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Archive for the ‘J. Wan’ Category

E qui andiamo decisamente fuori ambito Oscar.

A meno che non si becchi qualche nominations per gli effetti speciali.

In uscita il 1 gennaio.

La regia di James Wan mi lascia sperare per il meglio.

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Uno dei punti fermi dell’horror e, in particolare, dell’horror da possessione/infestazione è che quando chiedi aiuto e ti rispondono ‘forse ti conviene sentire un prete’ vuol dire che sono cazzi.

Friedkin docet, e sicuramente non è neanche stato il primo. La versione alternativa a quella del prete è quella di consultare una medium o chi per lei ma il succo non cambia di molto. La scienza e le autorità riconosciute gettano la spugna e lasciano che se la sbrighino gli stregoni. Salvo poi ricomparire a cose finite per smentire qualunque cosa metta in dubbio la loro versione, ma questo è un altro discorso ancora.

James Wan – che è ormai ufficialmente uno dei registi horror contemporanei che prediligo – torna con un nuovo caso che vede al centro la coppia di demonologi Ed e Lorraine Warren.

In realtà, a differenza del caso della famiglia Perron ripreso nel primo Conjuring, il caso Enfield, anche noto come il poltergeist di Enfield, viene presentato da Wan in una versione molto riadattata rispetto al quanto riportato dalle fonti di quegli anni. Lo stesso coinvolgimento dei coniugi Warren non fu così centrale (o non ci fu del tutto, dovrei verificare) come invece appare nel film, mentre ad occuparsi direttamente della vicenda fu prevalentemente Maurice Grosse, della Society for Psychical Research.

1977. Enfield è una cittadina a nord di Londra. Peggy Hodgson e i suoi quattro figli, in particolare l’11enne Janet, si trovano al centro di una serie di eventi inspiegabili che tormentano e sconvolgono la loro esistenza.

Wan ripropone la struttura del primo film e, anche qui, apre con i Warren che si occupano di un altro caso, presumibilmente fornendo lo spunto per un successivo spin off. Per il primo Conjuring si era trattato di Annabelle, mentre qui vediamo la coppia impegnata in un sopralluogo nella famigerata casa di Amytiville – caso di cui si occuparono effettivamente – subito dopo la fuga della famiglia Lutz e poco prima dell’esplodere del circo mediatico che travolse la vicenda – qualunque essa fosse.

L’apertura su Amytiville serve anche per introdurre un elemento che fa da filo conduttore e collega le varie esperienze di Lorraine a contatto con la dimensione demoniaca.

Dopo di che si parte con la storia vera e propria.

Lo schema è quello classico. Famiglia non esattamente felice ma unita. Una quotidianità di fatica ed affetto.

E poi i colpi nella notte. E Janet che si sveglia in giro per casa. E qualcuno che parla, ma forse è lei che parla nel sonno, ma forse anche no.

Letti che tremano e oggetti che si spostano. E le cose che vanno peggiorando ad un ritmo vertiginoso, tanto che Peggy non sa più a chi rivolgersi.

Rapporti di polizia, giornalisti, studiosi. La notizia delle stranezze di Enfield si diffonde e comincia a scatenarsi il balletto di informazioni e disinformazioni tipico di questo genere di situazioni.

Ed e Lorraine, nella versione di Wan, vengono coinvolti dapprima come semplici spettatori, poi in modo sempre più diretto e determinante.

L’adattamento di Wan sfrutta bene e appieno l’intero repertorio di elementi tipici dei film di questo genere, con espedienti che, volenti o meno, sono spesso citazioni dai più illustri predecessori da Poltergeist in poi. E, soprattutto, integra alla perfezione la storia costruita ora con i vari elementi documentati dei fatti realmente accaduti nel ’77 – indipendentemente dall’interpretazione che si scelga poi di darvi – cosa che, ovviamente, serve a rendere il tutto incredibilmente realistico e convincente.

Tensione che cresce e coinvolge. Indizi che conducono su piste sbagliate e il terrore che striscia e si impossessa di tutti, spettatori per primi.

Riuscitissime tutte le figure sovrannaturali. Prima fra tutte ovviamente la suora, che sembra realmente uscita da un incubo, ma anche il Crooked Man – una sorta di mix tra Nightmare Before Christmas, l’uomo dei gelati di Legion e qualche figura tipica delle fiabe anglosassoni (anche su questo punto dovrei approfondire).

Ottimi Patrick Wilson e Vera Farmiga, nella loro bellissima versione dei coniugi Warren.

Perfetto sotto tutti i punti di vista, The Conjuring 2 è assolutamente all’altezza delle aspettative.

Decisamente spero che il filone continui, con spin-off e/o nuovi capitoli.

Cinematografo & Imdb.

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Questo se tutto va bene arriva il 4 agosto.

Boh, poi magari è una fregatura ma il trailer mi mette una discreta ansia, soprattutto l’inizio.

E poi lo produce James Wan, che potrebbe essere un buon segno.

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Perché alla fine credo di essere una fan di James Wan.

Il primo mi era piaciuto tantissimo e il fatto che mantenga inalterata la coppia Wilson-Farmiga per i coniugi Warren è un ottimo punto di partenza.

Poi, se davvero Wan ha deciso di spulciare tra gli archivi dei Warren ci sarà da divertirsi anche per i prossimi anni.

In Italia arriva l’8 giungo.

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James Wan è bravo eh, questo è fuor di dubbio.

Esordio nel 2004 con Saw, che al di là dei seguiti splatterosi cui ha dato origine, è un ottimo esempio di horror psicologico, cattivo e inquietante. Poi il primo Insidious nel 2010, che magari non era una cosa da strapparsi i capelli ma era buono. Intelligente, non banale e tecnicamente promettente. E poi il mio preferito, nel 2013, The Conjuring, che per me rimane uno dei migliori film horror degli ultimi quindici anni. Poi sì, quest’anno ha anche diretto Fast and Furious 7, e non lo ha neanche fatto male, ma al momento mi interessa il James Wan orrorifico, quindi quello lo lascio da parte.

E’ bravo, dicevo.

Però qui gioca un po’ sporco.

Riprende la storia del primo capitolo e va a spiegare le origini di quel seccante problema con l’aldilà che tormenta la famiglia Lambert risalendo agli eventi che avevano colpito Josh (sempre Patrick Wilson) da piccolo. E fin qui, niente di male in sé. L’idea è buona e di materiale per inventarsi roba nuova ce n’è ampiamente.

Peccato che Wan si adagi un po’ troppo sui riferimenti al primo, riciclando di peso intere sequenze del film precedente, saccheggiandone presupposti e motivazioni e limitandosi a inserire qualche variante nel campionario spettrale.

La tecnica di regia è sempre buona, le case infestate gli piacciono e ci si trova a suo agio. La tensione si crea abbastanza e qualche spavento come si deve ce lo si prende anche. Però.

Però sa tanto, veramente tanto, troppo di minestra riscaldata. Sembra un po’ un’extended version del primo più che un seguito vero e proprio.

Alcune sequenze, per quanto magari efficaci, sono piazzate proprio un po’ solo per allungare il brodo. Sta cazzeggiando e si vede.

Non so. Più ci penso (e più guardo la cronologia) e più ho idea che si sia un po’ fatto prendere dalla frenesia commerciale del seguito a tutti i costi e che l’abbia tirato via malamente nei ritagli di tempo residui dalla lavorazione di The Conjuring (uscito solo un paio di mesi prima e del quale, tra l’altro, vedo un seguito previsto per il 2016, sperando che stavolta gli dedichi un po’ più di tempo).

Insomma, non è male ma è un po’ inutile.

Adesso nelle sale c’è il terzo, manco a dirlo, un prequel, che però è diretto da Leigh Whannel, coideatore con Wan del soggetto di Saw e sceneggiatore dei due precedenti capitoli di Insidious (oltre che di tutta la saga di Saw, compresi i capitoli non diretti da Wan).

In realtà è un prequel rispetto agli avvenimenti della famiglia Lambert ma è sempre successivo all’antefatto di Josh da piccolo, nel 1968, perché qui Elise, la sensitiva, ha già vissuto quei primi avvenimenti.

Cinematografo & Imdb.

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Insidious 2 trailer  (Screengrab)

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Bello, bello e ancora bello. Di sicuro il miglior horror dell’anno e, per quel che mi riguarda, il migliore visto in sala da parecchio tempo.

Anche in questo caso non è che ci si trovi di fronte a chissà quale trovata originale. Siamo sempre nel filone del “tratto da una storia vera” che, anche se ormai è quasi d’obbligo sulle locandine degli horror, evidentemente garantisce la sua percentuale fissa di incassi perché continua ad essere usato indipendentemente dalla consistenza o meno di prove a supporto.

Siamo nel filone demoni-possessioni-case-infestate che purtroppo, va detto, ultimamente è davvero iperinflazionato – ho perso il conto dei film a tema esorcistico che sono usciti solo negli ultimi due anni.

Però siamo sempre lì, la materia prima di un genere può anche essere limitata ma dipende da come viene rielaborata e in questo caso han fatto un gran bel lavoro.

Sul fronte storia-vera, la base è sufficientemente intrigante perché sono andati a ripescare un altro caso della coppia Ed e Lorraine Warren, i famosi investigatori dell’occulto e demonologi coinvolti nel caso di Amityville (da cui il film Amityville Horror) e in diversi altri casi finiti sulle pagine di cronaca proprio per la natura ambigua e mai del tutto chiarita degli avvenimenti.

Anche nel caso de L’Evocazione, alla base c’è un caso di cronaca dai risvolti non del tutto limpidi e, ovviamente, il film sposa la versione della ricostruzione fornita dai coniugi Warren. Però lo fa bene, in modo fine, senza entrare in contraddizione con quella che è la realtà accertata di alcuni avvenimenti e ricreando il contesto nel modo più fedele possibile. Il che conferisce alla storia un’aura di plausibilità, quasi di normalità, che la rende estremamente efficace dal punto di vista emotivo/orrorifico.

Anche i personaggi di Ed e Lorraine sono connotati e rappresentati in modo molto delicato. Non so bene come spiegarlo, ma indipendentemente dal loro ruolo di medium nella faccenda o dai loro presunti poteri, a prevalere, nel modo in cui sono interpretati qui, è il loro aspetto umano. Il loro ruolo di persone che, in primo luogo stanno cercando di aiutare la famiglia che si è rivolta a loro, con quelli che credono essere i mezzi a loro disposizione.

Viene anche ricostruito molto fedelmente il loro museo dell’occulto, realmente esistente.

Ecco, quello che voglio dire è che non è importante che si creda o no in quello che fanno, ma di fatto loro lo fanno davvero e il regista in questo caso ha cercato di attenersi il più possibile alla realtà di quella che è la loro prassi, con un risultato che appare molto più credibile e molto più spaventoso di tanti tentativi magari più iperbolici.

Il regista è James Wan, lo stesso di Insidious, di cui parlavo non molto tempo fa, e se quello, pur essendo ben fatto, si lasciava scappare qualche occasione, questo fa centro in pieno negli obiettivi del genere.

La famiglia Perron si trasferisce in una nuova casa nel Rhode Island ma fin da subito viene tormentata da strani fenomeni.

Pochi effetti speciali, niente splatter, poco macabro in genere. Tensione. Espedienti forse addirittura classici ma efficaci. La paura del buio che avevi da bambino e che non ti sei mai del tutto tolto di dosso, anche se non sta bene dirlo. La paura di quello che si nasconde sotto il letto, o in fondo alle scale della cantina. I rumori di notte che possono essere uno scricchiolio di assestamento ma possono anche essere dei passi. Uno spiffero, che però forse è un respiro.

La scena dell’esorcismo vero e proprio è forse quella in cui si fa più sentire la sensazione di aver già visto tutto quello che c’è da vedere sull’argomento, ma dura relativamente poco e non spezza il crescendo in vista del finale.

Poi c’è anche una buona dose di fantasmi prettamente americani, nel senso che qui viene tirata in ballo addirittura Salem, ma avrebbe potuto essere anche un’altra cosa e la storia non ne avrebbe risentito. Ecco, sulla documentazione correlata al passato della casa e del territorio non sono così preparata da poter dire con certezza quali sono elementi storici, quali leggendari ma comunque parte del flolklore e quali inventati appositamente per il film ma, a naso, non ho rilevato grossi strafalcioni neanche qui.

Nel cast abbiamo Lily Taylor nei panni della signora Perron mentre i coniugi Warren sono interpretati da Patrick Wilson e da Vera Farmiga che io adoro spudoratamente e che ha incontrato la vera Lorraine, oggi ottantaseienne, durante la lavorazione del film.

Cinematografo & Imdb.

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Ho finalmente messo le zampe su The Weight of Your Love degli Editors e sta andando in loop da un po’. E per adesso ne dico un gran bene, anche se aspetto ancora qualche ascolto per articolare qualcosa di più.

Il film. Insidious.

Me l’ero perso al cinema nel 2011 e ormai mi ero quasi dimenticata che volevo vederlo. L’ho trovato oggi per caso, intanto che spulciavo i dvd in offerta da Feltrinelli – che se vai per comprare il cd degli Editors, è implicito che uscirai con altre dieci cose che non avevi minimamente programmato.

Regia di James Wan, quello di Saw. Cast pressoché anonimo se non fosse per la parte secondaria di Barbara Hershey.

Giudizio: buono, tendente al molto buono, nonostante qualche scivolone. Persino meglio di quello che mi aspettavo. Pensavo si trattasse della solita casa stregata con annessa possessione del pargolo ma – sebbene non si distacchi poi tantissimo dalla situazione – riesce ad inserire qualche gradita variazione sul tema. Tanto per dirne una, tiene abbastanza fuori la religione ripiegando su un filone più spiritualista.

Temo che dovrò essere un minimo spoilerosa su qualche particolare, altrimenti non riesco a parlare di niente. Non ho comunque intenzione di rivelare particolari determinanti, quindi, se la cosa non vi turba, continuate pure a leggere.

Anche gli elementi canonici del genere sono utilizzati in modo insolito, a partire dalle inquadrature, molto dirette fin da subito. C’è fin dall’inizio una fortissima chiarezza sulla presenza fisica di ciò che disturba la casa. Ci sono le classiche scene notturne di rumori e di movimenti quando sono tutti addormentati, ma ci sono anche molte scene di giorno, in piena luce, come a voler fugare del tutto qualsiasi possibilità di dubbio. Non è suggestione, non è allucinazione. Sta succedendo.

Approccio più spirituale, dicevo, non tanto religioso, e in questo è carina la soluzione adottata per spiegare la condizione del bambino, andando a rispolverare il concetto di viaggio astrale e la visione staccata del proprio corpo – apro e chiudo una parentesi: sto leggendo L’ètà sottile e sono esattamente al punto in cui si parla di viaggio astrale. Poi dicono le coincidenze. Idea carina, dicevo, anche se poi alcuni elementi di supporto a questa spiegazione risultano un tantino semplificati, sia concettualmente che visivamente.

Divisione piuttosto netta in due parti. La prima, in cui non si capisce ancora esattamente cosa stia succedendo e soprattutto dove si voglia andare a parare, che ti fa veramente cagare sotto.

La seconda, sempre inquietante ma un po’ meno tesa, con tutta una sequenza di rituali che, come dicevo prima, sono un po’ troppo sbrigativi.

Impiego un tantino eccessivo della colonna sonora a scopo infarto dello spettatore. Non tanto nella prima parte, che si autoalimenta senza problemi, quanto nella seconda, dove palesemente i picchi sonori cercano di compensare il calo. Oltretutto, scelta musicale vagamente anni cinquanta, con violini stridenti e cacofonici.

Visivamente abbastanza curato, niente splatter, alcune presenze molto ben riuscite e inquietanti – cosa abbastanza importante dato che si vedono molto bene – anche se forse poteva essere sfruttata un po’ meglio l’opportunità offerta dall’altra dimensione – non dico altro per evitare di farmi scappare qualcosa. Capirete.

In definitiva, non un horror strettamente tradizionale ma una ghost story di tutto rispetto.

Se da domani non trovate più post è perché il gatto mi è zompato ancora una volta intorno senza preavviso e a me è preso un colpo. Che si sa che di notte a suggestionarsi non ci va niente…

Cinematografo & Imdb

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