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Archive for the ‘A. Rice’ Category

Come da tradizione, il bottino di quest’anno al Salone del Libro.

E con questi

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la famiglia Nothomb è finalmente al completo, con grande giubilo mio e anche dei ragazzi dello stand di Voland Edizioni, nonché della stessa Daniela Di Sora, tutti adorabilmente entusiasti e gentili.

Poi.

Altra tappa di rito allo stand Lindau.

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Rigorosamente per la collana di cinema. Devo decidermi a stamparmi un elenco di tutti quelli che ho già perché ogni anno mi trovo sempre con qualcosa per le mani e il dubbio atroce di averlo già comprato.

Poi.

Un po’ di miscellanea.

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Sì. Mi sono di nuovo fatta fregare da Anne Rice. E quest’anno non ho neanche la scusa di essere appena stata a New Orleans. E’ che non mi puoi spiattellare Lestat in copertina così impunemente. E’ fisiologico che io lo compri. Che poi non so neanche quando lo leggerò perché ormai non riesco più a entrare in quel mondo come facevo anni fa. Però Lestat è Lestat e intanto sta lì e mi guarda dalla pila pericolante.

E ancora. Sì. Quelli in alto a sinistra sono due cofanetti con la serie completa di Lady Oscar. E’ rarissimo che mi metta a comprare cose che non siano libri al salone del libro ma, capiamoci, Lady Oscar è ancora più ineludibile di Lestat, quanto meno per una questione di anzianità. E poi, a rigore, non l’ho neanche comprato, visto che è stato un regalo di compleanno anticipato. 😛

E questo penso che lo divorerò senza indugio alcuno perché lì dentro mi ci ritrovo ancora che è un piacere.

E se comincio ancora una frase con e penso che si materializzerà qui il mio vecchio prof. di italiano del liceo per uccidermi.

Nuovo libro di Benni, fresco fresco di uscita. Anche quest’anno c’era lui lì al salone per presentazione e firme ma non sono riuscita ad andare.

Sono estremamente soddisfatta di aver trovato il libro di Costa, che era un po’ che lo cercavo e non riuscivo a procurarmelo. E provo un moto di sconclusionato orgoglio per Un tram che si chiama desiderio. Che non ha nessun senso, lo so, ma ho un rapporto viscerale con questa piéce e mi causa picchi emotivi incontrollati.

Finale con Paolo Barbieri, che è sempre cosa buona e giusta.

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Sto praticamente morendo sulle Fiabe Immortali. Adoro.

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Riemergo.

Giusto in tempo per devolvere gli ultimi soldi residui al Salone.

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Ok, lo so, sono ricascata su Anne Rice dopo averla evitata per anni in seguito al deragliamento delle Vampire Chronicles in direzioni di dubbia pertinenza vampiresca e dopo la sua svolta pseudo-mistica e pseudo-cattolica che ha tragicamente influenzato la sua creatività. Come attenuante posso dire che sono reduce, tra le altre cose, da un giro a New Orleans (con ovvia tappa di fronte all’ex dimora Rice) e da una profonda immersione nei luoghi di Louis e Lestat, il che mi ha lasciato addosso una grande nostalgia dal momento che, come probabilmente avrò già esternato più volte, ho vissuto una consistente parte della mia adolescenza in quella precisa parte di universo letterario.

Non mi sono azzardata a riavventurarmi proprio nelle Cronache e, non avendo nessuna voglia di imbarcarmi nella Trilogia dei Sensi, ho ripiegato su questo Angel del quale, in effetti, so ben poco. In realtà, da una prima occhiata ho già beccato alcune cose che mi hanno fatto storcere il naso e non escludo di uscirne delusa e brontolante ma tant’è, ai raptus non c’è rimedio.

Il libriccino piccolo e bianco del quale non si legge quasi il titolo invece è l’ultimo di Benni, Pantera, e il caso ha voluto che, pur senza aver avuto il tempo di consultare il calendario degli ospiti, sia capitata al Salone giusto in tempo per la sua presentazione. Tempo di finire il libro e mi dilungherò anche sull’evento.

Ultima cosa. Ma da quand’è che Vassalli pubblica con Rizzoli? Boh, poi magari sono io che come al solito mi son persa qualcosa ma sono rimasta piuttosto perplessa.

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Ho trascorso una consistente parte della mia adolescenza cercando di trasformarmi in Lestat de Lioncourt e vivendo letteralmente all’interno delle Vampire Chronicles di Ann Rice. Ne deriva che sull’argomento vampiri sono piuttosto suscettibile. Diciamo che da quando sono uscita dalla fase non mi sono più avvicinata all’argomento, mantenendo intatta l’idealizzazione di tutta una serie di connotazioni. Per dire, ho saltato a piè pari tutti i vari Twilight e derivati e proprio non ce la posso fare a pensare di avvicinarmici.

Posto questo, La Progenie non ha niente a che vedere con la nuova ondata di vampire-harmony.

Un po’ horror, un po’ thriller, ha un approccio quasi kingiano all’argomento. Ritmo serrato, molto cinematografico – come d’altronde era logico aspettarsi visti gli autori –, pesca nel classico Dracula lo rielabora in versione virale-epidemiologica (con una discreta dose di splatter) e lo catapulta nello scenario da catastrofe per eccellenza, Manhattan.

E’ un libro che prende. Azione pura. Storia pura.

E’ il primo di una trilogia; segue La caduta e giusto oggi ho comprato il terzo volume Notte eterna, uscito da poco.

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