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Archive for the ‘Non avrei saputo dirlo meglio’ Category

“L’esigenza di focalizzare l’analisi sulla relazione tra il soggetto e il suo tempo, e tra questo e il tempo vissuto, finisce per farsi urgente. In quest’ottica, per esempio, l’irreversibilità del tempo cessa di essere la condizione rassegnata dell’abitudine per diventare antidoto all’ovvietà di un futuro falso e prevedibile. Così come l’ascolto della parola scritta induce a permanere sull’indecifrabilità dell’io, spostando radicalmente la sua stessa riconoscibilità – la conoscenza di sé – dalla frequentazione della riflessione interiore a quella della distanza da sé.

L’esperienza del mondo ricomincia a riscuotere attenzione, ponendo l’io nella scomoda condizione di rinunciare ad ogni pretesa di dominio. Di più: la tradizionale esperienza dialogica tra io (che scrive) e sé (che giace sulla pagina) viene ad essere sostituita dallo spaesamento prodotto alla vista della loro incongruenza rispetto all’esperienza medesima: che il diario non sia uno specchio è risultato chiaro piuttosto presto alla tradizione intimistica, ma che il diario non possa essere nemmeno il depositario della propria auto rappresentazione è, invece, conquista assai più ardua.

[…]

La relazione stessa, quindi, diventa protagonista della scrittura e della lettura, restituendo alla pratica diaristica il senso della fatica di comprendere, traducendo in diario-praxis – in un diario, cioè, che s’innerva nell’esperienza lasciandola parlare – la quotidianità autoeducativa.

In quanto occasione, il diario-praxis è possibile strumento di decostruzione della separatezza tra ‘fare’ ed ‘essere’.

In quanto sosta, esso ristabilisce la misura della distanza dall’illusione del possesso di sé e dalla supponenza del sapere.”

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” Scrivere dà forma e consistenza a qualunque cosa, a chi scrive prima di tutto. Conferisce un aspetto, assegna un nome diverso a chi ce l’ha già. Quello antico, a chi l’avesse scordato o perduto; un altro nuovo di zecca a chi volesse cambiare vita. Estrae il lembo di un pensiero sensato da un’idea confusa, mentre in un concetto troppo sicuro di sé insinua qualche dubbio. La scrittura ha molte cose da dirci, più di quante comunemente si creda. Può accadere che non ce ne abbiano spiegato i benefici, a tempo debito. Per nostra fortuna, se questa passione sarà riuscita a non farsi intimorire da tutto ciò che impedisce di assecondarla, molte saranno le occasioni successive per incontrarla nuovamente. Per rispondere a un richiamo del quale resta sempre incerta la provenienza. Sarà capace di aiutarci a scacciare le insicurezza che sui banchi ci coglievano, nel mentre ce l’insegnavano malamente. Non ad amarla. Una infinità di potenziali scrittori, non appena ne ebbero la possibilità, l’abbandonarono con un sospiro di sollievo. Torturati da compiti tediosi, che mortificavano ogni slancio sul nascere. Ma, al di là delle afflizioni scolastiche, c’è qualcosa di ben più radicale che allontana dalla scrittura personale o a essa ci lega. Chi respinge il ricordo, chi è adoratore dell’istante, chi non sa cosa sia la coscienza, non può apprezzarla. Chi vuole ricordare, chi aborre il minuto, chi coltiva il pensiero, invece la cerca. Qui si nasconde il motivo profondo del rigetto o della passione. I ricordi, scritti o ondeggianti nella memoria in attesa di una chiamata, esigono dedizione, lentezza, abbandono al fluire delle emozioni. Chi scrive ha il culto del passato. Non importa che scriva nel presente sognando un futuro. Incalcolabili sono le opportunità nelle quali non siamo stati in grado di trattenere le ore migliori. Nessuna tecnica ha saputo incistarsi nella mente umana quanto lo scrivere. Per questo ormai fa parte del nostro inconscio individuale e collettivo. Nel corso della storia, l’ha persino trasformato e ne è divenuta il suo prolungamento più duttile. Chi sa scrivere pensa sovente come se scrivesse. Nell’attesa di trovare una superficie per generare quanto andava nascendo. Nessuna tecnologia, fino a oggi, si è a tal punto incarnata in noi da riuscire a modificare chi siamo per il fatto che ce ne avvaliamo.”

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“There are authors with whom one has a personal relationship and authors with whom one does not. There are the ones who change your life and the ones who don’t. That’s just the way of it.”

Qui il testo completo del discorso di Gaiman nel 2004 alla Mythopoeic Society. Enjoy.

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Riporto l’inizio di un bellissimo, imperdibile post di Lara Manni e Giovanni Arduino.

“Buttate i manuali. I manuali di scrittura creativa. Di “narratologia” (virgolette obbligatorie). Di gente che non ha mai scritto un romanzo, di sceneggiatori che hanno sfornato due copioni nei tardi Sessanta/Settanta. Bruciateli. Affogateli nel cesso. Assicuratevi che non lo intasino. Leggete. Tutto. Di tutto. Il più possibile. Onnivori. Libri. Narrativa. Saggistica. Fumetti. Giornali. Guide turistiche. Foglietti illustrativi dello sciroppo per la tosse e dell’ansiolitico. Non importa se su rete, su carta. Su pc, su e-reader, su tablet, sulle pareti della vostra stanza da letto dove minacciosi caratteri cuneiformi compaiono ogni santo mattino come per magia (una sola domanda: ma dove accidenti vivete?). Guardate film. Serie televisive, cartoni animati compresi. Spettacoli teatrali. Giocate ai videogiochi. Impegnatevi nei giochi di ruolo, nei MMORPG, nei LARP, nel cosplay. Giocate ad acchiapparella. A nascondino. A Magic. A quello che volete. Ascoltate musica, tutta, o almeno assaggiatela, da Rob Zombie a Mozart passando attraverso Rihanna e i Ramones e J-Ax . Mangiate frutta fresca e non solo sciroppata (questa può essere una metafora, ma anche no).  Leggete ancora. Leggete di più. Siate curiosi. Sempre. Curiosi e informati: quello che gli altri non vogliono farvi sapere è esattamente quello che dovete sapere. Leggete On Writing di Stephen King. […].”

Qui potete leggerlo per intero.

On Writing è un libro che ho già letto e riletto ma al quale ritorno periodicamente. Vivamente consigliato anche a chi non abbia aspirazioni letterarie.

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Anche se con una settimana di ritardo, voglio segnalare questo bellissimo post in cui mi sono imbattuta solo oggi.

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