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Archive for the ‘D. F. Sandberg’ Category

Aspettando di riuscire ad andare a vedere The Nun – che esce oggi nelle sale –  mi sono rivista questo secondo capitolo dedicato alla beneamata Annabelle, la bambola posseduta da un’entità demoniaca custodita in una teca del museo dei coniugi Warren.

Se le vicende che compaiono a margine di The Conjuring rientrano ancora tra quelle ispirate a fatti realmente accaduti, per i due film dedicati ad Annabelle, benché sempre appartenenti all’universo di Conjuring e prodotti – anche se non diretti – dall’ottimo James Wan, questa dicitura scompare.

In effetti non so se si sappia da dove arriva la vera Annabelle.

Comunque.

Facciamo ancora un passo indietro rispetto ai fatti raccontati nel primo Annabelle e ci imbattiamo in Samuel Mullins, rinomato fabbricante di bambole. Nella sua casa in mezzo ai campi, Mullins crea modelli unici e ricercati di bambole e conduce una vita serena con sua moglie Esther e la piccola figlioletta Bee.

Come spesso accade in questi casi, è un incidente a spezzare l’armonia e la piccola Bee viene investita da una macchina.

Dodici anni più tardi ritroviamo Samuel nella casa semi deserta, Esther relegata in una camera a seguito – dice Samuel – di un brutto incidente e di una malattia cronica e la casa pulita e preparata per accogliere Suor Charlotte e un gruppo di bambine orfane.

Sono passati tanti anni ormai dalla morte di Bee e ospitare le ragazze sembra ai coniugi Mullins una buona opportunità per ricominciare e per lasciarsi il passato finalmente alle spalle.

Le ragazze hanno tutta la casa per loro. Come da tradizione, c’è però una stanza che deve rimanere chiusa – la vecchia stanza di Bee – e che, guarda un po’, vuole essere aperta.

Janice e Linda, le più piccole del gruppo di Suor Charlotte, sono le prime a venire in contatto con le stranezze di quella stanza. In particolare Janice, la più debole a causa dei segni della polio, viene presa di mira da qualcosa che sembra il fantasma della bambina e comincia a vedere cose strane legate alla bambola che ha trovato rinchiusa nel ripostiglio della stanza.

David F. Sandberg – già regista dell’ottimo Lights Out – costruisce un buon prequel per la celebre bambola e mette insieme un horror forse un po’ più canonico rispetto al resto della famiglia Conjuring ma comunque di buon livello.

La linea evolutiva della storia è piuttosto prevedibile e gli espedienti e gli effetti orrorifici non sono originalissimi ma la tensione si crea fin da subito e si salta diverse volte sulla poltrona.

Annabelle continua a far paura. Sia lei che ciò che la infesta continuano ad essere profondamente disturbanti, in particolar modo sullo sfondo della straziante elaborazione del lutto dei coniugi Mullins.

Anthony La Paglia e Miranda Otto sono i Mullins mentre nel ruolo di Linda c’è Lulu Wilson, la bambina inquietante di Ouija – Le origini del male.

La figura di Suor Charlotte serve un po’ da collegamento trasversale con la figura della suora demoniaca di Conjuring 2 e dell’imminente The Nun – anche se l’effetto olografico delle foto è piuttosto pessimo e forse si sarebbe potuto evitare.

Buono il ricongiungimento della trama con il capitolo successivo.

Piccolo cameo di una bambola dalle fattezze della vera Annabelle verso il finale.

Cinematografo & Imdb.

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Ricordavo che questo film mi era piaciuto la prima volta che lo avevo visto ma devo dire che rivedendolo la seconda volta l’ho apprezzato anche di più.

Il che di per sé è già un punto a suo favore: fa paura anche la seconda volta. E non è una caratteristica che si incontra spesso.

Le premesse fanno leva sull’essenziale. La paura del buio. E chi è che non ha avuto paura del buio almeno un paio di volte in vita sua? Nel buio può esserci di tutto. Nel buio c’è sicuramente qualcosa.

Qualcosa che ha tormentato Rebecca quando era bambina e che l’ha fatta andare via di casa appena ha potuto. Qualcosa che lei ha scelto di dimenticare e seppellire ma che l’ha resa una giovane donna poco incline a sbilanciarsi nei legami affettivi. Qualcosa che ora sta capitando al fratellino più piccolo, che vive ancora in casa con la madre. Una casa piena di angoli bui e porte chiuse. Una madre che ha smesso di prendere le sue medicine.

Diretto da David F. Sandberg – poi regista di Annabelle 2 – Creation – evoluzione di un cortometraggio per un totale di 80 minuti a budget non limitatissimo ma neanche troppo generoso, Lights Out è un film decisamente buono che si è rivelato senz’altro al di sopra delle aspettative.

L’impostazione ammicca un po’ al tradizionale teen horror, anche se qui siamo già oltre la fascia teenager, e ci sono innumerevoli richiami a diversi altri film più o meno recenti – The Ring e Babadook, per menzionare i due titoli che principalmente riporta alla mente seppur per motivi diversi – ma questo non risulta di intralcio per lo sviluppo di una storia solida e autonoma. Semplice anche, se vogliamo, ma ben centrata ed equilibrata dall’inizio alla fine.

La suspense c’è. La sequenza iniziale – che è poi quella del trailer – è effettivamente parecchio inquietante – e la figura nel buio è ben gestita e spaventosa in tutte le sue apparizioni. La trama è coerente e, anche se non è nuova, non è banale nel suo sviluppare parallelamente i piani di realtà. La commistione tra reale, psicologico e simbolico è ben bilanciata – i fantasmi sono nel buio o sono nella mente? fa più paura la sagoma nel buio o la malattia mentale? – e la depressione minaccia di bruciare ogni legame familiare e affettivo così come la figura nel buio rappresenta un pericolo per Rebecca e il sui fratellino.

Belli i personaggi, Rebecca (Teresa Palmer) in particolare. Nei panni della madre c’è Maria Bello, anche lei molto brava.

Per chi amasse questo genere di curiosità, la casa è la stessa usata per i due Ouija ed è effettivamente piuttosto riconoscibile come struttura.

In definitiva, breve, ben gestito, poche irrazionalità, pochi cliché, poco jumpscare ma una sana tensione e un’altrettanto sana paura del buio.

Da vedere.

Cinematografo & Imdb.

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