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Archive for the ‘I’m a little teapot’ Category

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…con quel beccuccio

è ancora più storta.

E’ una vecchia coppa

è un incanto.

Non è nuova

ma piace tanto.

 

Little Tall, un’isoletta al largo delle coste del Maine.

Una terribile tempesta in arrivo.

Gli abitanti dell’isola che, per natura, sono abituati a restare uniti per fronteggiare le difficoltà. E’ scritto nel loro dna. E’ una conseguenza del vivere sull’isola, separati dal resto del mondo. Devono sapersela cavare da soli in qualsiasi situazione e per farlo devono restare uniti.

Anche quando questo vuol dire fare scelte difficili.

Anche quando questo vuol dire mantenere dei segreti.

Gli abitanti di Little Tall sono bravi a mantenere i segreti.

Come nel ’63, quando Dolores Claiborne uccise il marito durante l’eclissi.

Pare che la tempesta in arrivo sarà la più terribile degli ultimi cento anni e, finché è stato possibile, molti isolani hanno scelto di cercare rifugio sulla terraferma.

Chi rimane si sta preparando al peggio e lo sceriffo Anderson ha predisposto anche l’allestimento di un rifugio sotterraneo d’emergenza.

Il cielo è sempre più scuro, la preoccupazione sempre più palpabile, anche se tutti cercano di dimostrarsi calmi e collaborativi.

In mezzo a tutto ciò, alla porta dell’anziana Martha Clarendon, bussa uno sconosciuto. Indossa jeans, un giaccone nero, un berretto di lana. Ha un bastone con una testa di lupo d’argento e lo usa per massacrare la signora Clarendon. Dopo di che, si siede nel suo soggiorno, sorseggia il suo tè e aspetta.

André Linoge è arrivato a Little Tall.

 

La tempesta del secolo è una miniserie del 1999 scritta da Stephen King espressamente per la televisione e diretta da Craig R. Baxter. Solo successivamente King ha riadattato la sceneggiatura in formato narrativo ed è uscito il libro.

In Italia la serie, composta da tre episodi, è stata trasmessa su Rai2 nel settembre del 2001.

Da allora non l’avevo mai più rivista fino al mese scorso quando, complice l’influenza che mi ha inchiodata al divano, sono riuscita a riguardarmela tutta senza interruzioni.

Mi era piaciuta al tempo e continua a piacermi tuttora.

Certo, il taglio è molto televisivo e il cast non è di altissimo livello. E poi si vede sempre un po’ lo stile cinematografico di King che, come si è già detto più volte, è parecchio tendente alla serie B. Però il risultato è comunque buono.

 

Tutto, dai presupposti agli sviluppi, è tipicamente e classicamente kinghiano.

L’isola, già di per sé, è il sistema chiuso per eccellenza. La tempesta lo rende ancora più impenetrabile. Nessuno può più andare e venire. Ma, appena prima della chiusura totale, fa in tempo ad inserirsi un elemento estraneo – Linoge – che da quel momento diventa fonte e catalizzatore di eventi imprevedibili che portano allo sgretolamento dell’equilibrio che regge le relazioni tra gli abitanti dell’isola.

Gli elementi che tanto piacciono allo zio Steve sono al completo. Tutto il balletto dei meccanismi che regolano la vita di una piccola comunità dove tutti sanno tutto di tutti ma tutti hanno qualcosa da nascondere. Segreti più o meno velati. Rancori covati più o meno in silenzio. Ricordi da dimenticare e colpe da negare.

Nati nella lussuria: diventerete polvere. Nati nel peccato: entrate qui.

Linoge si fa arrestare per l’omicidio di Martha Calendon e i problemi cominciano fin da subito. Dal momento che i collegamenti con la terraferma sono ormai interrotti lo sceriffo Anderson deve tenerlo in custodia sull’isola, che però non è attrezzata per la sorveglianza di un individuo così pericoloso.

E poi Linoge sa cose che non dovrebbe sapere.

E si muove in modo strano nella sua cella, mentre il suo bastone con la testa di lupo non si trova e la gente dell’isola comincia a fare cose strane.

I morti aumentano e dappertutto viene fuori una scritta:

datemi ciò che voglio e io me ne andrò.

Ma cos’è che vuole Linoge? Chi è davvero Linoge?

Le situazioni estreme tirano fuori la vera natura delle persone. Mettono a nudo ciò che si cerca di nascondere.

Gli abitanti di Little Tall devono fare i conti con i loro fantasmi. E soprattutto con loro stessi.

Quanto si è disposti a fare? Quanto si può sopportare?

 

La brevità della serie fa sì che il ritmo sia da subito veloce e coinvolgente. La connotazione dei personaggi sarà forse un po’ prevedibile per chi è abituato a King ma l’empatia che si crea è immediata.

Linoge è un cattivo che si richiama esplicitamente a cattivi ben più celebri, aspirando – seppur con le dovute proporzioni – a creare una sorta di ibrido tra Pennywise e Randall Flagg. E comunque è un cattivo abbastanza inquietante. Non farà paura sempre ma già solo quella dannata canzoncina della coppa, nel 2001 mi fece venire incubi in stile Profondo Rosso.

Imdb.

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