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Archive for the ‘R. De Niro’ Category

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Credo di essere perseguitata da Edgar Ramirez. A mala pena ricordavo chi fosse per la sua parte del prete esorcista in Liberaci dal Male e adesso son riuscita a beccarmelo a tradimento in due film di seguito.

Oggi pomeriggio, in Joy, faceva la parte dell’ex-marito e amico di Jennifer Lawrence e tre giorni fa era Bodhi nel discutibile e immondo (sedicente) remake di Point Break.

Ok. Tralasciamo per favore il fatto che sono andata a vedere il remake di Point Break. Ci bestemmierò con dovizia di turpiloquio Ne parlerò più diffusamente nei prossimi giorni.

Chiusa la parentesi Edgar Ramirez.

Joy.

Regia di David O. Russell che, visti i buoni risultati degli ultimi anni, non molla la formula vincente Lawrence-Cooper-De Niro e mischia il tutto in salsa bio.

Ecco. Apro un attimo un’altra parentesi sulla questione biografica.

Joy è tratto da una storia vera ed è la vera storia di Joy Mangano.

Evidentemente però devo essermi persa qualcosa perché questo particolare non viene mai esplicitato né prima né dopo il film. Neanche un disclaimer piccolo piccolo. Boh, poi magari me lo son perso io eh, in quella terra di nessuno che è il momento in cui cominciano a scorrere i titoli di coda e la maggior parte della gente in sala viene colta dal bisogno insopprimibile di alzarsi in piedi e rimanere impalato a vestirsi proprio di fronte a te che invece i titoli di coda li guardi. Quindi, per carità, possibile che l’abbia perso io.

Però neanche all’inizio han detto niente.

E in un periodo in cui il tratto da una storia vera sembra quasi d’obbligo anche quando il legame con la realtà è discutibile, in un decennio in cui, se è vero attira di più, e quindi chissenefrega se non lo è poi così tanto, e in cui se non fai almeno un biopic non sei nessuno, ecco, l’ho trovato quanto meno strano il fatto che questo aspetto non fosse menzionato.

Ho pensato, manco a farlo apposta, a una questione di diritti o di autorizzazioni ma la vera Joy Mangano figura tra i produttori quindi direi che l’ipotesi non ha senso.

Morale. Non lo so.

Mi pare quanto meno ingiusto che solo perché non sei Steve Jobs allora la tua biografia può anche passare per una storia qualsiasi. Mah.

E comunque è una storia vera, anche se non lo dicono.

Chiusa anche la parentesi bio.

Joy ai Globes è stato venduto come commedia ma immagino per carenza di categorie, visto che di commedia ha ben poco. Non che sia un film drammatico, ma di certo non è un film leggero.

Joy fin da piccola ha la passione – e l’inclinazione – per inventare cose. Cose strane, cose a cui nessuno aveva mai pensato. Viene da una famiglia complicata della quale porta interamente il peso. Ha due matrimoni sbagliati alle spalle, il suo e quello dei suoi genitori, due figli che fatica a mantenere, un lavoro che non basta a pagare i debiti e una nonna che crede in lei oltre ogni ragionevolezza. Suo padre è in cerca di una nuova compagna, sua madre vive guardando soap opera e il suo ex marito vive nel seminterrato perché non ha altro posto dove andare. Ah sì. E c’è anche una sorellastra stronza.

Insomma, non ce n’è una che vada per il verso giusto.

E poi arriva un’idea.

E la caparbietà di portarla avanti nonostante tutto. Nonostante l’ostilità, la stupidità e la cattiveria anche di quasi tutti coloro che dovrebbero sostenerla. Nonostante le umiliazioni, i fallimenti, le ingiustizie.

Forse sembra la classica storia da sogno americano. Da tutti-ce-la-possiamo-fare e via così. E forse sì, un po’ lo è.

Però non te ne accorgi, quando guardi il film.

Perché è tutto molto ben costruito. La sceneggiatura è equilibrata, realistica e impietosa. Non vieni preso dallo slancio idealistico americano standard perché è tale lo sconforto per la situazione di Joy che non c’è veramente niente di idealistico.

Cast ottimo senza eccezioni.

La Jennifer è al suo terzo Globe e alla sua quarta nomination all’Oscar e direi che è tutto ampiamente meritato. Non è facile il suo ruolo. E’ una parte delicata e fortemente a rischio di diventare stucchevole o stereotipata ma lei la tiene su bene dall’inizio alla fine. E’ asciutta, essenziale, autoironica anche, e mai autocompiacente. Mi è piaciuta parecchio, davvero.

Cooper è bravo ma nella media, anche perché il suo ruolo non è particolarmente impegnativo. Spicca sicuramente di più Ramirez, che è un po’ la sorpresa di questo film.

Di De Niro è persin superfluo parlare. Peccato solo che il suo personaggio faccia venir voglia di prenderlo a badilate.

Nel complesso Joy è un film coinvolgente ed equilibrato. Per quel che mi riguarda, al di sopra delle aspettative create dai trailer.

Da vedere.

Cinematografo & Imdb.

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Jennifer Lawrence and Bradley Cooper in JOY.

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Ho in loop Delta Machine dei Depeche Mode e, benché sia un dato di fatto che in certi punti sono stati colpiti da un potente attacco di blues – oltre che di nostalgia per un certo minimalismo elettronico – al momento sono davvero parecchio esaltata. Non so se è l’entusiasmo del primo approccio, dovrò verificare nei prossimi giorni, ma tant’è, al momento sono decisamente soddisfatta dell’acquisto – tanto più che l’ho comprato avendo ascoltato solo Heaven.

Il lato positivo.

Se non fosse stato per l’oscar e per la conseguente permanenza nelle sale oltre i tempi consueti, l’avrei sicuramente snobbato. Non so bene perché, è un misto di fattori. Il trailer che non mi comunicava granché, B. Cooper che non è tra i miei attori preferiti e il regista, David O. Russel, che non avevo riconosciuto essere proprio quello di The Fighter. Insomma, le uniche cose che mi attiravano erano Jennifer Lawrence – che mi era piaciuta molto agli Hunger Games – e De Niro, per ovvi motivi.

Invece è stato, se non proprio una rivelazione, quanto meno una sorpresa, quello sì. Molto più di quello che mi aspettavo.

Non so come parlare della trama senza scadere nel banale – che è un po’ il problema di quando si raccontano le storie delle commedie. Lui appena dimesso da un istituto psichiatrico dopo otto mesi di detenzione, sotto farmaci, affetto da disturbo bipolare, incapace di accettare la separazione dalla moglie Nikki. Lei giovanissima vedova di un poliziotto; tenta di elaborare il lutto dandola a tutti; si nasconde dietro ad un carattere difficile.

Entrambi stanno cercando di gestire una vita sfuggita di mano, di riappropriarsi di quello che hanno perso per non voler ammettere che non si può tornare indietro.

Trama ben congegnata, dialoghi serrati, vivaci, intelligenti. Momenti spassosi e un romanticismo assolutamente ben dosato senza eccessi mielosi. Non viene calcata la mano neanche sull’aspetto patologico-psichiatrico, il che rende il tutto meno pesante – se la sbrogliano con un generico disturbo bipolare, che ci sta sempre bene e può essere attribuito un po’ a tutti, me compresa, qualche citazione di Xanax e Klonopin, ma la cosa finisce lì.

Cast davvero molto azzeccato con un Bradley Cooper che ho decisamente rivalutato e che – non ci avevo mai fatto caso – ha una mimica facciale che ricorda in modo impressionante Ralph Finnes.

Su De Niro è persino scontato dire qualcosa ed è ovviamente impeccabile nel ruolo del padre ossessivo-compulsivo.

Jennifer Lawrence. Brava. Più di quello che mi aspettavo, nonostante l’oscar. Alterna momenti di durezza, di follia a momenti di una dolcezza infinita. Cambia registro con naturalezza e rende il personaggio di Tiffany profondo e vivo in ogni sua sfumatura.

Carina l’idea della gara di ballo, anch’essa ben gestita in modo da non scadere nei cliché dei film sul ballo degli anni Ottanta-Novanta (anche se, quasi sul finale, c’è una mini citazione di Dirty Dancing che mi ha fatto sorridere).

C’è anche Julia Stiles, che non si vedeva in circolazione da un po’ e la colonna sonora è di Danny Elfman.

Cinematografo & Imdb.

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L’ho appena rivisto e più leggo le critiche e meno riesco a vedere il collegamento con Shining che tanto è stato sbandierato all’epoca dell’uscita. Non è che se in un film ci sono un padre e una prole in età scolare vuol dire che richiama Shining a prescindere. Poi, per carità, nelle recensioni cinematografiche vale rigorosamente il principio di emulazione per cui quando qualcuno comincia a tirare in ballo presunti riferimenti, si sentono tutti in dovere di riportarli perché nessuno vuol far la figura di quello che non li ha colti.

Comunque.

Traumatizzata per l’improvviso suicidio della mamma, la piccola Emily (Dakota Fanning) viene portata dal papà (De Niro), psichiatra, in una nuova casa, in campagna, nella speranza che il cambio di ambiente possa aiutare la piccola a ritrovare la serenità.

Fin dal loro arrivo, però, Emily si comporta in modo ancora più problematico per colpa di Charlie, un amico immaginario che sembra volerla usare per tormentare David, il padre.

Horror psicologico basato sul principio del ribaltamento di prospettiva,  Nascosto nel buio (2005) è ben costruito, sempre in equilibrio tra sospetto e incertezza. Ogni personaggio può essere la chiave ed ogni particolare può essere interpretato in diversi modi. Il crescendo di tensione è costante e i momenti in cui ti fa prendere un colpo sono ben inseriti, non pretestuosi e proprio per questo ancora più efficaci. Fino al colpo di scena finale che mette alla prova e rende ulteriormente evidente la solidità della struttura.

La regia di John Polson, pur valida, è senza dubbio rafforzata dall’ottima interpretazione dei due protagonisti. Di De Niro è quasi superfluo parlare e Dakota Fanning – che in questo film ha dieci anni – è, come sempre, di una bravura disarmante. Ha un’espressività e una gestualità molto più adulte della sua età che rendono affascinante e inquietante il personaggio di Emily.

C’è anche Famke Janssen – Jean Gray degli X-Men, tanto per intenderci – che non è affatto una cattiva attrice, solo finisce sempre col risultarmi antipatica per colpa della voce. E’ doppiata da Laura Boccanera – la voce di Jodie Foster – che ha un timbro e una cadenza mortalmente stucchevoli e rovinano abbastanza l’attrice e il personaggio.

Una curiosità. Nel dvd distribuito in Italia sono presenti due finali, uno per la versione cinematografica e uno alternativo, che però risultano invertiti rispetto a quello che è uscito nelle sale nel 2005. Ricordo distintamente che il finale che ho visto al cinema è quello indicato come alternativo mentre nella cosiddetta versione cinematografica del dvd c’è un finale che non avevo mai visto.

Cinematografo & Imdb.

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