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Archive for the ‘The Daylight Gate’ Category

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Introduzione

Il processo alle streghe del Lancashire è il più famoso dei processi per stregoneria avvenuti in Inghilterra. Le accusate furono condotte al castello di Lancaster nell’aprile del 1612 e giustiziate dopo le assise di agosto.

La Prigione del Pozzo può essere visitata e il castello è aperto al pubblico.

E’ il primo processo per stregoneria documentato nei dettagli. Thomas Pott, un avvocato, ne fece il resoconto in The Wonderfull Discoverie of Witches in the Countie of Lancashire. Può essere letta come la cronaca puntuale di un testimone oculare, pur essendo pesantemente inficiata dalle opinioni i Potts sull’argomento. Potts era fedele a Giacomo I, il solerte re protestante, autore di un’opera Daemonology, che darà il tono e l’atmosfera a un secolo ossessionato dalla stregoneria e dalle eresie di ogni genere, comprese quelle legate alla vecchia fede cattolica.

Stregoneria e papato, papato e stregoneria: è alla stregoneria e al papato che, secondo la teoria di Potts, il diciassettesimo secolo attribuiva ogni atto sovversivo e diabolico.

Tutti i cospiratori della Congiura delle Polveri, che risale al 1605, fuggirono nel Lancashire. E il Lancashire rimase il baluardo della fede cattolica per tutto il diciassettesimo secolo.

La mia narrazione segue gli eventi storici dei processi alle streghe situandoli nel contesto religioso che li ha resi possibili, con il corollario di doverose supposizioni e invenzioni. Non sappiamo se Shakespeare abbia veramente fatto il precettore a Hoghton Hall, per quanto ci siano testimonianze credibili al riguardo. La cronologia dei drammi citati è corretta, così come l’uso che Shakespeare fa del religioso, del soprannaturale e del macabro.

I luoghi sono reali – Read Hall, Rough Lee, Malkin Tower, Newchurch in Pendle, Whalley Abbey. I personaggi sono realmente esistiti, nonostante mi sia presa qualche libertà con le loro motivazioni e il loro modo di agire. La mia Alice Nutter non è l’Alice Nutter della Storia, benché il motivo per cui questa gentildonna fu processata per stregoneria, insieme a canaglie come Demdike e la Chattox, sia tuttora avvolto nel mistero.

La storia di Alice Nutter e di Elizabeth Southern è frutto della mia invenzione e non ha alcuna base reale; tuttavia, mi fa piacere che possa essere in qualche modo ricollegata al dottor John Lee, alle città di Manchester e di Londra, nonché a Shakespeare stesso.

E Pendle Hill è ancora l’enigma di sempre, anche se Malkin Tower non esiste più da molto tempo.

Jeanette Winterson
giugno 2012

Di norma il romanzo storico – o comunque di ambientazione storica – non è quel che si dice my cup of tea. Non al livello della fantascienza, ma diciamo che non me lo vado a cercare più di tanto.

I libri di Jeanette Winterson, anche in questo caso, rappresentano un mondo a parte.

Ho amato ogni pagina di questo romanzo. Ogni riga, ogni parola.

Ho odiato e amato quel secolo sprofondato nel buio e al tempo stesso intriso di magia e mistero.

Ho sofferto con Alice, pianto per lei ed Elizabeth.

Ho provato orrore per i ricordi di Christopher Southworth e mi sono quasi sentita male in fondo al Pozzo.

Ho creduto ai poteri in atto a Malkin Tower e ho aspettato che la testa parlasse.

Ho sentito le torture e ho sentito il richiamo di Pendle Hill.

Ho aspettato il Cancello del Crepuscolo per varcarne la soglia.

Sentì un frullo d’ali. Tese il braccio. Era il suo falcone. Le graffiò il braccio dove non era coperto dal guanto, ma lei non se ne curò, perché lo amava e sapeva che l’amore lascia una ferita che lascia una cicatrice.

Ho ascoltato la voce di Shakespeare.

Ho galoppato nella notte avvolta nel color magenta.

Ho ascoltato le sentenze e provato pena per l’abiezione di giudici e condannati.

Ho creduto a ciò che è stato inventato e ho rifiutato di credere alla Storia.

Ho sofferto e mi sono innamorata.

L’amore è potente come la morte.

Il Cancello del Crepuscolo è doloroso e bellissimo come tutti i libri di Jeanette.

Credo che noi siamo mondi compressi in forma umana.

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Pendle

The North is the dark place.

It is not safe to be buried on the north side of the church and the North Door is the way of the Dead.

The north of England is untamed. It can be subdued but it cannot be tamed. Lancashire is the wild part of the untamed.

The Forest of Pendle used to be a hunting ground, but some say that the hill is the hunter – alive in its black-and-green coat cropped like an animal pelt.

The hill itself is low and massy, flat-topped, brooding, disappeared in mists, treacherous with bogs, run through with fast-flowing streams plunging into waterfalls crashing down into unknown pools.

Underfoot is the black rock that is the spine of this place.

Sheep graze. Hares stand like question marks.

There are no landmarks for the traveller. Too early or too late the mist closes in. Only a fool or one who has dark business should cross Pendle at night.

Stand on the flat top of Pendle Hill and you can see everything of the county of Lancashire, and some say you can see other things too. This is a haunted place. The living and the dead come together on the hill.

You cannot walk here and feel you are alone.

Those who are born here are branded by Pendle. They share a common mark. There is still a tradition, or a superstition, that a girl-child born in Pendle Forest should be twice baptised; once in church and once in a black pool at the foot of the hill. The hill will know her then. She will be its trophy and its sacrifice. She must make her peace with her birthright, whatever that means.

John Law

The pedlar John Law was taking a short cut through that nick of Pendle Forest they call Boggart’s Hole. The afternoon was too warm for the time of year and he was hot in his winter clothes. He had to hurry. Already the light was thinning. Soon it would be dusk; the liminal hour – the Daylight Gate. He did not want to step through the light into whatever lay beyond the light.

His pack was bulky and his feet were sore. He slipped and put out his hand to save himself, but he sank wrist to elbow to knees into a brown bubbling mud, thick under the surface of the spongy moss. He was a heavy man. As he struggled to get up he saw the witch Alizon Device standing in front of him.

She was wheedling, smiling, flouncing her skirt. She wanted pins from his pack: Kiss me, fat pedlar. He didn’t want to kiss her. He wouldn’t give her pins. He heard the first owl. He must get away.

He pushed her roughly. She fell. She grabbed his leg to steady herself. He kicked her away. She hit her head.

He ran.

She cursed him. ‘FAT PEDLAR! CATCH HIM, FANCY, BITE FLESH TO BONE.’

He heard a dog snarling. He couldn’t see it. Her Familiar . . . it must be. The Devil had given her a spirit in the shape of a dog she called Fancy.

He ran. Stepping out of the furze another woman blocked his path. She held a dead lamb in her arms. He knew her: Alizon’s grand-dam. Old Demdike.

He ran. The women were laughing at him. Two of them? Three of them? Or was it the Devil himself stepping through the Daylight Gate?

John Law, running and falling, collapsed through the door of the Dog in Newchurch in Pendle an hour later. His lips were foamy. Men loosened his clothes. He held up three fingers and said one word: Demdike.

Nuovo romanzo di Jeanette Winterson (già uscito – orrore! – senza che me ne accorgessi).

Qui una recensione apparsa su The Guardian.

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