Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Murder House’ Category

American-Horror-Story---Stagione-1_cover_u

Sul fatto che io abbia un rapporto assolutamente sfasato con le serie TV mi sono già dilungata ampiamente in svariate occasioni. Penso che X-Files sia stata l’unica che ho visto contemporaneamente al resto del mondo. O quanto meno al resto d’Italia, visto che la vedevo in TV. Per il resto ho i miei tempi.

Avevo puntato American Horror Story già da un po’. Per essere onesti da quando ho avuto la dash di Tumblr invasa per mesi di screenshot più o meno spoilerosi dalla seconda e dalla terza stagione, ma ormai ci ho fatto il callo a dover schivare gli spoiler. Diciamo che lo vivo come un allenamento dell’attenzione selettiva.

Anyway, l’avevo puntata già da un po’ ma non ne ero così attirata da precipitarmi.

Un paio di settimane fa ho trovato la prima stagione in offerta mentre in realtà cercavo tutt’altro e niente, è stata addiction al primo episodio e l’ho divorata.

La mia intenzione è quella di non essere spoilerosa ma non garantisco. Leggete a vostro rischio.

Dodici episodi. Struttura ad ambientazione chiusa, numero di personaggi relativamente limitato e quintali di riferimenti al più celebre repertorio dei classici (e non) dell’horror.

Per la prima stagione, Murder House, l’ambientazione è quella della Casa, appunto. Una casa stregata, dal passato torbido e pieno di efferatezze e dal presente pieno di fantasmi, nella quale si trasferisce, ignara, la famiglia Harmon, a sua volta tormentata dai propri personali fantasmi di un dolore troppo recente e difficile da superare.

Ad ogni puntata si scopre un pezzo della storia della casa e si chiarisce così il ruolo dei vari personaggi che ruotano intorno alla famiglia dei nuovi proprietari.

All’inizio di ogni puntata c’è un flashback più o meno lontano nel tempo e un nuovo crimine viene raccontato, un nuovo tassello viene aggiunto al quadro completo del passato della dimora di Los Angeles.

Se forse l’impronta non cinematografica si fa leggermente sentire nel modo affrettato in cui la famiglia Harmon si abitua alle stranezze che la circondano, per il resto, il taglio è assolutamente di buon livello.

La trama è complessa ma definita. Nulla viene lasciato al caso e nulla viene lasciato in sospeso. Ogni particolare ha la sua importanza e tutto si incastra per dare origine ad un insieme tanto armonico quanto terribile.

I personaggi sono connotati bene. Forse qualche cliché ogni tanto ci scappa ma non disturba da un punto di vista empatico.

Il lato strettamente horrorifico è piuttosto soft. Quasi niente splatter – e, anche dove c’è, è parecchio leggero – niente implicazioni demoniache o eccessivamente parapsicologiche. Fantasmi vecchio stile, perlopiù.

E i riferimenti, dicevo prima. Ce ne sono tantissimi e talmente espliciti che è più che legittimo considerarli cercati con meticolosità. Ci sono richiami praticamente a tutti i film un po’ importanti della storia dell’horror recente/contemporanea e anche a qualcosetta al di fuori. Magari non strettamente horror ma comunque di stampo inquietante. Shining, Rosemary’s Baby, Le Verità Nascoste (la scena del bagno è uguale!!) E ora parliamo di Kevin, The Others, Frankenstein, Il sesto senso, Rose Red, tanto per citare i primi che mi vengono in mente.

Il gioco principale attorno al quale si sviluppa l’ambiguità della trama è quello della convivenza tra vivi e morti senza che si sappia quasi mai fin da subito chi è vivo e chi no. Il piano di interazione tra i personaggi è sempre precario. Gli equilibri fragili.

Nel cast il nome più importante è sicuramente quello di Jessica Lange, bella, regale e stronza come poche.

E poi c’è Taissa Farmiga nel ruolo di Violet. Dalla somiglianza con Vera Farmiga avevo dato per scontato che si trattasse della figlia, salvo poi scoprire che le due sono sorelle, distanti 21 anni l’una dall’altra.

Mi piace tantissimo il personaggio di Violet e mi piace il modo in cui viene interpretato.

C’è anche Zachary Quinto in un ruolo che risulta un po’ buffo se, come me, si è ancora reduci abbastanza freschi di Heroes, ma che è gli sta comunque bene addosso.

Poi. Il mio personaggio preferito è Tate. Ok. Adesso finisco il post poi vado in cucina a tirarmi dietro qualche ortaggio da sola per la deprimente banalità di questa considerazione. Banalità perché Tate è costruito apposta per piacere nonostante tutto. E deprimente perché è fatto per piacere prevalentemente ad un pubblico adolescenziale. Che ci posso fare. Così è. A me garba.

Sta arrivando uno SPOILER più grosso del chiacchiericcio che ho portato avanti finora.

Spoiler. Chi non vuole sapere non vada avanti.

Io ho avvisato eh.

Dicevo. Tate. Tate che mi piace proprio perché la sua crudeltà non è logica ma è naturale. Nel senso che è connaturata al suo essere. E pertanto è inspiegabile. Tate che non poteva non piacermi perché generalmente il mio personaggio preferito o muore o si scopre che è uno stronzo allucinante. Qui ho tutte e due le cose in un colpo solo. Che posso mai volere di più? Ecco.

Tate che è complesso proprio perché dietro non c’è niente. Che è male puro, di quello inconsapevole, inevitabile, ma che proprio per questo non ha possibilità di redenzione.

Il tono generale della serie è inquietante ma non eccessivamente. Per dire, ci sono un po’ di momenti in cui ci si caga sotto ma niente che non ti lasci dormire la notte. Man mano che ci si inoltra negli episodi la componente horrorifica diventa, in certo qual modo, una sorta di cornice e sempre più spazio viene lasciato agli eventi passati che riemergono e alle dinamiche relazionali sempre più esasperate.

Un po’ di divertito politically incorrect per quel che riguarda l’approccio al sesso. Niente di che ma ci sono due tre battute tutt’altro che scontate su uno schermo televisivo e soprattutto in una serie TV.

Abbastanza autoironia per compensare anche laddove salta fuori qualche pecca. Il fatto che il numero degli episodi sia limitato e l’ambiente chiuso è un vantaggio perché facilita l’organicità della trama e una visione d’insieme coerente.

Ultima cosa. E’ considerato spoiler se dico che il finale è soddisfacente e adatto? Non so, in ogni caso non è di quelle serie che deludono e si perdono i pezzi per strada in stile Lost.

Per quel che mi riguarda da’ dipendenza. Tecnicamente non sarà chissà che cosa ma tiene incollati.

Ora devo assolutamente trovarmi le altre stagioni.

tate-langdon---american-horror-story-187151-500-600

tumblr_lva3pnmapr1qkhqnko1_500-6135

american-horror-story-season-1-Jessica

Annunci

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: