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Archive for the ‘J. Solanas’ Category

upside

Se non altro sono molto soddisfatta di quanto sia adatta la citazione che ho preso per il titolo. Mi è venuta in mente tipo dopo dieci minuti dall’inizio del film, solo non pensavo che sarebbe stata la soddisfazione maggiore.

Nel caso non si intuisse sono piuttosto delusa.

In proporzione mi dispiace di meno quando mi imbatto in un brutto film che non, come in questo caso, quando mi trovo ad osservare lo spreco ostentato di una buona idea.

Upside Down ha di buono due cose: l’idea di partenza e l’aspetto visivo.

Due mondi paralleli, vicini abbastanza da potersi vedere e toccare e quindi da poter sviluppare una sana ostilità. Ciascun mondo ha la propria gravità e ci sono tre leggi che fondamentalmente governano la gravità. Ogni corpo subisce l’attrazione gravitazionale del mondo da cui proviene; si possono usare oggetti provenienti dal mondo opposto per contrastare la gravità del proprio ma tali oggetti di materia inversa hanno vita breve fuori dal loro contesto originale e dopo poco più di un’ora prendono fuoco.

Il mondo di sopra è ricco, il mondo di sotto è povero e addirittura utilizza manufatti rubati al mondo di sopra per scaldarsi, quando ci riesce. Qualsiasi contatto tra i due mondi è proibito. Unico ponte, un gigantesco grattacielo sede, non a caso, di una multinazionale del petrolio che tiene in scacco il mondo di sotto per la sua povertà.

E fin qui tutto bene direi. Se non fosse che si parte con la voce fuori campo del protagonista che precisa subito che quella che stiamo per vedere è una storia d’amore e ci/si chiede qualcosa del tipo può l’amore sconfiggere la gravità? Che poi, la storia d’amore ci poteva anche stare, ma doveva essere inserita in una storia più organica che qui manca quasi del tutto.

Ci troviamo di fronte ad una trama povera e tutto sommato banale, con i due innamorati dei mondi opposti che devono lottare per stare insieme (e tra parentesi, basta richiami a Romeo e Giulietta, per favore! Ok, sì, sono il prototipo dell’amore impossibile ma non è che ora dobbiamo tirarli fuori tutti i momenti), e ad una sceneggiatura piena non di buchi ma di voragini vere e proprie. Molti passaggi non vengono spiegati e le incongruenze si sprecano fino ad un finale che sembra appiccicato all’ultimo in gran fretta tanto è scollegato. Davvero, l’ultima scena sembra girata d’emergenza perché poi staccavano la corrente agli Studios, con una non-spiegazione che, anche volendo prescindere dall’aspetto un po’ troppo mieloso, risulta oltremodo fastidiosa.

E’ un peccato perché l’idea di base era proprio buona e avrebbe potuto aprire la via a sviluppi monto interessanti, ma invece di sfruttarla bene ci hanno montato su una struttura sciatta e pericolante.

Peccato anche perché da un punto di vista meramente estetico è venuto piuttosto bene, con i due mondi rovesciati e gli strani luoghi di confine tra i due campi gravitazionali che danno adito a tutta una serie di trucchi divertenti, il tutto con un aspetto a volte volutamente fiabesco, a metà tra fantasy e fantascienza.

Jim Sturgess e Kirsten Dunst se la cavano senza infamia e senza lode, in due ruoli che di fatto non permettevano molta più espressione (KD anzi, è persino un po’ meglio che in altre occasioni).

C’è anche Timothy Spall che continuavo ad aspettarmi che si tramutasse in topo dal un momento all’altro.

Cinematografo & Imdb.

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