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Archive for the ‘Sigur Ròs’ Category

I giorni che vorresti fermare nel tempo. Per conservarli intatti. Per poterci ritornare.

I ricordi che si imprimono dietro le palpebre, più nitidi di qualsiasi fotografia. I suoni che ti restano dentro e certe emozioni che forse non sono niente in particolare ma ti arrivano addosso senza avvisarti e sai che non se ne andranno mai del tutto.

Mi mancavano le trasferte per i concerti. Mi mancavano tante cose di tutto il rituale che comportano.

Le attese in stazione – ché su tre treni è fisicamente impossibile che siano tutti puntuali – le cartine, l’albergo da trovare, la prima perlustrazione del luogo dell’evento.

Non ero mai stata a Ferrara e sono contenta che di averla vista per la prima volta così. Non penso che avrei potuto desiderare un’atmosfera migliore per conoscere la piazza del Castello e il piccolo centro.

La coda, sedute sul marciapiede bollente anche se ormai era in ombra da un po’. Le chiacchiere di tutto e il tempo che passa persino troppo in fretta.

La corsa per arrivare al palco.

Le transenne e il palco vicinissimo.

Altra attesa e un caldo che quest’anno non avevo ancora provato, ma siamo tutti lì per un motivo e questo basta. Io e una tizia di fianco a me che ci guardiamo e giungiamo alla conclusione che probabilmente siamo tutti talmente sudati e appiccicosi da costituire un repellente naturale per le zanzare. E in effetti non mi hanno punto in tutta la sera.

Io che come al solito comincio a fotografare pezzi di palco a caso e tizi dello staff. I tizi dello staff che non finiscono più di portare e controllare strumenti perché ce n’è veramente una quantità considerevole.

Le lampadine sulle aste – tipo quelle dei microfoni.

Mezz’ora di ritardo.

Le folate d’aria che ogni tanto danno un po’ di sollievo.

I ragazzi del sito italiano che spiegano cos’hanno preparato.

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Buio. Inizio. Non c’è più caldo, non c’è più male alle gambe, non c’è più niente.

Immagini, musica, colori.

Ancora una volta una voce che arriva da un altro mondo.

Jonsi stesso all’inizio sembra non essere lì. Sembra suonare nella stessa dimensione della sua musica. Sembra lontano e rapito.

Finché stringe in mano l’archetto i suoi movimenti sono fluidi, potenti, sicuri come le note che si alzano nel cielo sempre più scuro ma quando si sposta da uno strumento all’altro tradisce una sorta di incertezza un minuscolo istante di umanissimo imbarazzo, come se fosse improvvisamente consapevole di avere un corpo e di non sapere bene cosa farsene.

Jonsi è una strana creatura.

Quello che può sembrare distacco iniziale è in realtà una concentrazione profonda, una dedizione alla perfezione di ogni singola parte.

E forse è proprio per tutta questa serietà, questa apparente imperturbabilità, che quando comincia a lanciare occhiate in giro e poi, quando finalmente sorride è veramente un momento commovente.

Ringrazia di essere lì e dice che Ferrara è proprio un bel posto dove suonare. Lo dice in inglese e, per inciso, la sua pronuncia è nettamente più comprensibile di quella del Bellamy, ma non andate subito a dirglielo.

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La prima fila ha organizzato diverse cose. Una serie di stelline luminose, di quelle che si accendono a capodanno e fanno le scintille (e continuo a non sapere come si chiamano).

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E poi, più avanti, dei palloncini che si illuminano. Ecco, è proprio sui palloncini che Jonsi comincia a sorridere. E ci guarda di più e si sporge. E ci fa urlare.

E si sente la sua voce anche quando è lontano dal microfono e, davvero, fa un effetto surreale.

E le mani che applaudono e battono il tempo fino a far male.

Io e Fede che ci abbracciamo perché abbiamo preso questi biglietti a febbraio e non sembra vero che finalmente ci siamo.

E Jonsi che a un certo punto tiene una nota per un tempo infinito. Poi tira appena il fiato un secondo e riparte.

E un tizio di una fila indietro che a un certo punto prova persino a cantare in islandese.

E la potenza incredibile di quella musica. Che non è solo l’ovvia differenza tra un cd e un live. E’ coinvolgimento. E’ orchestra. E’ atmosfera. E’ qualcosa che forse non mi aspettavo nemmeno.

Inchino finale, tutti schierati, sorridenti, quasi commossi. Pioggia di coriandoli, sempre dalle prime file. Buio. Fine.

Meraviglia che ti resta attaccata e ti accompagna in giro per le strade e le piazze stracolme di gente.

Da vedere e rivedere.

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Stasera Skunk Anansie. Per essere che ho comprato i biglietti con ostentata nonchalance, al momento sono piuttosto impaziente. Per la serie son passata dal sì-bè-giusto-perché-sono-vicino-a-casa all’omg-devo-assolutamente-farmi-una-foto-con-Skin. Cosa che sicuramente mi riuscirà, visto il mio recente successo di stalkeraggio ai danni dei Muse *prende a testate il tavolo*

Se a questo si aggiunge il fatto che venerdì arriva pure Jònsi con i suoi Sigur Ròs penso che la prossima settimana la mia emotività si metterà in mutua a tempo indeterminato.

E se oltre a tutto ciò riesco pure a convincere la rete di essere residente in Australia/Usa/Canada per riuscire a beccare il nuovo singolo dei Placebo – Loud Like Love – posso decisamente essere soddisfatta della mia settimana.

Poi. Fa caldo, che è cosa buona e giusta dato che siamo quasi ad agosto e non mi sto lamentando, non fraintendiamoci, solo che sotto effetto della calura il mio cervello tende a comportarsi come un randomizzatore di minchiate, quindi ecco a voi il prossimo capolavoro di Michael Bay.

No, ecco, scherzi a parte, è piuttosto fuori genere per essere un film di Bay. Non che il suo sia mai stato cinema d’autore, ma di solito punta sugli action più tradizionali. Va detto che già dal trailer è parecchio a rischio demenziale, ma ho fiducia nel fatto che dietro la macchina da presa c’è comunque un minimo di mestiere e davanti il cast è sufficientemente maturo da impiegare quella cosa misteriosa che si chiama ironia. Staremo a vedere.

Se stasera riesco a fare qualche foto decente (e se non vengo relegata in punti lontanissimi dal primo pogo e se non vengo arrestata per aver cercato di eliminare i Blastema) domani seguirà post.

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Aggiornamenti random del giovedì.

Stasera devo assolutamente riuscire a vedere World War Z. Dopo aver postato il trailer tempo fa, il mio tiepido entusiasmo si è decisamente rivitalizzato alla notizia che nella colonna sonora del film ci sono musiche dei Muse. E c’è stata pure la premiére londinese con tanto di Brad Pitt in posa col Bellamy (che per una volta non era il più brutto della foto visto quanto si è rovinato il caro vecchio Brad) e concertone gratuito dei tre.

Poi, vabbè,  ormai è praticamente impossibile ignorarlo perché c’è Virgin che ne parla tipo ogni mezz’ora neanche fosse il kolossal del secolo – il che mi sembra persino un po’ esagerato – ma ormai devo vederlo.

E già che si parla di Muse,  non ho ancora avuto modo di esprimere da nessuna parte la mia gioia per la scelta degli opener delle due date di Torino:

We Are The Ocean e Arcane Roots il 28 e Biffy Clyro il 29

Decisamente è andata meglio di quanto mi aspettassi. Sì, ok, se ci fossero stati i Vaccines sarebbe stato perfetto ma non pretendiamo troppo.

Sto finalmente leggendo Joyland e ritornare a King dopo un lungo periodo di astinenza è come ritornare in un posto sicuro e confortevole.

E ho finalmente per le mani Kveikur, che si è rivelato decisamente all’altezza delle aspettative. Mi sta piacendo anche di più di Valtari.

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Poi. Trailer.

In uscita il 3 luglio, il che vuol dire che probabilmente me lo perderò.

Regia (Gore Verbrinski) e produzione dei Pirati dei Caraibi. Cosa che bisogna capire come interpretare perché, per quanto i Pirati li abbia ovviamente visti tutti e abbia amato molto il Jack Sparrow del primo, sul quarto sono arrivata piuttosto stremata.

Johnny Depp ormai l’abbiamo perso e continua ad essere posseduto da Keith Richards, anche se sotto un trucco diverso.

C’è anche William Fitchner – che è cosa buona – e c’è Helena Bonham Carter anche se il suo non dovrebbe essere un ruolo centrale.

Riesumato anche Armie Hammer, tanto esaltato per il J.Edgar di Eastwood ma poi di fatto dimenticato, dal momento che da allora ha fatto solo Biancaneve.

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Kveikur

Nuovo singolo.

Sono geniali, poco da fare.

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Varie ed eventuali del giovedì.

L’enorme quantità di arretrati, di argomenti in sospeso, di cose di cui voglio parlare ma sulle quali non sono ancora riuscita a scrivere due righe.

Heroes e la mia enorme soddisfazione per come si chiude la quarta stagione.

La fiducia nel fatto che un giorno riuscirò anche a farci un post e a spiegare perché.

4400 e la possibilità di vedere finalmente quello che rai due aveva deciso non fosse importante, troncando la serie a metà della seconda stagione.

La mia incapacità stagionale di vestirmi con qualcosa di diverso da strati di magliette degli Hard Rock Café perché non sono in grado di capire che temperatura c’è fuori.

Delta Machine che mi ossessiona ma sul quale non mi decido a scrivere una recensione perché sono sicura che mi mancano dei pezzi nelle mie competenze sui Depeche.

Le foglie che appaiono sugli alberi all’improvviso.

Il vinile trasparente di B3 EP che non arriva e la commessa di Rock & Folk che non sa se uccidermi o assumermi, tanto son sempre lì.

Gli occhiali da sole che non si trovano.

L’impossibilità di recuperare un trailer da postare perché man mano che si esauriscono le produzioni 2012 il panorama delle prossime uscite si fa desolante.

Le cose fatte al momento sbagliato.

La certezza che questa sarà la miglior recensione in assoluto di Iron Man 3 anche se non ho ancora visto il film.

Il video di Panic Station dei Muse e gli Skunk Anansie a Torino a luglio.

E poi loro, con il nuovo singolo e il presentimento che quest’album sarà un altro grande amore di quest’anno.

Buon 25 aprile a tutti.

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Varie ed eventuali del mercoledì.

I Sigur Ròs sono decisamente di quelle band che danno soddisfazione.

A poco più di un anno dall’uscita di Valtari, il 18 giugno uscirà un nuovo album, Kveikur. Un album all’anno, ragazzi, ci state viziando.

Oltretutto sono decisamente rimasta folgorata dal primo singolo. Musica, video (diretto da Andrew Huang), tutto. Fantastico. Diverso dagli ultimi lavori, è vero, ma veramente bellissimo.

Come se non bastasse, questi signori hanno anche un tumblr, che gli dei li conservino. Cosa si può volere di più?

Poi. Il 16 maggio uscirà questo.

E’ vero, è l’ennesimo remake di un testo famosissimo, ma è di Baz Luhrmann  che per me rappresenta già una garanzia – i suoi film possono piacere o non piacere ma di sicuro non sono mai banali.  Protagonista è Di Caprio, che ha già ampiamente dimostrato di essere molto portato per questi ruoli forti, solitari, in qualche modo contro tutti. Decisamente tra quelli che aspetto con maggior impazienza.

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Allora, lo so che mettere una citazione dai Mumford come titolo per un video di Sigur Ròs è chiara manifestazione di disturbo dissociativo, ma, giuro che ha più senso di quel che sembra.

La mia collezione concerti 2013 si arricchisce ulteriormente del biglietto per Sigur Ròs a Ferrara il 26 luglio (oltrettutto insieme alla mia gemella di blog!! *parte lo squittio tipico del fan in modalità condivisione* :D) e la mia impazienza anche in questo caso si fa sempre più evidente. Motivo per cui vado spulciando youtube a caccia di video dello show di Milano dell’altra sera.

E poi, visto che li ho tirati in causa, come non metterci anche loro? Tanto più che sono pure il British Group dei Brit Awards 2013.

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