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Archive for Mag 2017

Tratto dalla graphic novel The Coldest City scritta da Antony Johnston ed illustrata da Sam Hart.

In uscita il 17 agosto. Mi ispira tantissimo.

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Da qualche parte, nel profondo della mia coscienza, so che dovrei dire due parole sul Festival di Cannes che si è chiuso domenica invece di indulgere a disquisire di queste amene tamarrate.

A mia discolpa posso dire che su questa edizione sono malamente impreparata perché non son riuscita a seguire niente. Ho visto che c’è in giro un film di Todd Haynes con Julianne Moore e questo da solo vale diverse esternazioni di giubilo. E poi miglior regia a Sofia Coppola – che mi rende giubilante a prescindere. Però tolto questo non so un bel tubo di niente.

Ergo, nell’attesa di documentarmi, perché non vedere come se la cava il caro vecchio Jax Charlie Hunnam in giro per leggende britanniche.

E poi, dai, è pur sempre di Guy Ritchie.

Guy Ritchie che non si smentisce e, lungi dal tentare l’infelice via dell’ennesima rivisitazione seriosa e pomposa del mito di re Artù, rimane fedele al suo canone e fa quel che meglio gli riesce, sfornando una versione decisamente pop della tavola rotonda.

King Arthur – Legend of the Sword è un divertente e ben dosato minestrone di fantasy classico e meno classico – un po’ di Game of Thrones, un po’ di toni dark, ovviamente molto Peter Jackson (manco a dirlo).

Il tutto in quel registro scanzonato e ostentatamente dissonate già collaudato con i due Sherlock Holmes con Robert Downey  Jr. – e che, mi par di capire, suscita reazioni drasticamente opposte di amore/odio.

Una colonna sonora tendente al rock e i toni dei dialoghi marcatamente (auto)ironici ricordano a tratti Il destino di un cavaliere. La costruzione delle sequenze di combattimento e, in particolare, il modo in cui viene gestito il potere della spada, hanno un chiaro debito con l’universo dei videogiochi – dallo stesso Signore degli Anelli a Devil May Cry facendo tappa obbligata per God of War.

Jax Charlie Hunnam fa il suo sporco lavoro e non ci sta male nella parte perché sostanzialmente deve gestire i cavalieri ribelli un po’ come gestirebbe i Samcro in una ritorsione contro i Mayans. Non è necessariamente una critica. Solo, diciamo che non è questa la parte per vedere se Charlie sappia recitare al di fuori dei un ruolo in stile Jax (=maschio alfa tendenzialmente tamarro e idealista).

Buono tutto il cast, con Jude Law a fare il cattivo ed Eric Bana nel ruolo del vecchio re.

Non male. Molto meglio di quel che mi aspettavo.

Cinematografo & Imdb.

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Abitavano ai capi opposti di un grande caseggiato vicino al porto e tra i loro atelier c’era la soffitta, un’impersonale terra di nessuno di alti corridoi con porte di legno chiuse a chiave su entrambi i lati. A Mari piaceva passare per la soffitta, che inseriva una parentesi di necessaria neutralità tra i rispettivi territori. Poteva fermarsi nell’attraversarla ad ascoltare la pioggia sul tetto di lamiera, a guardare la città che accendeva le sue luci, o anche solo attardarsi per il gusto di farlo.
Nessuna delle due chiedeva mai all’altra: “Sei riuscita a lavorare, oggi?” Magari venti o trent’anni prima lo avevano fatto, ma col tempo avevano imparato a lasciar perdere. Ci sono spazi vuoti che vanno rispettati, periodi spesso lunghi in cui non si arriva a vedere l’insieme del disegno o a trovare le parole giuste e si ha bisogno di essere lasciati in pace.

Mari e Jonna. Due artiste. Due atelier. Un’isola e una barchetta troppo pesante per essere tirata in secco. Un’unica vita lunga quarant’anni, in mezzo al prima, al dopo, al mare.

Mari e le sue illustrazioni.
Jonna e la sua capacità di svegliarsi ogni mattina come a una nuova vita.
Mari e i garofani rossi di un burattinaio polacco che quasi non dorme.
Jonna, i western di serie B e i film di Fassbinder.
Mari e la fissa per i cimiteri.
Jonna e non dirmi cose che so già.
Mari e i suoi racconti mai finiti.
Jonna e i film con la Konica.
Mari e il senso della vita.
Jonna e le videocassette decorate.
Mari e le tempeste.
Jonna e i casi in cui una sana spietatezza è l’unica cosa giusta.
Mari e la rete di suo zio.
Jonna e gli scogli di notte.

Le serate in silenzio. I piatti sbagliati. Gli occhiali che non si trovano. Il pesce per il gatto. Le porte chiuse piano.

Mi sono imbattuta in questo libriccino sull’onda della mia attuale fissa per le edizioni Iperborea che mi sta portando a scoprire autori di cui ignoravo completamente l’esistenza.

Tove Jansson (1914-2001), finlandese, è autrice sia per adulti che per ragazzi. In Italia Salani ha pubblicato tutte le sue opere per bambini mentre i suoi romanzi si trovano tutti nel catalogo Iperborea.

Fair Play è un piccolo gioiello. Una storia che non è una storia. In parte autobiografico ma nel complesso molto di più. Mari e Jonna sono la stessa Tove  e Tuulikki Pietilä, sua compagna per quasi tutta la vita, ma al tempo stesso non lo sono, incarnando il senso profondo di qualcosa di molto più grande e molto più sfuggente. Qualcosa che si può forse intravedere nel susseguirsi di spaccati di vita, frammenti di ricordi, aneddoti e nel costante fluire di una conversazione incessante e vivissima.

Andare avanti, sempre e comunque, vivere, lavorare, amare.

Molto bella anche la postfazione di Ali Smith.

In fondo, quello che conta è questo: non stancarsi mai, non cadere nell’indifferenza, non perdere l’interesse né la propria inestimabile curiosità – sarebbe come arrendersi alla morte. E’ semplice, no?

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[Comunicazione di servizio: sparisco di nuovo ma stavolta solo per una settimana.]

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Spulcio rapidamente la critica e noto due cose.

La prima è che questo povero Ouja è piuttosto bistrattato.

La seconda è la focalizzazione sull’oggetto della tavoletta in sé, da un lato come giocattolo commercializzato dalla Hasbro e dall’altro come se fosse un mezzo medianico di particolare originalità in ambito cinematografico.

Ma andiamo con ordine.

Ok, Ouija non è chissà che cosa ma trovo che sia un onesto teen horror con tutte le carte in regola. Prevedibile? Sì. Ma come lo sono bene o male tutti quelli del filone, da Nightmare a Final Destination, per capirci. Struttura ovviamente slasher, con il classico gruppo di adolescenti che si imbatte in qualcosa di oscuro viene gradualmente decimato.

Qui il tutto prende il via dal misterioso suicidio di Debbie. Laine, la sua migliore amica, non crede che si sia tolta la vita e convince l’ex fidanzato di Debbie e  alcuni altri amici più stretti ad indagare. Quando, in camera della ragazza, Laine trova la tavoletta Ouija con cui giocavano da bambine, chiede agli amici di aiutarla a provare se c’è qualcosa di vero in quello che si dice sul parlare con gli spiriti dei defunti.

I ragazzi giocano. E ovviamente qualcosa succede davvero. Perché qualcosa è già successo a Debbie.

E liberarsi di questo qualcosa diventa impossibile.

Ripeto. Non ci sono trovate particolarmente originali ma nell’insieme il tutto regge senza voler strafare.

Se voglio proprio dirla tutta, la cosa che ho trovato più fastidiosa è stata l’aver già visto, prima di vedere questo film, il trailer del sequel, Ouija – L’origine del male, perché rivela veramente molto del finale del primo. Ergo, se siete digiuni di entrambi i film, andate con ordine e niente trailer anzitempo.

Per il discorso della tavoletta, invece, se inizialmente sono rimasta incuriosita dal fatto che fosse citato esplicitamente il credito della Hasbro (quella dei Transformers), d’altro canto non mi ha per nulla sorpresa la scelta dell’oggetto in sé per farne il fulcro di un film.

Non so. Insomma, di tavolette Ouija ce ne sono a pacchi nei film anglosassoni e non, anche non specificatamente in ambito horrorifico. E’ come dire la sfera di cristallo, anche se la sfera divinatoria ha origini medioevali mentre la tavoletta nasce solo sull’onda della moda spiritistica di metà Ottocento. La Hasbro ha rilevato i diritti del marchio nel 1991 ma il nome Ouija e il marchio ad esso legato risalgono al 1901. Anche per la tavoletta originale, prima ancora che avesse un nome, venne depositato un regolare brevetto ai fini della commercializzazione, che avvenne ufficialmente il 28 maggio del 1890.

Sicuramente da noi la diffusione della tavoletta Ouija come gioco da tavolo è pressoché nulla e magari è la ragione di tanto stupore.

Cinematografo & Imdb.

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In uscita il 25 maggio.

Quest’anno mi pare che si sia parecchio in anticipo con i film da cazzeggio estivo. Me lo vedevo meglio ad agosto o giù di lì.

Bah, immagino sia quello che ci si aspetta. Se lo tengono sul divertente può anche avere una possibilità.

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In uscita il 24 maggio.

Forse anche qui cinque film sono un tantino troppi.

Però confido che sia divertente.

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