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Archive for the ‘Sottomissione volontaria’ Category

Sicuramente mi sarà già capitato di dirlo, ogni tanto compro libri a caso. Non perché non sappia cosa comprare ma per uscire dai miei schemi mentali di scelta. Per farmi delle sorprese, per così dire.

Tralasciando l’aspetto patologico che forse potrebbe vagamente scorgersi in questa cosa, il risultato è che a volte mi va di culo e mi imbatto in cose meravigliose di cui non sospettavo l’esistenza (più spesso di quanto si possa pensare, in verità), altre volte mi becco delle colossali fregature.

Sottomissione volontaria (2015 edizione originale, 2016 edizione italiana e/o) appartiene decisamente alla seconda categoria.

Ora, siam solo a febbraio e non vorrei sbilanciarmi, ma è di sicuro un ottimo candidato a peggior libro dell’anno – ormai sono in modalità Oscar e ragiono solo in termini di premiazioni, siate pazienti.

Non mi è piaciuto. Neanche un po’.

Non l’ho neanche detestato, questo va detto, ma forse, per certi versi sarebbe stato meglio.

Non so neanche da che parte cominciare ad elencare le cose che non vanno.

Ester Nilsson è una scrittrice, critica, saggista. I libri, la scrittura e la cultura sono la sua vita. Ha un compagno con cui spartisce un’esistenza quieta e appagante. Finché, per lavoro, non ha l’occasione di conoscere Hugo Rask, grande artista di cui è fervente studiosa e ammiratrice e di cui ci mette tipo dieci secondi ad innamorarsi perdutamente. Manco a dirlo, non ricambiata.

Uno sguardo, una parola di troppo e ha inizio quella che sembra una relazione ma in realtà si rivela fin da subito un precipitoso vortice discendente di ossessione spacciata per amore.

Ester manda all’aria la sua vita in un crescendo di menzogne auto-inflitte e umiliazioni.

Un spostamento parossistico del limite di tolleranza e autogiustificazione.

Quanto si è disposti a scendere in basso per ottenere quello che si è deciso di etichettare come amore?

Per carità, di spunti la storia ne offre a bizzeffe. Peccato che il risultato sia quanto meno mediocre.

Di sicuro non ha aiutato il mio giudizio il fatto che, da subito, non ho provato alcuna empatia per la protagonista ma anzi l’ho trovata quasi sempre fastidiosamente stupida. L’incarnazione del cliché femminile della donna che si annulla ‘per amore’ (le virgolette sono d’obbligo per quanto ne detesti l’impiego). Poi, per carità, io mal sopporto in generale personaggi succubi e co-dipendenti, e anche questo non aiuta.

Inizialmente, oltretutto, trovavo la scrittura troppo rigida e scolastica (dovrei approfondire questo aspetto in relazione alle traduzioni dalle lingue nordiche ma ora non voglio andare fuori tema). Andando avanti si scioglie un po’ e alcune buone riflessioni si trovano anche. Peccato che siano sempre annegate in un accumularsi compulsivo di ostentazione (più o meno vuota) di dialettica fine a se stessa. Un parlarsi addosso, un vacuo filosofeggiare, un arenarsi in noiosi quanto snobistici intellettualismi.

Il tutto sempre per girare intorno all’idiozia della protagonista.

A tratti si insinua una certa sovrapposizione della voce narrante (non so abbastanza dell’autrice per sbilanciarmi oltre nell’ipotesi di transfer) e della protagonista che, manco a dirlo, risulta ulteriormente fastidiosa.

Entrambi i personaggi, sia Ester che Hugo, sono due cliché. Banali, vuoti, noiosi.

Ok, non è scritto tecnicamente male. Non è orrendo senza possibilità di appello. Ma è inutile e banale.

Bocciato.

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