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Archive for the ‘H. Ford’ Category

Ci sono film che non si dovrebbero toccare. Dovrebbero essere dichiarati patrimonio dell’umanità e basta. Per dire, io non vorrei sapere cos’ha combinato Rossella O’Hara dopo che Rhett l’ha mandata al diavolo. Domani è un altro giorno. E per quel che mi riguarda anche un altro film. E lo so che è stata fatta una miniserie sul romanzo sequel di Margaret Mitchell ma era una cosetta di scarsa risonanza e tranquillamente ignorabile.

Non so, certi finali vanno lasciati così come sono. Pretendere di andare oltre è un po’ come sbirciare dopo il vissero felici e contenti delle favole. E’ morboso.

E soprattutto è fonte quasi certa di delusioni. Perché alla fin fine lo sappiamo tutti che non vissero felici e contenti.

E allora perché andarsele a cercare?

Tutto questo per dire che sono andata a vedere questo secondo Blade Runner con non poca apprensione.

A darmi coraggio c’erano sostanzialmente i nomi di Villeneuve e di Gosling, nei quali ripongo molta fiducia.

Una fiducia che, per fortuna, è stata degnamente ripagata.

Perché questo Blade Runner 2049 non niente affatto male e non si è rivelato per nulla una delusione.

A vedere il trailer pareva una roba, manco a dirlo, molto più action. Invece Villeneuve entra perfettamente nell’ottica del film di Ridley Scott, accordandosi egregiamente al suo stile.

Le stesse atmosfere cupe, la stessa dimensione lenta di tempo sospeso.

La fotografia non vuotamente spettacolare ma densa di una solenne maestosità nei suoi colori assoluti e contrastati.

La maniacale attenzione per ogni dettaglio – ogni cosa è un richiamo, niente è stato scelto per caso o semplicemente perché ci stava bene.

Il modo discreto ma precisissimo di riprendere il filo rosso di ogni particolare, ogni più piccolo elemento.

La scelta di una trama lineare, che non perde tempo in inutili arrotolamenti e colpi di scena ma procede senza incertezze e lascia al contempo lo spazio per una buona connotazione dei personaggi.

Il tema di fondo è sempre lo stesso. Il conflitto uomo-macchina che diventa di fatto la lotta per essere umani. Lotta per sopravvivere. Lotta per l’identità. Uomo contro replicante. Replicante più umano dell’uomo stesso. Esseri più umani degli umani. E l’assolutezza dei sentimenti che fanno da catalizzatore per annullare qualsiasi relativizzazione.

L’agente K (Gosling) è un replicante che si occupa, come già il suo predecessore del 1982, di eliminare i lavori in pelle che non servono più al sistema e che tentano di vivere al di fuori di esso. Durante una missione si imbatte però in un segreto di proporzioni tali da minare le fondamenta stesse di quel sistema. Un segreto che lo precipita in un viaggio a ritroso, sulle tracce di ricordi che forse sono suoi, forse no, ma sono comunque le uniche tracce che ha. Un segreto che lo porta sulle tracce di Deckard.

Se da un lato Harrison Ford interpreta il suo personaggio invecchiato in modo assolutamente misurato e privo di autocompiacimento, d’altro canto abbiamo un Ryan Gosling perfetto per il ruolo, con una recitazione asciutta, essenziale, del tutto priva di sbavature ed intensamente espressiva.

Nel cast anche Jared Leto, nel ruolo di una sorta di leader/guru cieco dalla potente visione del futuro, e Robin Wright, sempre notevole, nei panni dell’agente capo di K.

A questo punto possiamo metterci a disquisire sulle solite annose questioni. Su quanto non si sentisse l’esigenza di questo film, su quanto si vada ormai sempre a pescare tra i vecchi successi, su come non ci siano più idee e noncisonopiùifilmdiunavolta e blablabla. Però dopo un po’ diventano tutte questioni piuttosto oziose.

Il film c’è. Ed è un buon film.

E tanto basta.

Cinematografo & Imdb.

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