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Archive for the ‘M. Farrow’ Category

Rosemarys-baby-Poster

La scorsa settimana, causa influenza che per un giorno mi ha resa incapace di fare qualsiasi cosa che non fosse trascinarmi dal letto al divano, sono andata a riesumare questo film che non vedevo davvero da tantissimo tempo, nonostante sia un film che amo moltissimo.

Quando Rosemary’s Baby esce nelle sale, nel 1968, siamo relativamente agli inizi di quel prolifico periodo horror che sono stati gli anni Settanta in ambito europeo come americano.

Polanski non perde l’occasione per fare una delle cose che gli riescono meglio e cioè prendere un genere tendenzialmente ben identificato e stravolgerne il canone, con il risultato che Rosemary’s Baby è un film di difficile definizione.

L’hanno chiamato horror, l’hanno chiamato thriller, l’hanno chiamato thriller psicologico. E, nonostante la mia radicata avversione per le classificazioni di genere di qualsiasi tipo, probabilmente hanno ragione tutti quanti.

Mi rendo conto, mentre cerco di parlarne che, avendolo ormai visto così tante volte, do per scontata la funzione di tutta una serie di elementi che sono invece fondamentali per dare forma all’ambiguità che è la colonna portante di tutto il film.

Ambiguità, fin da subito, nel rapporto della giovane coppia, Guy e Rosemary Woodhouse, che si trasferisce nell’appartamento dell’antico palazzo newyorkese, con le bugie di Guy e la sua allegria un po’ troppo forzata a celare una fondamentale insicurezza e insoddisfazione riguardo alla sua carriera di attore.

Ambiguità nel rapporto che si instaura con l’anziana coppia di vicini di casa, Minnie e Roman Castevet, eccentrici vecchietti molto soli, non si capisce fino a che punto consapevoli del loro essere invadenti.

Ambiguità nel modo in cui di colpo Guy si lega a loro.

Ambiguità nel modo in cui le voci sulle leggende che ruotano intorno all’antico palazzo vengono insinuate nella storia.

Fino in fondo, fino all’ultimissima scena, questa ambiguità non viene sciolta.

Rosemary è troppo educata per allontanare Minnie che si introduce a forza nella sua vita monopolizzandola ai limiti del sopportabile, ed è troppo succube del marito per fare davvero qualcosa di nascosto da lui.

Guy comincia ad avere successo come attore. Rosemary rimane incinta.

La presenza di Minnie e Roman è sempre più costante nelle loro vite e Rosemary non sta bene ed è sempre più isolata.

Comincia ad avere paura anche se non sa esattamente di cosa. Comincia a sentirsi sempre più oppressa dalla situazione in cui si trova. Comincia a perdere fiducia nelle persone che le stanno accanto.

Ma è lei ad essere paranoica o c’è davvero qualcosa di strano in Minnie e Roman? E’ lei ad essere pazza o le coincidenze non sono solo coincidenze?

E’ lei a confondere gli incubi con la realtà oppure gli incubi sono effettivamente dei ricordi?

La realtà diventa sottile, la parola “stregoneria” si fa strada gradualmente nella mente di Rosemary come nella storia stessa, con la casualità delle cose che non sono realmente importanti.

Ogni elemento, ogni tassello che si aggiunge può avere significati e interpretazioni diverse e ci si trova catapultati in uno stato di ansia e di non comprensione che rispecchia perfettamente le condizioni della povera Rosemary. Che lei sia pazza o meno, che i suoi sospetti siano fondati o meno, a dominare sono l’angoscia dell’incertezza, la paura che qualcuno voglia fare del male al bambino, il dubbio.

Con niente effetti speciali e pochissimo di realmente esplicito Rosemary’s Baby è un capolavoro assoluto di tensione che ha, in un certo senso, inaugurato un nuovo filone del genere horror, dove, anche qualora siano presenti elementi canonici, essi non sono dichiaratamente identificati come tali.

Fantastica Mia Farrow, indimenticabile con il taglio di capelli cortissimo – da metà del film in poi – che aumenta e rappresenta la sua condizione di fragilità, di vulnerabilità. Il suo sentirsi brutta, con quel taglio rispecchia la sua progressiva insicurezza nei confronti di ciò che sta vivendo.

Oscar – meritatissimo – come migliore attrice non protagonista a Ruth Gordon nei panni di Minnie

Lascio solo il link a Imdb perché su Cinematografo raccontano – peraltro male – la trama per intero con tanto di scena finale. C’è questa tendenza per cui, se sono passati un po’ di anni, si sentono tutti in diritto di parlare dei finali dei film come se fosse scontato che tutti li hanno visti. Che poi, ok, quando son molto vecchi e molto famosi può anche starci come supposizione, ma la ritengo ugualmente una cafonata.

Se riesco a rivedere a breve L’Avvocato del Diavolo, seguirà sproloquio a tema su come questo film pulluli di riferimenti e citazioni da Rosemary’s Baby.

Imdb.

Rosemarys-Baby

Rosemarys-Baby-Mia-Farrow

RB

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