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Archive for the ‘C. Delevingne’ Category

LOCANDINA-PAN

Pare proprio che questo povero Pan non sia piaciuto un granché. Più leggo critiche e più mi imbatto in stroncature. Qualcuno, più gentile, concede il beneficio del ‘piacerà ai ragazzi’ ma non tanto di più.

A me non è affatto dispiaciuto e, onestamente, non riesco a spiegarmi del tutto questa accoglienza. Le prime ipotesi che mi vengono in mente sono che si aspettassero tutti una nuova versione della fiaba tradizionale, al massimo con qualche aggiunta, e che il risultato sia effettivamente un po’ più per adulti che per bambini e questo slittamento del target ha creato, anche in questo caso, delusione delle aspettative.

Pan *la proprietaria del blog ignora ostentatamente il sottotitolo italiano*, come si è ormai capito, non è una nuova versione del Peter Pan che conosciamo tutti. E’, manco a dirlo, un prequel. Se proprio sottotitolo doveva essere avrebbe potuto almeno essere qualcosa del tipo Peter Pan – La genesi o qualcosa del genere.

E qui parte il coro. Non ce n’era bisogno. E fanno prequel di tutto perché adesso va di moda. E via così.

Mah. Sì. Tutte obiezioni legittime e neppure poi così infondate.

Ma.

Mi sono già dilungata diverse volte sul discorso delle rivisitazioni delle fiabe e probabilmente sto diventando una vecchia bacucca ripetitiva ma se c’è un ambito in cui tutte queste varianti, queste deviazioni di trama, questo andare avanti e indietro approfondendo i personaggi o creandone versioni alternative, ecco, se c’è un ambito in cui tutto ciò è appropriato è proprio il fiabesco.

Vero è che qui alla base non abbiamo una fiaba tradizionale dalle origini antiche ma abbiamo una storia ben definita del 1902. Ma il discorso non si sposta poi di molto. Peter Pan è una fiaba a tutti gli effetti. E anche la mia fiaba preferita, per la cronaca. E come tale è fatta per essere tramandata e per essere arricchita. E’ fatta per essere rivisitata e magari allargata.

L’idea del prequel di Pan, insomma, non mi disturba in sé, anzi. E’ un po’ il discorso che avevo anche fatto per Maleficent o per la Bella e la Bestia.

Detto ciò, qui abbiamo un Peter bambino e orfanello, che vive in un orfanotrofio di suore cattivissime degne delle pagine più cupe di Dickens, anche se proposte in tono sicuramente più leggero. E abbiamo pirati che rapiscono i bambini per portarli sull’Isola che non c’è. Siamo in piena prima guerra mondiale e la sequenza del galeone pirata che vola inseguito dagli aerei da guerra è bellissima e geniale.

I bambini sono rapiti per conto di Barbanera che li tiene a lavorare nelle miniere per cercare di estrarre polvere di fata, rarissima, dal momento che le fate sono ormai estinte.

In miniera, Peter si imbatte, tra gli altri, in un ragazzo di nome Uncino, che lo aiuta nella sua fuga. E questa è forse la variante più grossa sugli elementi tradizionali. Uncino e Peter erano amici.

Gli elementi della fiaba ci sono tutti, facilmente riconoscibili e ricollegabili ai, più noti, sviluppi successivi. C’è Spugna prima che fosse Spugna e il coccodrillo prima che si prendesse la mano e inghiottisse la sveglia. C’è Giglio Tigrato (Rooney Mara che sembra essersi abbigliata da Desigual più che in una tribù dell’isola ma che è tanto bella e quindi fa lo stesso) e il suo personaggio non si discosta poi molto dall’indiana forte e determinata che è anche dopo.

Ci sono le fate e le sirene.

E poi, sì, ok, c’è un po’ di tutto.

Perché questo Pan è anche molto pop, nel suo insieme, con virate rock e punk e con richiami che si perdono in tutte le direzioni.

Barbanera è Hugh Jackman che canta Smell Like Teen Spirit alla sua entrata in scena e ostenta atteggiamenti da palcoscenico – una sorta di Steven Tyler in abito simil-ottocentesco.

Ci sono i Ramones che precedono un’esecuzione in un’atmosfera di miscuglio anacronistico che ammicca a ben più illustri predecessori (Baz Luhrman, ovviamente, ma anche, più banalmente, Il destino di un cavaliere). E se è vero che le carrellate aeree su gigantesche miniere dalle profondità insondabili le abbiamo già viste tutte con Peter Jackson, è anche vero che Joe Wright ha mestiere, e si vede, e che l’approccio fantasy 2.0 in senso stretto è decisamente (e saggiamente) limitato.

Se devo fare un’osservazione, che non è neanche una critica, forse solo un rammarico, questo Pan è un po’ troppo serio. Un po’ troppo malinconico. Un po’ troppo adulto, appunto. Mentre i riferimenti materiali agli elementi dell’Isola ci sono tutti, a mancare del tutto è lo spirito dell’Isola. Lo spirito divertente e ingenuamente infantile che caratterizza Peter Pan.

E’ anche vero che quella è la parte che deve seguire e qui stiamo seguendo Peter nella strada che percorre per arrivare ad essere quello che è e per fare dell’Isola quella che conosciamo.

Però, sì, un po’ mi è mancata l’atmosfera dell’Isola cui ero abituata.

Visivamente bello e curato, non l’ho visto in 3D ma è tranquillamente apprezzabile anche in versione normale.

Cinematografo & Imdb.

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