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Archive for the ‘Cujo’ Category

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Ripetiamo tutti insieme: devo smetterla di mandare in loop Dead Inside e scrivere il post. Devo smetterla di mand…vabbè, dai, abbasso il volume e la tengo in sottofondo. Tanto domani ve la propino perché ormai ci sono andata in fissa.

Ho appena iniziato Revival (scombinando per l’ennesima volta il mio elenco di letture cominciate ma pazienza) e quindi il momento è quanto mai propizio per un’altra bella trasposizione cinematografica dello zio Steve.

Diretto da un poco noto ma apprezzabilissimo Lewis Teague – che si cimenterà di nuovo con King due anni dopo, dirigendo L’occhio del gattoCujo è uscito nel 1983, due anni dopo la pubblicazione del libro omonimo.

Siamo ancora a Castle Rock (che compare per la seconda volta dopo La zona morta, del ’79).

Donna Trenton guida una vecchia macchina malandata che è ormai prossima a mollarla del tutto e si decide a portarla da Joe Camber, un meccanico che ha la sua officina in un grande capanno isolato fuori dalla cittadina.

Carica in macchina Ted, suo figlio e parte sperando che la macchina arrivi almeno fino a destinazione.

Donna conosce già Camber perché è stata da lui di recente, con suo marito. I Camber hanno un figlio poco più grande di Ted e un San Bernardo tanto grande quanto mite, di nome Cujo.

Quello che Donna non può sapere è che Joe Camber ha chiuso l’officina per qualche giorno, approfittando dell’assenza della moglie, per andarsi a divertire con un socio di bevute.

Ma soprattutto, quello che Donna non può sapere è che Cujo, qualche giorno prima, in una delle sue scorribande, è stato morso da un pipistrello che gli ha trasmesso la rabbia.

La macchina arriva arrancando fino all’officina e poi si spegne.

In casa non c’è nessuno.

Intorno all’edificio non c’è nessuno.

Donna è sola con suo figlio Ted in una macchina che non parte.

E poi c’è Cujo.

Che ha già sviluppato i sintomi della malattia e ha già iniziato, per così dire, a comportarsi di conseguenza.

La ricostruzione della vicenda è quasi del tutto fedele a come viene narrata nel libro ed è reso molto bene l’inesorabile e casuale succedersi di tutta una serie di piccoli eventi, piccole coincidenze, piccole deviazioni da un comportamento abituale e quotidiano che si coordinano in modo quasi beffardo per convergere in una situazione centrale di stallo che è il nucleo della vicenda. E che è paradossale per certi versi ma tanto più terrificante quanto più rigorosamente plausibile.

Donna si trova chiusa in una macchina rotta, in un posto isolato, assediata da un San Bernardo insanguinato e rabbioso.

La peculiarità principale del libro è la prospettiva. Non c’è solo quella di Donna o di altri personaggi. Il progressivo sviluppo e peggioramento della malattia di Cujo viene spesso illustrato attraverso la prospettiva del cane stesso. I rumori che lo infastidiscono. La sensazione, estranea ma insopprimibile, di dover attaccare. Di dover far smettere qualunque cosa.

Nel film questa cosa era ovviamente impossibile da rendere allo stesso modo, ma Teague fa un ottimo lavoro nel cercare di non perderla del tutto. Un lavoro di lunghe inquadrature degli occhi di Cujo e di trucco del povero cane (che ha girato quasi tutto il film imbrattato di robe appiccicose) che ha contribuito a rendere in modo efficacissimo l’inquietante effetto di straniamento.

Cujo non è solo un cane che aggredisce. E’ un personaggio vero e proprio. E’ la materializzazione del mostro del ripostiglio che ossessiona Ted. Al di là delle spiegazioni razionali del suo comportamento malato, Cujo diventa, di fatto, l’incarnazione del Male. Di tutto ciò che cerca di impedire che Donna e suo figlio si salvino. Donna è una madre sola che lotta contro la morte per salvare se stessa ma soprattutto il suo bambino. Cujo è l’incubo sotto la pelliccia un tempo morbida ma ormai ridotta ad un ammasso di sangue e sudiciume.

Nonostante la scelta di stemperare alcuni aspetti – il libro è molto più crudele – il film è molto ben fatto e assolutamente efficace. La tensione si crea ed è altissima. Cujo è spaventoso e Dee Wallace-Stone nel ruolo di Donna è estremamente convincente.

Per buona parte del film si rimane chiusi nella macchina soffocante con Donna e Ted. La sensazione di claustrofobia, unita a quella di essere braccati da qualcosa che ogni tanto sparisce e ricompare all’improvviso per attaccarti quando meno te lo aspetti tiene incollati e terrorizzati fino alla fine.

Cinematografo & Imdb.

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