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Archive for the ‘S. Vassalli’ Category

Riemergo.

Giusto in tempo per devolvere gli ultimi soldi residui al Salone.

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Ok, lo so, sono ricascata su Anne Rice dopo averla evitata per anni in seguito al deragliamento delle Vampire Chronicles in direzioni di dubbia pertinenza vampiresca e dopo la sua svolta pseudo-mistica e pseudo-cattolica che ha tragicamente influenzato la sua creatività. Come attenuante posso dire che sono reduce, tra le altre cose, da un giro a New Orleans (con ovvia tappa di fronte all’ex dimora Rice) e da una profonda immersione nei luoghi di Louis e Lestat, il che mi ha lasciato addosso una grande nostalgia dal momento che, come probabilmente avrò già esternato più volte, ho vissuto una consistente parte della mia adolescenza in quella precisa parte di universo letterario.

Non mi sono azzardata a riavventurarmi proprio nelle Cronache e, non avendo nessuna voglia di imbarcarmi nella Trilogia dei Sensi, ho ripiegato su questo Angel del quale, in effetti, so ben poco. In realtà, da una prima occhiata ho già beccato alcune cose che mi hanno fatto storcere il naso e non escludo di uscirne delusa e brontolante ma tant’è, ai raptus non c’è rimedio.

Il libriccino piccolo e bianco del quale non si legge quasi il titolo invece è l’ultimo di Benni, Pantera, e il caso ha voluto che, pur senza aver avuto il tempo di consultare il calendario degli ospiti, sia capitata al Salone giusto in tempo per la sua presentazione. Tempo di finire il libro e mi dilungherò anche sull’evento.

Ultima cosa. Ma da quand’è che Vassalli pubblica con Rizzoli? Boh, poi magari sono io che come al solito mi son persa qualcosa ma sono rimasta piuttosto perplessa.

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Ho amato Vassalli da quando la mia professoressa di italiano del liceo mi fece conoscere La Chimera. Un amore che andava ad unirsi a quello preesistente per la poesia di Dino Campana.

E’ uno di quegli autori che continuo a comprare a scatola chiusa. Mi piace quello che scrive e il modo in cui lo scrive. Mi piace l’idea che dà di andarsene fondamentalmente per la sua strada.

Comprare il sole è una favola ambientata nel presente.

La prospettiva della favola è fondamentale, prima ancora della storia, perché fornisce il pretesto per descrivere tutta una serie di elementi e connotazioni, normali per la nostra quotidianità, come eccezionali. La prospettiva favolistica cambia il modo di percepire determinati elementi, li ricopre di una patina di fantastico e allo stesso tempo ne fa emergere quell’assurdità che giustifica il (ed è a sua volta legittimata dal) fatto che si trovino in una favola. E’ un modo garbato ma molto diretto di smascheramento. Un modo di ironizzare su quanto ci prendiamo sul serio e su quanto, da fuori, questa affannata serietà suoni assurda e persino grottesca.

Per molti versi è un’anti-favola. A partire dalla protagonista stessa. Un’eroina che nulla ha dei tratti amabili di una principessa o simili. Nadia Motta, nonostante l’ostentata indulgenza con cui il narratore la tratta – come se volutamente fingesse di essere dalla sua parte –  è in realtà parecchio antipatica. E neanche troppo furba. E tanto più la voce narrante la difende, tanto più la sua stupidità si fa palese.

Allo stesso modo, la falsa logica delle sue azioni, le attira intorno una galleria di personaggi che sono uno peggio dell’altro e che incarnano con studiata esagerazione (ma neanche poi troppa) le diverse tipologie di un umanità gretta, egocentrica e denaro-centrica, che potrebbe essere ridicola se non fosse davvero troppo patetica.

Sotto un tono leggero, quasi svagato, c’è una mira micidiale nel centrare i punti deboli dell’umanità media da centro commerciale (Nadia); di quella da intellettualismi e idealismi preconfezionati (Alessandro, Piero, Stefi); di quella dei sogni pseudo (o post) capitalisti (tutte le figure più o meno legali che intervengono nella gestione della vincita milionaria della protagonista). Un ritratto impietoso di un’umanità fondamentalmente triste e tanto più meschina quanto più si sente grande; come Eros, che se solo volesse…ma per ora non vuole.

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Dalla presentazione di sabato a Portici d Carta.

Una piacevole chiacchierata sul nuovo libro ma non solo. Sulla figura dello scrittore e sullo scrivere in sè. Sul ruolo del denaro ormai diventato un valore in sè e per sè, completamente scollegato dal concetto di compenso per un lavoro svolto. Denaro che assume quindi i connotati di un’entità superiore e, fondamentalmente, incomprensibile che governa le azioni degli uomini secondo criteri per lo più imperscrutabili, costringendoli in un grottesco balletto di insensatezze e paradossi. Denaro che è forse destinato a diventare l’unica religione in grado di mettere tutti d’accordo.

Per la cronaca, non ce l’ho poi fatta a leggere il libro prima della presentazione. Seguirà recensione prossimamente.

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Per chi fosse da queste parti.

Qui il programma completo degli incontri.

In particolare, alle 16,00 di sabato 6 ottobre, allo spazio incontri di piazza San Carlo, Sebastiano Vassalli presenterà il suo ultimo libro, Comprare il sole.

Ce la farò a leggerlo prima?

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