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Archive for the ‘Depeche Mode’ Category

E con questo, aspettando Dave Gahan e soci domani sera al Palalpitour qui a Torino, il blog va in vacanza per un po’.

Buone feste a tutti, qualunque cosa festeggiate.

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Fresco fresco di oggi, il primo singolo del nuovo album, Spirit, in uscita il 17 marzo.

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Varie ed eventuali del giovedì.

L’enorme quantità di arretrati, di argomenti in sospeso, di cose di cui voglio parlare ma sulle quali non sono ancora riuscita a scrivere due righe.

Heroes e la mia enorme soddisfazione per come si chiude la quarta stagione.

La fiducia nel fatto che un giorno riuscirò anche a farci un post e a spiegare perché.

4400 e la possibilità di vedere finalmente quello che rai due aveva deciso non fosse importante, troncando la serie a metà della seconda stagione.

La mia incapacità stagionale di vestirmi con qualcosa di diverso da strati di magliette degli Hard Rock Café perché non sono in grado di capire che temperatura c’è fuori.

Delta Machine che mi ossessiona ma sul quale non mi decido a scrivere una recensione perché sono sicura che mi mancano dei pezzi nelle mie competenze sui Depeche.

Le foglie che appaiono sugli alberi all’improvviso.

Il vinile trasparente di B3 EP che non arriva e la commessa di Rock & Folk che non sa se uccidermi o assumermi, tanto son sempre lì.

Gli occhiali da sole che non si trovano.

L’impossibilità di recuperare un trailer da postare perché man mano che si esauriscono le produzioni 2012 il panorama delle prossime uscite si fa desolante.

Le cose fatte al momento sbagliato.

La certezza che questa sarà la miglior recensione in assoluto di Iron Man 3 anche se non ho ancora visto il film.

Il video di Panic Station dei Muse e gli Skunk Anansie a Torino a luglio.

E poi loro, con il nuovo singolo e il presentimento che quest’album sarà un altro grande amore di quest’anno.

Buon 25 aprile a tutti.

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Continua il mio idillio con quest’album.

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Ho in loop Delta Machine dei Depeche Mode e, benché sia un dato di fatto che in certi punti sono stati colpiti da un potente attacco di blues – oltre che di nostalgia per un certo minimalismo elettronico – al momento sono davvero parecchio esaltata. Non so se è l’entusiasmo del primo approccio, dovrò verificare nei prossimi giorni, ma tant’è, al momento sono decisamente soddisfatta dell’acquisto – tanto più che l’ho comprato avendo ascoltato solo Heaven.

Il lato positivo.

Se non fosse stato per l’oscar e per la conseguente permanenza nelle sale oltre i tempi consueti, l’avrei sicuramente snobbato. Non so bene perché, è un misto di fattori. Il trailer che non mi comunicava granché, B. Cooper che non è tra i miei attori preferiti e il regista, David O. Russel, che non avevo riconosciuto essere proprio quello di The Fighter. Insomma, le uniche cose che mi attiravano erano Jennifer Lawrence – che mi era piaciuta molto agli Hunger Games – e De Niro, per ovvi motivi.

Invece è stato, se non proprio una rivelazione, quanto meno una sorpresa, quello sì. Molto più di quello che mi aspettavo.

Non so come parlare della trama senza scadere nel banale – che è un po’ il problema di quando si raccontano le storie delle commedie. Lui appena dimesso da un istituto psichiatrico dopo otto mesi di detenzione, sotto farmaci, affetto da disturbo bipolare, incapace di accettare la separazione dalla moglie Nikki. Lei giovanissima vedova di un poliziotto; tenta di elaborare il lutto dandola a tutti; si nasconde dietro ad un carattere difficile.

Entrambi stanno cercando di gestire una vita sfuggita di mano, di riappropriarsi di quello che hanno perso per non voler ammettere che non si può tornare indietro.

Trama ben congegnata, dialoghi serrati, vivaci, intelligenti. Momenti spassosi e un romanticismo assolutamente ben dosato senza eccessi mielosi. Non viene calcata la mano neanche sull’aspetto patologico-psichiatrico, il che rende il tutto meno pesante – se la sbrogliano con un generico disturbo bipolare, che ci sta sempre bene e può essere attribuito un po’ a tutti, me compresa, qualche citazione di Xanax e Klonopin, ma la cosa finisce lì.

Cast davvero molto azzeccato con un Bradley Cooper che ho decisamente rivalutato e che – non ci avevo mai fatto caso – ha una mimica facciale che ricorda in modo impressionante Ralph Finnes.

Su De Niro è persino scontato dire qualcosa ed è ovviamente impeccabile nel ruolo del padre ossessivo-compulsivo.

Jennifer Lawrence. Brava. Più di quello che mi aspettavo, nonostante l’oscar. Alterna momenti di durezza, di follia a momenti di una dolcezza infinita. Cambia registro con naturalezza e rende il personaggio di Tiffany profondo e vivo in ogni sua sfumatura.

Carina l’idea della gara di ballo, anch’essa ben gestita in modo da non scadere nei cliché dei film sul ballo degli anni Ottanta-Novanta (anche se, quasi sul finale, c’è una mini citazione di Dirty Dancing che mi ha fatto sorridere).

C’è anche Julia Stiles, che non si vedeva in circolazione da un po’ e la colonna sonora è di Danny Elfman.

Cinematografo & Imdb.

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