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Archive for the ‘Kazarken’ Category

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Wir sind die Flut. Regia di Sebastian Hilger. Germania. In concorso, ha vinto il premio del pubblico.

Un piccolo villaggio sulla costa. Una comunità poco più che rurale. E poi un giorno, senza motivo, la marea si ritira e non risale più. Nello stesso momento, scompaiono tutti i bambini del paese.

Un giovane studente, alle prese con un bizzarro e ambizioso progetto di ricerca, si reca sul luogo per l’ennesimo tentativo di scoprire cosa sia realmente successo.

Non sono sicura di averlo capito ma mi è piaciuto. Di pancia prima ancora che di testa.

Il messaggio del film è chiaro, forse fin troppo esplicitato dai due voiceover all’inizio e alla fine – quasi che il dubbio di rimanere frainteso fosse anche del regista e abbia voluto indirizzare l’interpretazione – ma rimane comunque un senso di vaghezza, di sospensione.

Inquietante, fortemente evocativo. Un po’ mistery, un po’ thriller. Un po’ anche viaggio simbolico di perdita e formazione.

Forse poteva anche osare di più nella risoluzione, ma resta comunque molto coinvolgente nelle atmosfere sospese e nell’attonito sbigottimento di una comunità privata del suo futuro.

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Marie et les Naufragés, Regia di Sébastien Betbeder. Francia. Sezione Festa Mobile.

All’uscita da un locale, Siméon, trent’anni o giù di lì, trova un portafoglio smarrito. Ne rintraccia la proprietaria, Marie e nel tentativo di restituirglielo si imbatte nell’ex fidanzato di lei, un’aspirante scrittore geloso e paranoico. Rintraccia anche Marie, ne rimane affascinato e si mette in testa di rivederla.

Per una serie di circostanze fortuite, si ritroverà su un’isoletta della Bretagna, insieme al coinquilino sonnambulo, Oscar, allo scrittore paranoico e ad un artista che tenta di reinventarsi con la musica elettronica.

Una commedia adorabile, di quelle che solo i francesi.

Surreale e sinceramente divertente, regala momenti di autentico spasso.

La figura di Oscar, in particolare, fa morire dalla risate.

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Kazarken. Regia di Güldem Durmaz. Belgio/Francia. Sezione TFFDoc.

Denis Lavant incarna la figura mitologica del centauro Chirone e guida simbolicamente la regista in un viaggio tra il reale e l’onirico alla scoperta delle sua terra d’origine, la Turchia.

Devo dire che è quello che mi è piaciuto di meno di tutta questa edizione.

Nonostante la presenza di alcuni spunti interessanti – la valle interamente sommersa da una diga, con tutte le sue rovine e la sua storia o cose così – risulta nel complesso pretenzioso ed egoriferito.

La regista vuole troppo ostentatamente far leva sulle sue origini turche, ammantandosi di un esotismo che è prevalentemente snobistico.

L’ho trovato lento, faticoso, troppo ricercatamente intellettualistico.

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