ci piove. Non melodrammatico. Le parole chiave che salvano il tutto sono “delicatissima” e “fantasma”. Non c’è traccia dell’autocommiserazione compiaciuta dei film a tema malattia terminale che andavano tanto di moda negli anni Novanta. Non ci sono le lunghe trafile mediche e le accurate descrizioni delle miserie della malattia. La situazione si capisce per immagini, tramite ellissi e allusioni. E basta e avanza. Solo nei dialoghi tra Annabel e Enoch le cose vengono chiamate con il loro nome. Come se alla fine solo loro ne avessero il diritto poichè le portano sulla propria pelle.

Annabel deve morire ma è piena di una serenità e di una voglia di vivere travolgenti. Enoch deve vivere ma non ha nè interesse nè una vera energia per farlo davvero. Hiroshi lo accompagna e cerca in qualche modo di guidarlo anche nel rapporto con Annabel che, anche se non riesce a vederlo, accetta la sua presenza come naturale. La figura del fantasma è un elemento che in qualche modo stempera la drammaticità, conferendo un tono leggero e surreale anche a ciò che leggero non è. Ha la stessa funzione del milkshake al funerale. Sdrammatizzare anche quello che non si può sdrammatizzare. Riportare la morte alle sue proporzioni di elemento – uno tra tanti, uno qualsiasi – della vita. Il fantasma incarna la conflittualità di Enoch con la morte, ma al tempo stesso la sua familiarità con essa per averla vissuta anche in prima persona, a seguito dell’incidente.

Il fantasma è anche una delle chiavi per interpretare il titolo (l’originale, Restless, non quella schifezza italiana de L’amore che resta, per carità), poichè Hiroshi non trova pace per una cosa che non ha fatto in vita. Anche Enoch non trova pace e non riesce a stare lontano dalla morte cui la sua vita è stata strappata così arbitrariamente.

Annabel. Una dolce Amélie condannata e apparentemente fortissima. A ripensare il suo personaggio dall’esterno, sembrerebbe forse fin troppo perfetta, troppo bella e saggia nel suo affrontare la morte imminente, per essere  vera. Eppure a vederla non c’è traccia di forzatura, ma anzi un’estrema naturalezza.

Entrambi gli attori sono molto bravi e molto belli in questi due ruoli solitari e malinconici: si muovono sullo sfondo di un autunno esteticamente perfetto, nei loro vestiti retrò, con i loro passatempi diversi e lontani dalla quotidianità scolastica dei loro coetanei.

A completare il tutto le musiche, come sempre azzeccatissime, di Danny Elfman.

Morale, ho retto bene fin quasi alla fine salvo poi continuare a lacrimare e a tirar su col naso ancora per cinque minuti buoni di Tremors 4 che ho beccato a caso su non so che canale (chiedendomi anche, tra un singhiozzo e l’altro, quando diavolo fosse uscito il 4 e perchè me lo fossi perso).

Poi, boh, sarà che passati i trenta la mia emotività è diventata del tutto ingestibile, ma è davvero un film bello ma tanto tanto triste.

Cinematografo & Imdb.

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…il che non significa necessariamente che lo trovi.

Varie ed eventuali.

Ho finalmente ascoltato per intero l’ultimo dei Cranberries, Roses, e il mio giudizio si riassume in: umpf. Non è che sia brutto ma sembra un po’ una raccolta di B-Sides senza nessun brano che dia veramente corpo all’album.

L’ultimo di Springsteen, Wrecking Ball, invece non delude mentre il doppio di Mark Knopfler, Privateering, è veramente di altissimo livello e ogni volta che lo ascolto sono sempre più contenta dei biglietti che mi aspettano per il 2 maggio qui a Torino .

E comunque giuro che, anche se ultimamente non sembra, faccio anche altro oltre a comprare biglietti per concerti.

Sì gioia, tieni d’occhio le date dei nuovi tour.

Nuovi tour? Di chi? Dove? Quando?

Ecco, appunto

Anyway, l’altro giorno mi sono imbattuta in questo ennesimo motivo per attendere giugno 2013. Essendo Shyamalan uno dei miei registi preferiti sono estremamente fiduciosa e mi aspetto una sua rielaborazione anche della categoria fantascienza.

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