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Archive for the ‘M. Bay’ Category

Devo ripassarmi i capitoli precedenti perché, a dir la verità, dal terzo in poi mi sono un po’ persa.

Però il buon Michael Bay lo si vede sempre volentieri.

Dovrebbe uscire a giugno.

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E siamo a quattro.

Non che mi dispiaccia, sia chiaro. I Transformers sono un’altra saga che seguo piuttosto volentieri sostanzialmente perché è divertente e perché, diciamo le cose come stanno, Michael Bay gli action movie li sa fare.

Resta il fatto che, se appena uscita dalla sala la prima reazione è stata quella di uh-che-figata, più ci ripenso e più mi vengono in mente un po’ di osservazioni.

Prima di tutto, mi spiace che sia cambiato il cast. E questa è una cosa indipendente dall’esito del cambio. In generale, non mi piace quando mi cambiano i personaggi di una saga/serie, non so neanche io bene come chiamarla. E poi Shia LaBeouf e Turturro funzionavano bene. Nel terzo c’era già stato il cambio della gnocca di turno che dalla Megan Fox dei primi due era diventata Rosie Huntington-Whiteley e già avevo trovato la cosa fastidiosa perché, va bene che dobbiamo metterci la gnocca, ma non penso che provochi malattie terminali se anche la suddetta sa articolare qualche parola. Non che la Fox fosse chissà che cosa ma, oltre ad essere più adatta al ruolo, interpretava un personaggio, non stava solo lì a fare presenza come Rosie. C’era persino un vago tentativo di ironia nel personaggio di Megan. Parentesi. Che poi. 2010. Megan Fox molla i Transformers perché non vuole rimanere incastrata in un personaggio legato a un action movie precludendo i possibili sviluppi della sua carriera. 2014. Megan Fox interpreta April O’Neil, protagonista del nuovo remake delle Tartarughe Ninja. Chiusa parentesi.

In ogni caso, il nucleo del cast fino al terzo è rimasto stabile, tutt’al più con qualche aggiunta e, come dicevo, funzionava egregiamente.

Il fatto che in questo quarto episodio non ci sia più nessuno del vecchio cast ha come prima conseguenza il reset della trama. Non c’è più traccia di tutte le dinamiche preesistenti tra i personaggi. Ci sono ovviamente i riferimenti agli avvenimenti passati ma, oltre ad una nuova storia, vanno reimpostati tutti i rapporti e gli equilibri tra i protagonisti. Il che, in questo genere di film, porta quasi inevitabilmente ad un appiattimento. Non è che Whalberg e Tucci non funzionino. Ma non vanno oltre qualche scambio di battute divertente.

(Per carità, è anche comprensibile che LaBeouf si sia stufato di fare Witwicky – e che sia stato colto anche da improvvise esigenze di compensazione dato che, mollato Bumblebee, si è buttato subito su Lars Von Trier).

La trama, nel senso stretto della storia legata ad Autobot, Decepticon e tutta quella gente lì, vive di rendita sugli agganci agli avvenimenti passati mentre i personaggi, se vogliamo dire la verità, è come se non ci fossero.

Anzi. Avrebbero potuto benissimo non esserci. Non sono più quasi neanche un pretesto.

Il film è per due terzi abbondanti fatto di combattimenti tra Autobot, altri robot che fanno la funzione dei Decepticon e terzi pseudo-robot più evoluti (che sono poi quelli che saltavano fuori alla fine del terzo e che adesso non mi ricordo come si chiamano). Le dinamiche politiche e militari che portano agli scontri sono un po’ troppo affrettate e poco approfondite. Cade Yager (Whalberg), un inventore squattrinato, e sua figlia Tessa (Nicola Pelz) si trovano accidentalmente coinvolti nel casino per aver trovato Optimus Prime che, cinque anni dopo la battaglia di Chicago, non è più benvoluto sulla Terra ed è costretto a nascondersi con i suoi Autobot.

Il rapporto di coppia è sostituito tra quello padre-figlia con tutti i cliché del caso, anche perché poi si aggiunge uno sconosciuto bellimbusto nei panni del fidanzato di Tessa. E comunque non è che siano i cliché il problema. Non in film come questi. Ci sta che i personaggi siano modellati su alcuni macro-ruoli più o meno standard. E’ che il tutto poteva essere reso un po’ meglio. Ci sono un po’ di dialoghi divertenti ma niente di più. E, dal punto di vista dell’azione in sé, i tre, più che scappare mentre i robot se le danno di santa ragione, non è che facciano poi molto.

Stanley Tucci veste i panni di un industriale corrotto ma non troppo e riesce ad essere come sempre simpatico, dovunque lo piazzino.

Dal punto di vista tecnico è tutto ovviamente impeccabile. Mi è persino spiaciuto non essere andata a vederlo in 3D perché non sarebbe stato male.

I combattimenti sono spettacolari, articolati, lunghissimi ma, cosa più importante, sono coinvolgenti. Non annoiano (che dopo quella lagna di Godzilla son rimasta traumatizzata e sono ancora più sensibile all’argomento).

Il film è lungo ma le tre ore passano senza pesare.

In definitiva vale la pena vederlo. E’ divertente. E gli Autobot sono sempre più fighi ad ogni versione (compreso Bumblebee che diventa ovviamente la nuova Camaro).

Viene, manco a dirlo, lasciata aperta la strada al seguito e spero solo che, se non rivoluzionano di nuovo il cast, nel prossimo curino un po’ di più i personaggi non metallici.

Cinematografo & Imdb.

TRANSFORMERS: AGE OF EXTINCTION

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TRANSFORMERS: AGE OF EXTINCTION

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Stasera Skunk Anansie. Per essere che ho comprato i biglietti con ostentata nonchalance, al momento sono piuttosto impaziente. Per la serie son passata dal sì-bè-giusto-perché-sono-vicino-a-casa all’omg-devo-assolutamente-farmi-una-foto-con-Skin. Cosa che sicuramente mi riuscirà, visto il mio recente successo di stalkeraggio ai danni dei Muse *prende a testate il tavolo*

Se a questo si aggiunge il fatto che venerdì arriva pure Jònsi con i suoi Sigur Ròs penso che la prossima settimana la mia emotività si metterà in mutua a tempo indeterminato.

E se oltre a tutto ciò riesco pure a convincere la rete di essere residente in Australia/Usa/Canada per riuscire a beccare il nuovo singolo dei Placebo – Loud Like Love – posso decisamente essere soddisfatta della mia settimana.

Poi. Fa caldo, che è cosa buona e giusta dato che siamo quasi ad agosto e non mi sto lamentando, non fraintendiamoci, solo che sotto effetto della calura il mio cervello tende a comportarsi come un randomizzatore di minchiate, quindi ecco a voi il prossimo capolavoro di Michael Bay.

No, ecco, scherzi a parte, è piuttosto fuori genere per essere un film di Bay. Non che il suo sia mai stato cinema d’autore, ma di solito punta sugli action più tradizionali. Va detto che già dal trailer è parecchio a rischio demenziale, ma ho fiducia nel fatto che dietro la macchina da presa c’è comunque un minimo di mestiere e davanti il cast è sufficientemente maturo da impiegare quella cosa misteriosa che si chiama ironia. Staremo a vedere.

Se stasera riesco a fare qualche foto decente (e se non vengo relegata in punti lontanissimi dal primo pogo e se non vengo arrestata per aver cercato di eliminare i Blastema) domani seguirà post.

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