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Archive for the ‘The Mangler’ Category

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1995. Tobe Hooper – il papà di Poltergeist tanto per capirci – firma questa trasposizione di un racconto di King, Il compressore, contenuto nella raccolta A volte ritornano (1978).

Produzione tutto sommato minore e distribuzione ancor più ridotta, The Mangler in Italia non arrivò neanche nelle sale e si dovette aspettare che approdasse alle seconde serate televisive. Essendo distribuito da Mediaset, sono ragionevolmente certa che abbia fatto la sua prima comparsa proprio all’interno di Notte Horror ma dovrei verificare gli elenchi della rassegna per esserne sicura al cento per cento.

Anyway. Non saprei neanche io spiegare esattamente il perché ma questo Mangler mi ha sempre terrorizzata. Fin da subito, dalle prime inquadrature, mi ha trasmesso una sensazione immediata e fortissima di inquietudine e, soprattutto, di disagio. Ecco, è un film che mi ha sempre messo a disagio. E non era solo una cosa dovuta alla tensione della prima visione. Ogni volta che lo rivedo c’è comunque un sottofondo di malessere che si fa sentire.

Poi ogni volta, arrivata alla fine, mi ritrovo a ripetermi che non c’è poi niente di così sopra le righe per cui agitarsi, ma tant’è, non posso farci niente.

Sicuramente centra il metallo. Il metallo mi angoscia. Che siano strumenti o attrezzi (potenzialmente impiegabili per infliggere dolore), che siano giganteschi macchinari o che siano protesi o propaggini applicabili al corpo umano (anzi, forse soprattutto in quest’ultimo caso), sta di fatto che il metallo nell’horror per me si associa tendenzialmente a sensazioni negative. Poi è vero che c’è tutto un risvolto steampunk – non del tutto assente neanche qui – che invece mi esalta oltremodo, ma c’è una linea sottile e nettissima che separa i due ambiti e ne cambia radicalmente la percezione.

Il mangano in questione qui è un vecchio modello industriale Hadley Watson Model-6 Steam Ironer & Folder. Una macchina che stira e piega la biancheria, impiegata nelle lavanderie industriali. Non so se sia esattamente lo stesso modello al quale aveva lavorato King nel suo periodo pre-esordio, e che tanto rimase impresso nel suo immaginario, ma è un fatto che questo modello ben si presta al ruolo di macchina infernale – come abbiamo dovuto infelicemente specificare nel sottotitolo italiano.

Enorme, minaccioso e imponente come un mostro che finga di dormire in attesa di avere una preda a portata di mano, il mangano comincia subito col mietere una vittima proprio in apertura del film. Alla lavanderia c’è un incidente e una donna vi finisce schiacciata dentro. Fin da subito si intuisce che la macchina ha assaggiato il sangue. L’incidente è costruito in modo estremamente angosciante e benché non ci sia di fatto molto splatter – si vede solo un po’ di sangue ma quasi niente dettagli – risulta subito piuttosto disturbante. E disturbante è la parola che meglio si adatta a tutto il contesto. Benché l’ambientazione sia contemporanea, la lavanderia costituisce una sorta di antro fuori dal tempo, forse più plausibile in un contesto di inizio secolo. E’ tutto vecchio, cupo e opprimente. A ciò si aggiunge la figura del padrone, William Gartley, un vecchio orribile di carattere e di aspetto, terribilmente sfigurato e con protesi meccaniche al posto delle gambe, tirannico e crudele, una sorta di Scrooge infernale, senza possibilità di redenzione.

A ciò si aggiunge il calore soffocante della lavanderia che contribuisce a trasmettere la sensazione di una discesa agli inferi.

L’incidente della donna schiacciata (e piegata) richiede ovviamente l’intervento della polizia nei panni del cupo e tormentato Detective John Hunton, che da questo momento si trova coinvolto in un susseguirsi di avvenimenti sempre più inspiegabili.

Patti col diavolo, oggetti malvagi, una ragazza in pericolo e un tributo di sangue che non può essere eluso.

Una dimensione complessivamente opprimente con richiami un po’ gotici e un po’ steampunk.

E il terrore atavico di venire mangiati dal mostro che si avvinghia alle viscere e suscita il panico irrazionale.

Il film presenta diverse differenze rispetto al racconto ma nel suo insieme funziona e non è per niente male.

Nel ruolo del Detective c’è Ted Levine, che ben si addice al personaggio trasandato e sciatto – e che nel ’91 aveva interpretato il serial killer del Silenzio degli innocenti – e che, per la cronaca, non amo particolarmente.

Negli inquietanti panni di William Gartley c’è invece Robert Englund, ossia l’attore che ha interpretato Freddie Kruger in tutta la serie di Nightmare (del quale proprio nel ’94 ha girato il capitolo conclusivo con Craven) e che dà vita ad un cattivo degno di causare una discreta quantità di incubi.

Cinematografo & Imdb.

THE MANGLER, Robert Englund, 1995

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