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Archive for the ‘D. Demetrio’ Category

” Scrivere dà forma e consistenza a qualunque cosa, a chi scrive prima di tutto. Conferisce un aspetto, assegna un nome diverso a chi ce l’ha già. Quello antico, a chi l’avesse scordato o perduto; un altro nuovo di zecca a chi volesse cambiare vita. Estrae il lembo di un pensiero sensato da un’idea confusa, mentre in un concetto troppo sicuro di sé insinua qualche dubbio. La scrittura ha molte cose da dirci, più di quante comunemente si creda. Può accadere che non ce ne abbiano spiegato i benefici, a tempo debito. Per nostra fortuna, se questa passione sarà riuscita a non farsi intimorire da tutto ciò che impedisce di assecondarla, molte saranno le occasioni successive per incontrarla nuovamente. Per rispondere a un richiamo del quale resta sempre incerta la provenienza. Sarà capace di aiutarci a scacciare le insicurezza che sui banchi ci coglievano, nel mentre ce l’insegnavano malamente. Non ad amarla. Una infinità di potenziali scrittori, non appena ne ebbero la possibilità, l’abbandonarono con un sospiro di sollievo. Torturati da compiti tediosi, che mortificavano ogni slancio sul nascere. Ma, al di là delle afflizioni scolastiche, c’è qualcosa di ben più radicale che allontana dalla scrittura personale o a essa ci lega. Chi respinge il ricordo, chi è adoratore dell’istante, chi non sa cosa sia la coscienza, non può apprezzarla. Chi vuole ricordare, chi aborre il minuto, chi coltiva il pensiero, invece la cerca. Qui si nasconde il motivo profondo del rigetto o della passione. I ricordi, scritti o ondeggianti nella memoria in attesa di una chiamata, esigono dedizione, lentezza, abbandono al fluire delle emozioni. Chi scrive ha il culto del passato. Non importa che scriva nel presente sognando un futuro. Incalcolabili sono le opportunità nelle quali non siamo stati in grado di trattenere le ore migliori. Nessuna tecnica ha saputo incistarsi nella mente umana quanto lo scrivere. Per questo ormai fa parte del nostro inconscio individuale e collettivo. Nel corso della storia, l’ha persino trasformato e ne è divenuta il suo prolungamento più duttile. Chi sa scrivere pensa sovente come se scrivesse. Nell’attesa di trovare una superficie per generare quanto andava nascendo. Nessuna tecnologia, fino a oggi, si è a tal punto incarnata in noi da riuscire a modificare chi siamo per il fatto che ce ne avvaliamo.”

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