Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Trasposizioni’ Category

In uscita il 21 marzo.

Sembra parecchio interessante.

Tratto da un racconto dello scrittore svedese John Ajvide Lindqvist, autore anche di Lasciami entrare, da cui è stato tratto il film omonimo.

Annunci

Read Full Post »

In uscita il 6 marzo.

Probabilmente sarà sempre la solita storia ma mi incuriosisce comunque.

Read Full Post »

Notte degli Oscar, dunque.

Sul red carpet sembra che non si aspetti altro che vedere l’outfit di Lady Gaga e il buon Gianni Canova si presta come sempre al teatrino di Castelnuovo con signorile impassibilità.

Detto ciò, prima di entrare nel vivo ce ne va ancora parecchio e tra una sorsata di caffè e l’altra direi di ingannare l’attesa con l’ultimo film candidato che sono riuscita a vedere, uscito nelle sale giusto giovedì.

Tratto da una storia vera Can You Ever Forgive Me – titolo originale, manco a dirlo, enormemente più sensato/interessante/adatto rispetto alla versione italiana – è anche passato al Torino Film Festival di quest’anno, senza peraltro che me ne accorgessi, per ragioni che restano ancora da chiarire.

Tratto, più nello specifico, dal libro omonimo di Lee Isralel, che racconta la sua storia e di come si sia trovata a diventare una falsaria ricercata dall’FBI.

Lee è una scrittrice in decadenza. Il suoi successi occasionali sono ormai dimenticati, la sua agente non la fa lavorare, il progetto per il suo nuovo romanzo non interessa a nessuno.

Lee è sola. E’, come dice lei stessa, una persona che ama più i gatti delle persone. Lee beve forte e ha il classico carattere di merda.

Lee si trova disoccupata e senza soldi. Prova a vendere vecchi libri ma nessuno sembra interessato neanche a quelli.

Poi succedono due cose.

In un pub incontra Jack, una vecchia conoscenza dei tempi della giovinezza, e in un libro, mentre fa ricerche in biblioteca per il suo presunto prossimo lavoro, trova tra le pagine una lettera autentica di Fanny Brice.

Lee vende la lettera e la cosa rende bene. Al punto che la tentazione di ripetere l’esperienza è forte.

Lee comincia così a falsificare lettere di autori famosi e a venderle in giro a svariati collezionisti.

L’unico a sapere della sua attività è Jack, che nel frattempo, da compagno di bevute è anche diventato qualcosa di molto simile ad un amico.

Ma ovviamente tutto questo non può durare per sempre.

Copia Originale è un film delicato, divertente, commuovente e incredibilmente poetico. E’ una storia di solitudine e di redenzione. E’ una storia vera, umanissima e toccante.

La trama centrale è quella dei falsi, certo, ma il cuore vivo e pulsante della vicenda è la storia di Lee e Jack. Di queste due roccaforti di solitudine inespugnabili eppure vulnerabilissime. Di queste due bolle di vita sole contro tutti, anche contro la vita stessa, che per una frazione di tempo si incontrano e spezzano per un po’ l’uno le barriere dell’altra.

Regia di Marielle Heller, con una Melissa McCarthy e un Richard E. Grant in stato di grazia che regalano due interpretazioni misuratissime, intense e assolutamente meritevoli delle due nominations come attrice protagonista e non protagonista.

Candidatura anche per sceneggiatura non originale.

Per la cronaca, il libro di Lee Israel non è stato tradotto in italiano e in versione originale si trova agevolmente in ebook e un po’ meno agevolmente in cartaceo – la versione in copertina rigida ha prezzi esorbitanti.

Cinematografo & Imdb.

Read Full Post »

In uscita il 21 febbraio, giusto in tempo, prima della cerimonia.

Due nominations, miglior attrice protagonista e miglior attore non protagonista.

Titolo inglese, manco a dirlo, molto più interessante: Can You Ever Forgive Me?

Read Full Post »

Basato sulla ricostruzione fornita dalla biografia di John Guy, My Heart is My Own: the Life of Mary Queen of Scots, per la regia di Josie Rourke – prevalentemente regista teatrale – Maria Regina di Scozia mette in scena l’ennesima variazione sul tema della rivalità tra le due grandi regine anglosassoni.

Maria Stuart, cattolica, erede al trono di Scozia ed erede anche a quello di Inghilterra, e Elizabetta I, regina di Inghilterra, protestante.

Cugine. Legate da sangue e da vincoli di potere.

E il potere è al centro di tutto.

Il potere di una sovrana sul suo popolo. Il potere che si confronta contro un altro potere analogo, cercando di stabilirne i confini. Il potere di un mondo maschile che si trova a fare i conti con due regine che non si limitano ad essere mera immagine del loro ruolo in attesa di sfornare un erede maschio, ma scelgono di essere realmente incarnazione della loro sovranità.

La scelta di Elisabetta di essere un uomo. Non sposarsi, non avere eredi. Per stroncare a monte il dubbio sulle reali intenzioni di chiunque volesse avvicinarla.

La scelta di Maria di essere donna anche dove Elisabetta non può, con una maternità che è – ovviamente – prima di tutto politica. La scelta di non cedere al coro di voci maschili che cerca di indirizzare le sue scelte.

Ok, forse la visione di queste due regine dure e pure a lottare contro un contesto storico avverso e un mondo fatto di uomini è un filo troppo idealizzata.

Resta il fatto che, a compensare tutto, ci sono le interpretazioni di Margot Robbie e Saoirse Ronan che restituiscono due ruoli perfetti e di enorme intensità.

Avrei pensato a qualche nominations per loro ma alla fine qui abbiamo solo migliori costumi e miglior trucco e acconciatura. Meritate, certo, anche se devo ammettere che Margot Robbie in alcune scene sembrava precisa la Regina di Cuori nella versione di Tim Burton. Quasi mi aspettavo che cominciasse a gridare di tagliare qualche testa.

Detto ciò, nel resto maschile del cast, ruoli anche per David Tennant e Guy Pearce.

Un bel film storico di impostazione classica, curato in ogni minimo dettaglio e dal ritmo coinvolgente.

Cinematografo & Imdb.

Read Full Post »

Ispirato ad una curiosa vicenda di cronaca e basato principalmente sulla ricostruzione che di questa vicenda fornì un articolo di David Grann apparso sul New Yorker del 27 gennaio 2003, Old Man and the Gun pare proprio che sarà l’ultimo film di Robert Redford.

E, tutto sommato, direi che come conclusione non è male.

Forrest Tucker è un distinto gentiluomo di una certa età, dai modi cortesi e dall’aspetto impeccabile.

La sua attività consiste nel presentarsi in una banca e chiedere gentilmente alla cassiera, o a chi per lei, di riempire di soldi una borsa semplicemente limitandosi a puntualizzare di essere in possesso di una pistola.

Il tutto con molta calma, pacatezza e assoluta cortesia.

Altra attività di Forrest consiste nell’evadere dal carcere – o da qualsivoglia struttura in cui qualcuno provi a rinchiuderlo – per un totale di almeno 18 evasioni accertate – e riuscite.

Un inizio forse un po’ lento – con l’incontro casuale di Forrest e Jewel (una strepitosa Sissy Spacek), in cui il corteggiamento tra i due appare forse un po’ scontato e si trascina un po’ troppo per le lunghe – lascia gradualmente il posto ad un ritmo più dinamico man mano che si entra nel vivo della storia.

A dare la caccia Tucker c’è un ottimo Casey Affleck nei panni dell’investigatore John Hunt, che comincia a tracciare collegamenti tra una lunga serie di rapine che presentano forti analogie in tutti gli Stati Uniti.

Ne viene fuori una storia poliziesca dal sapore d’altri tempi, retrò e garbata come il protagonista stesso.

Redford è molto Redford. E’ inconfondibilmente se stesso ma la cosa non disturba più di tanto perché risulta comunque molto centrato sul personaggio. Nomination per lui ai Globe in categoria commedia/film musicale.

Lowery mantiene una regia pulita e una narrazione lineare e mette insieme un film leggero e gradevole.

Cinematografo & Imdb.

Read Full Post »

E qui andiamo decisamente fuori ambito Oscar.

A meno che non si becchi qualche nominations per gli effetti speciali.

In uscita il 1 gennaio.

La regia di James Wan mi lascia sperare per il meglio.

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: