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Archive for the ‘E. Atkins’ Category

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Presentato in anteprima al TFF domenica 23, con una breve introduzione di Emanuela Martini, l’ultimo lavoro di Woody Allen è sicuramente tra i nomi più importanti di tutto il festival.

Già più di un’ora prima la coda per l’ingresso in sala aveva proporzioni di tutto rispetto e lo spettacolo è andato ovviamente tutto esaurito – benché io continui a non capacitarmi di come si riesca a vedere qualcosa dalle prime file che, per quanto sia grande la sala, sono comunque sempre troppo attaccate rispetto alle proporzioni degli attuali schermi, ma vabbè, non andiamo fuori tema.

 

Siamo negli anni Venti. Stanley Crawford è un abilissimo prestigiatore, famoso in tutto il mondo sotto il nome e le sembianze del cinese Wei Ling Soo. Stanley è snob e scorbutico e nutre una profonda e radicata avversione per coloro che millantano il possesso di vere abilità paranormali. Per questa sua ostilità e per le sue impareggiabili competenze tecniche, Stanley viene contattato dall’amico Howard che ha bisogno del suo aiuto per smascherare una sedicente medium che, a quanto pare, ha completamente soggiogato con i suoi poteri una ricca famiglia residente in Costa Azzurra, i Catledge.

Stanley si sente subito stimolato dalla sfida e non resiste alla tentazione di smascherare l’ennesima ciarlatana, oltretutto, riuscendo così dove l’amico ha fallito.

Si recano dunque alla dimora dei Catledge, armati di determinazione e raziocinio, pronti a svelare trucchi e ridicolizzare inganni.

Vi trovano una vecchia signora ormai decisa a devolvere parte delle sue ricchezze a beneficio dell’attività della medium, un figlio ormai irrimediabilmente infatuato della medium stessa e la medium, Sophie Baker, accompagnata dalla madre-manager (che, manco a dirlo, è interpretata da Marcia Gay Harden – mi spiace perché è brava, ma, sinceramente, non riesco a ricordare un solo ruolo in cui non sia antipatica se non proprio odiosa) che ne gestisce l’attività.

Sophie è giovane, bella, incredibilmente ricettiva alle vibrazioni mentali e, soprattutto, incredibilmente rapida e precisa nello smascherare Stanley e le sue intenzioni, nonostante la falsa identità con cui si è presentato.

Malgrado tutti gli sforzi, i ragionamenti, la logica e le osservazioni di Stanley, Sophie sembra sempre sapere qualcosa che non dovrebbe sapere. Rivela particolari di cui non può essere venuta a conoscenza mediante semplici trucchi psicologici, capta ricordi e sprazzi di passato di Stanley, pratica sedute spiritiche dove davvero non c’è nessuno che batta fingendosi uno spettro e una candela si trova davvero a fluttuare per aria.

Stanley è sconcertato, sopraffatto, travolto dal graduale crollo della sua logica.

Magic in the Moonlight è una bella commedia nello stile classico di Allen, quello delle commedie più vecchie. A tratti richiama anche un po’ La maledizione dello scorpione di giada, e forse addirittura un po’ il più recente Scoop.

Colin Firth interpreta – in modo impeccabile come sempre – uno Stanley che sarebbe stato Allen se fossimo stati dieci anni fa. Il protagonista alleniano per eccellenza, pessimista, sfiduciato e misantropo ma, in fondo, desideroso di null’altro se non di una smentita. Di qualcosa che distrugga e faccia crollare la sua ferrea convinzione della vacuità dell’esistenza. E’ una (ennesima ma non per questo meno divertente) variazione sul tema dell’ebreo che non crede in Dio ma vorrebbe disperatamente una prova della sua esistenza.

Nel ruolo di Sophie, Emma Stone, brava, bella e, soprattutto, molto convincente.

Bellissimo il personaggio della zia Vanessa, interpretata da Eileen Atkins. Un paio di scene, in particolare, valgono da sole tutto il film, con alcuni dialoghi tra lei e Stanley/Colin che rappresentano la vera cifra della comicità di Allen.

In generale, il film è spassoso, leggero, cinico e acuto. Coinvolge e si mantiene in perfetto equilibrio fino allo svelamento finale. E se il lato sentimentale della faccenda può forse essere un po’ prevedibile, la storia resta comunque ben costruita ed articolata nei minimi dettagli. L’evoluzione del personaggio di Stanley è resa benissimo. E’ triste e comica allo stesso tempo e rappresenta, in definitiva, la chiave di lettura di tutto il film.

La magia esiste? Non esiste? La logica e il raziocinio sono sempre la scelta migliore? C’è solo quello che vediamo o sotto e intorno c’è molto di più?

Avanti e indietro. Credere e non credere. Cambi di prospettiva, equivoci e fraintendimenti in un divertente balletto tra pessimismo e ottimismo, come tanto piace a Woody.

Da vedere, anche questo. Nelle sale, se non sbaglio, uscirà tra un paio di settimane al massimo.

Cinematografo & Imdb.

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