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Archive for the ‘B. Joon Ho’ Category

Snowpiercer-locandina

E’ uno strano miscuglio, questo Snowpiercer, sia dal punto di vista della produzione sia per quel che riguarda la realizzazione. In parte coreano, in parte americano, basato sulla graphic novel francese Le Transperceneige, è passato quasi inosservato nelle sale a causa di uno scarsissimo lancio pubblicitario – dovuto non si sa se agli ennesimi intoppi di distribuzione o al fatto che le origini non hollywoodiane doc vengono un tendenzialmente un po’ snobbate. Ed è un peccato perché il risultato di questi abbinamenti insoliti è un film decisamente buono.

L’ambito è ancora una volta quello distopico. Siamo in un mondo post glaciazione globale, dove gli unici sopravvissuti vivono a bordo di un treno che gira intorno alla Terra senza mai fermarsi. All’interno di questo treno, la scala sociale si è sviluppata in lunghezza, seguendo l’ordine dei vagoni, dalla miseria della coda alla ricchezza dei vagoni di testa. Il sistema che si è sviluppato è di tipo totalitaristico e dalla coda del treno partono moti di rivolta che puntano alla Sacra Locomotiva, il motore di tutto, la chiave del loro riscatto e dell’uguaglianza sociale. Solo che, ovviamente, niente va come deve andare.

Nonostante la tematica comune a molta produzione hollywoodiana recente, il taglio del film è diverso sotto moltissimi aspetti. Si vede chiaramente l’impronta orientale del regista. Nei dialoghi, nel modo di sviluppare la storia, nel ritmo che, pur rimanendo sempre veloce e dinamico, non ha quella frenesia più tipicamente occidentale.

Nonostante la limitatezza dell’ambientazione, gli spazi angusti dei vagoni sono sfruttati egregiamente e l’azione, lungi dall’esserne limitata, risulta chiara e ben strutturata. Il principio è un po’ quello dei quadri di un videogioco, dove ogni vagone è un livello con una nuova incognita ed un aumento di difficoltà ma le idee per ogni passaggio sono ben organizzate e sfruttano completamente le potenzialità offerte dall’ambiente circostante.

Anche il cast è, a suo modo, insolito, a partire proprio da Chris Evans nei panni del protagonista. Si scopre, dunque che, oltre a fare il bellimbusto non eccessivamente furbo nei Fantastici 4 e in Capitan America, Evans sa persino recitare. Ok, niente di particolarmente sopra le righe, ma se non altro un’interpretazione espressiva e adatta al ruolo. Poi non riesco a togliermi del tutto l’idea che un buon settanta percento di questa nuova espressività sia dovuta alla barba che gli toglie parecchio di quell’immagine da bravo ragazzo americano, ma forse sono io che ho pregiudizi nei suoi confronti. E comunque è un fatto che quella barba è persino troppo curata per essere in coda al treno ma pazienza, non esageriamo con l’attenzione ai dettagli.

Oltre ad Evans abbiamo John Hurt, distrutto e malconcio in una parte relativamente piccola ma importante. E una Tilda Swinton quasi irriconoscibile tanto è imbruttita nei panni di un personaggio odioso al di là del sopportabile. Particina – anche in questo caso minima ma importante – anche per Ed Harris.

Ritmo buono, come dicevo prima, trovate interessanti, pochi cliché di genere pur non trascurando gli elementi canonici, decisamente vale la pena vederlo. Unica perplessità sul finale, che ho trovato forse un po’ troppo facile e poco approfondito, come anche credo che non avrebbe guastato qualche spiegazione in più sul treno e sulla locomotiva.

Cinematografo & Imdb.

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