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Archive for the ‘A. Garland’ Category

ex_machina

Caleb e Nathan. Un giovane brillante programmatore e un geniale scienziato-ricercatore-imprenditore-multimiliardario (in tedesco questa probabilmente sarebbe una parola unica).

Nathan vive lontano da tutto, in una enorme dimora-laboratorio supertecnologica. Conduce una vita di eremitaggio e di ricerca. Lavora a un progetto di massima segretezza. Un progetto che potrebbe cambiare la storia dell’umanità.

Caleb viene selezionato per trascorrere un periodo di tempo in questa dimora e per condurre un test sul risultato di questa ricerca misteriosa. Serve un elemento esterno.

Sostanzialmente Caleb deve interagire con Ava. Deve trascorrere del tempo con questa bellissima donna robot e valutare così l’effettiva natura e portata dell’intelligenza artificiale che si trova di fronte.

Intelligenza artificiale. Non esattamente una novità.

Intelligenza artificiale in sembianze di gnocca. Anche questo non pare proprio nuovissimo.

Eppure.

Eppure Ex-Machina non sa di minestra riscaldata.

Sì, ci sono molti degli elementi che sono arrivati a diventare canonici del genere attraverso una serie di illustri predecessori a partire proprio dal robot femmina di Metropoilis (Fritz Lang, 1972), passando per Blade Runner (Ridley Scott, 1982, basato su Il cacciatore di androidi di Philp K. Dick) e AI – Intelligenza Artificiale (Steven Spielberg, 2001), fino al recentissimo Her (Spike Jonze, 2013), che per dir la verità fa un’ulteriore passo oltre e libera l’intelligenza artificiale dal fardello delle sembianze umane. Però non ci sono le solite situazioni viste e riviste.

La condizione isolata di questa casa costituisce già di per sé una dimensione altra. Ex-Machina è un film quasi interamente incentrato sui dialoghi e sulla densità dei due (tre) protagonisti. Dialoghi fitti di riferimenti, significati, spunti per riflessioni a diversi livelli. Dialoghi impregnati di cultura, in senso intellettualistico, forse anche, ma soprattutto tanta, tantissima cultura pop (la citazione dei Ghostbusters mi ha stesa, non potevo crederci che l’avesse detta davvero, è il genere di giochino che mi diverto a fare io quando parlo, quello di piazzare espressioni qua e là che possono essere citazioni se dette col tono giusto).

Dialoghi che sfiorano tutto e non toccano niente. Massimi sistemi e dilemmi quotidiani.

Rapporto uomo-macchina ma, soprattutto, rapporto dell’essere umano con i suoi simili. E allora qual è il vero muro da abbattere? La prospettiva è incerta, si presta al capovolgimento. Le emozioni distinguono l’essere umano ma il balletto di seduzione non è quello che può sembrare. Le emozioni, in definitiva, sono lo scoglio da superare. Il mistero da risolvere. La variabile impazzita che però risulta fin troppo prevedibile. Fin troppo umana.

Ottimi gli interpreti. Oscar Isaac, Nathan, fisicamente inquietante proprio per la sua informalità che lascia intravedere un abisso di squilibrio appena al di sotto della superficie liscia come quelle della casa. Domhnall (che devo ancora capire come si pronuncia) Gleeson (sì, è il figliolo di Brendan, ed era pure Bill Weasley di Harry Potter), Caleb, spaesato e diffidente; pronto, ma forse non quanto gli piacerebbe pensare. E Alicia Vikander, Ava, un enigma dagli occhi dolci e imperscrutabili.

Da vedere. Assolutamente non banale.

Cinematografo & Imdb.

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Ex-Machina-Caleb-and-Ava

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