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Archive for the ‘Atlas’ Category

Trionfo di Paul Dano, dunque, per questa edizione del TFF. C’è chi immancabilmente brontola perché è una produzione statunitense con gli attoroni famosi e puzza inevitabilmente di mainstream. Personalmente mi limito ad essere contenta perché è un gran bel film e perché, una volta tanto, sono riuscita a vedere il film premiato.

Tra gli altri premi, miglior attore ex aequo a Jakob Cedergen di The Guilty, di cui parlavo l’altro giorno, e a Rainer Bock per Atlas di cui parlo adesso.

Diretto da David Nawrath, Germania.

Walter lavora come traslocatore per una ditta di recupero crediti legata alla malavita. Si occupa di svuotare appartamenti che poi vengono rivenduti per riciclare denaro sporco.

Poi, un giorno, si trovano a bussare alla porta dell’ennesimo appartamento da sgombrare e cominciano i problemi.

Problemi perché i proprietari – una giovane coppia con un figlio piccolo – non vogliono andarsene.

Problemi perché in ditta è arrivato un nuovo elemento, figlio di uno dei malavitosi che tirano le fila, violento e irascibile.

Problemi perché improvvisamente per Walter tutto cambia.

Un noir dai toni cupi e violenti, dalle luci fredde e spietate. Una storia cruda e – inaspettatamente – dolcissima al tempo stesso, caratterizzata dal forte contrasto tra le azioni di Walter e le motivazioni che lo spingono ad agire.

Bravissimo Bock, intensamente espressivo nella sua imperturbabilità.

Molto contenta che sia stato premiato.

E a Temporada è andato il premio per la miglior attrice a Grace Passo.

Regia di Andrè Novais Oliveira, Brasile.

Una storia senza una storia, in realtà.

La telecamera segue la quotidianità di Juliana, impiegata comunale alle prese con le operazioni di sensibilizzazione per la prevenzione della diffusione della febbre Dengue.

Non succede niente di eclatante eppure non è né lento né noioso.

Perché gradualmente ci si appassiona alla quotidianità di Juliana. Che non è niente di eccezionale, è solo una vita come tante, con le sue felicità e le sue catastrofi. Un quadro di movimento relativo, autosufficiente e chiuso in se stesso eppure perfettamente funzionante.

Lei è davvero molto brava.

La regia è asciutta, misurata, molto reale, di quella realtà che crea vicinanza, che ti prende per mano e ti fa sentire a casa.

Bellissima la decadenza di alcune ambientazioni.

Catharsys or the Afina Tales of the Lost World.

Sezione after Hours, anche se non mi spiego ancora bene perché. L’avrei visto forse meglio in Festa Mobile, ma è ancora da capire.

Regia di Yassine Marco Marroccu, produzione italo-marocchina.

Siamo in un futuro non troppo lontano. L’acqua è finita e un potente e carismatico presentatore radiofonico prende dalla strada un uomo apparentemente qualsiasi per portarlo in radio a raccontare al mondo la sua vita e la su storia.

Costui è Jamal Afina, una contraddizione vivente, dal momento che il suo nome significa Bello Brutto.

E Afina racconta, incalzato dalle domande del presentatore, e attraverso il suo racconto ripercorriamo la storia di un mondo oppresso e sprofondato nella sete, nella miseria e nella sottomissione.

Idea interessante e realizzazione buona per, diciamo, tre quarti.

Perché visivamente è notevole, con scenari alla Mad Max e un universo steampunk ricco di dettagli intriganti. Ha una colonna sonora molto coinvolgente e montata benissimo. Il presentatore-guru è un personaggio che sembra uscito dritto da un romanzo di Garcia Marquez ed è effettivamente molto di impatto.

Tutto bene fin oltre la metà, quando si capisce perfettamente dove voglia andare a parare ma, lungi dall’andarci davvero, la tira per le lunghe in modo decisamente eccessivo e si perde un tantino. Cala la tensione e sciupa alcuni dei buoni spunti che si erano disseminati nella fase precedente.

In definitiva, mi è un po’ pesato per questo discorso del finale ma rimane comunque pieno di idee interessanti su diversi piani.

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