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Archive for the ‘1981’ Category

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E con questo sparisco di nuovo per un po’.

Stavolta presumo fin verso metà settembre o giù di lì.

Buona estate a tutti 🙂

 

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è che i romanzi, i film, i programmi della Tv o della radio – persino i fumetti – che si occupano di horror si svolgono sempre su due livelli.

Alla superficie c’è il livello grossolano – quando Regan vomita in faccia al prete o si masturba con un crocifisso in L’esorcista, o quando il mostro scorticato e simile a un ammasso di carne cruda del film Profezia di John Frankenheimer sgranocchia la testa del pilota d’elicottero come fosse un dolcetto. Il grossolano può esser fatto con vari gradi di finezza artistica però c’è sempre.

Ma su un altro livello, ben più potente, l’orrore davvero diventa una danza, una ricerca continua, ritmica. Ed è alla caccia del luogo dove tu, lettore o spettatore, vivi al tuo livello più primitivo. All’orrore non interessano i prodotti della civiltà, nelle nostre vite. Non si muove attraverso quelle stanze che ci siamo costruiti un pezzo alla volta, e nelle quali ogni pezzo esprime (lo speriamo!) la nostra personalità socialmente accettabile ed educatamente illuminata. E’ invece alla ricerca di un altro luogo, una stanza che può a volte somigliare al segreto covo di un gentleman vittoriano, o alla stanza delle torture dell’Inquisizione spagnola…ma più spesso è lo scarno, brutale, disadorno buco di un cavernicolo dell’età della pietra.

L’orrore è arte? Su questo secondo livello, sì, non può essere altro; raggiunge lo status di arte semplicemente perché è in cerca di qualcosa che sta oltre l’arte, che fa dell’arte una preda; è in cerca di ciò che chiamerei punti pressione fobica. Il buon racconto di orrore danzerà fino al centro della tua vita e troverà quella porta della stanza segreta di cui solo tu credevi di conoscere l’esistenza: come hanno fatto notare sia Albert Camus sia Billy Joel, lo Straniero ci rende nervosi…ma ci piace indossare la sua faccia in segreto.

Sono i ragni a spaventarti? Bene. Abbiamo i ragni, come in Tarantola, Radiazione BX distruzione uomo e Il regno dei ragni. E i tobpi? Nell’omonimo romanzo di James Herbert, li puoi sentire arrampicarsi su di te… E mangiarti vivo. I serpenti? Claustrofobia? Le altezze? O…qualsiasi cosa.

Poiché i libri e i film sono mezzi di comunicazione di massa, il campo dell’horror è stato spesso capace negli ultimi trent’anni di fare ancora meglio di queste paure personali. In questo periodo (e in minor grado nei settant’anni precedenti) il genere horror è spesso riuscito a trovare dei punti di pressione fobica nazionale, e i libri e i film che hanno avuto maggior successo hanno quasi sempre chiamato in causa ed espresso paure che esistono in un vario spettro di persone. Tali paure, spesso politiche, economiche e psicologiche piuttosto che soprannaturali, danno alle migliori opere dell’orrore un appagante senso allegorico, ed è quel tipo di allegoria con la quale i registi vanno a nozze. Forse perché sanno che se le cose cominciano a diventare noiose, possono sempre far uscire il mostro dal buio.

Stephen King, Danse Macabre, 1981

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