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Archive for the ‘S. Liberski’ Category

Il_Fascino_Indiscreto_manifesto

Tratto da Né di Eva né di Adamo di Amélie Nothomb, Tokyo Fiancée – mi rifiuto categoricamente di usare quell’orrendo (nonché inutilmente ammiccante visto che il riferimento andrà perso per l’ottanta percento) titolo italiano – comincia bene, cercando fin da subito di attenersi all’impronta della voce di Amélie.

Un po’ surreale, un po’ scanzonato, esteticamente bello e pulito, conformemente all’immagine che emerge dalle pagine del libro. Manco a dirlo, mi ha fatto venire voglia di partire per il Giappone (non che ci vada chissà che a farmi venir voglia di partire eh, ma questo è un altro discorso).

L’incontro di Amélie e Rinri e buona parte degli aneddoti rappresentati sono fedeli a quanto raccontato sulla carta. Ci sono alcuni elementi in più, piccoli episodi aggiunti che però per tenore e plausibilità potrebbero benissimo far parte di tutta la grande quantità di esperienze vissute che Amélie ha taciuto nel suo romanzo.

Anche l’ordine di alcuni episodi è stato leggermente cambiato e si è glissato un po’ su alcuni spigoli relativi alle differenze culturali.

Un po’ Lost in Translation, un po’ Favoloso mondo di Amélie, se mi si passa il gioco di omonimia, in definitiva è un film garbato e gradevole. Un po’ romantico ma sufficientemente autoironico per non essere stucchevole. Divertente ma non ridicolo. Forse persino più serio di quello che potrebbe sembrare ad un primo sguardo. C’è un nucleo di forza vibrante, nascosto nel bel volto di Pauline Etienne, bella, brava e adattissima alla parte.

L’unica cosa che continua a non convincermi è la scelta di cambiare il finale. Ora. Non è un thriller e non si scopre chissà cosa, ma non voglio spoilerarlo comunque. Resta il fatto che, quasi senza preavviso, dopo quasi tutto il film, come dicevo, piuttosto aderente al testo, la vicenda vira in una direzione totalmente diversa. Inaspettata ma, soprattutto, a mio avviso, un po’ forzata. E non è neanche tanto una questione di avvenimenti in sé. E’ come se avessero voluto appiccicare al finale una motivazione diversa da quella reale. Come una sorta di giustificazione. Che però risulta, appunto, appiccicata.

E non ne vedo la ragione. O meglio. Sì, ce la posso anche vedere perché quello della fuga è un po’ un concetto tabù, un concetto che si porta dietro una connotazione negativa, però non mi basta come scusa. Cambiando il finale hanno snaturato un parte sostanziale della protagonista e delle dinamiche del rapporto dei due e, anche se il film, nel complesso, non ne risente, davvero, si poteva evitare.

Ad ogni modo, molto molto carino.

Vedetelo. Possibilmente dopo aver letto il libro perché è divertente vedere alcuni passaggi resi proprio letteralmente.

Cinematografo & Imdb.

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