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Archive for the ‘L. Alibar’ Category

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Nonostante le ottime critiche che avevo letto in merito e nonostante mi incuriosisse parecchio, sono andata vedere questo film con il timore latente che si rivelasse una delusione, per il semplice fatto che, quando si parla di bambini protagonisti, spesso si rischia di cadere se non nello stereotipo, quanto meno nello stucchevole.

Timore assolutamente infondato. Anzi. Oltre ad essermi piaciuto molto, questo film mi ha anche sorpresa. Un po’ forse perchè non mi ero documentata abbastanza, un po’ perchè dal trailer mi ero fatta un’idea diversa, sta di fatto che non me lo aspettavo.

Siamo nel Sud della Louisiana, in una zona paludosa, la Grande Vasca, che rischia di essere sommersa dall’acqua ad ogni alluvione o uragano, oltre che a causa dell’innalzamento del mare per lo scioglimento dei ghiacci. In questa zona, situata proprio nel cuore dell’America ma al tempo stesso completamente fuori dal mondo, vivono un padre e una figlia, insieme alla loro gente.

Nelle loro baracche, conducono una vita semplice ben oltre i limiti della povertà, cacciano, pescano e seguono il tempo di un ritmo sfasato rispetto al resto del mondo, dal quale sono tenuti lontani e guardati con sospetto.

Il padre, Wink, ha un unico scopo, preparare la piccola Hushpuppy a cavarsela da sola per quando lui non ci sarà più (la mamma se ne è già andata).

Un po’ favola, un po’ metafora, un po’ viaggio di formazione, un po’ celebrazione di tutti coloro che scelgono di vivere fuori dai confini tracciati dalla società, il film di Zeitlin ha il grande pregio di mantenere dall’inizio alla fine un equilibrio perfetto tra i vari elementi in gioco. Tra il fantastico delle Bestie preistoriche e la realtà cruda dell’uragano. Tra la spensieratezza e la drammaticità di tutta la situazione.

I tratti a volte surreali dell’ambientazione e le incursioni del mito fanno da contrappunto e da bilanciamento ad una tristezza in agguato dietro l’angolo, impedendole di prendere il sopravvento. Non è un film drammatico, nè tanto meno melodrammatico. E non è neanche un film sentimentale nel senso classico (e negativo) del termine.

Tratto dalla pièce teatrale Juicy and Delicious di Lucy Alibar, Beasts of Southern Wild (che chissà perchè in italiano si è perso le bestie) è un film insolito – e già questa non è una cosa da poco – delicato e coinvolgente.

Grande merito ai due protagonisti, Dwight Henry (Wink) e la piccola Quvenzhané Wallis (Hushpuppy), bravi, belli, perfetti dall’inizio alla fine.

Se forse ritengo un po’ eccessiva la candidatura di Wallis a miglior attrice protagonista non è per qualche pecca nella sua interpretazione ma semplicemente perchè mi sembra un po’ prematura. Resta il fatto che Quvenzhanè – sei anni all’epoca delle riprese – lascia senza parole. E’ veramente difficile non affezionarsi alla sua energia, alla sua espressione seria, al suo essere più grande della sua età, forse più grande persino di suo papà. Non ha niente dei soliti connotati dei protagonisti bambini. Piccola cacciatrice, uomo di casa, concentrato di forza e di vita, Hushpuppy è un personaggio estremamente interessante e QW riesce davvero bene a incarnarne tutte le sfumature.

Da vedere.

The whole universe depends on everything fitting together just right. If one piece busts, even the smallest piece… the entire universe will get busted.

Cinematografo & Imdb.

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