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Archive for the ‘G. Lish’ Category

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E’ una cosa successa qualche mese fa, ma va avanti ancora adesso. Sì, si potrebbe dire così. Però ci dovrebbe far vergognare quando parliamo come se sapessimo di cosa parliamo quando parliamo d’amore.

Non posso realmente pensare di recensire i racconti di Raymond Carver. Sì, tra le categorie c’è ‘recensioni’, ma prendiamola in senso lato. Non son qui per dir nulla che non sia già stato detto, e probabilmente anche un po’ meglio di come lo dirò. Son qui perché ho finito questo libro e per dire qualcosa che non so neanche io bene come esprimere, ma è grandezza. Di quella grandezza che ti gonfia il cuore e te lo fa scoppiare.

Togliamoci subito la parte scomoda.

Sì, è l’edizione di Einaudi del 2014, con la prefazione di Paolo Giordano. Ma fortunatamente non esiste ancora nessuna prefazione che sia in grado di rovinare un libro. Non apprezzo Paolo Giordano. Lo trovo un mediocre paraculo. Però ho cercato di approcciarmi alla sua presentazione senza eccessivi pregiudizi, anche perché il fatto che non mi piaccia come scrive non significa necessariamente che non sappia parlare con cognizione di causa di argomenti letterari. Però sono bastate poche righe a farmi rischiare un embolo.

In breve, Paolo Giordano che comincia il discorso sul lavoro di Carver ponendosi, per così dire, ‘dalla parte dello scrittore’ e credendo di poterselo permettere in quanto scrittore egli stesso è qualcosa che grida vendetta.

Anyway. Ho superato anche la prefazione.

Questa raccolta presenta la versione integrale dei racconti di Carver, originariamente pubblicati dalla Knopf, nel 1981, nella versione risultante da quel massacro editoriale che fu il lavoro di Gordon Lish, allora editore, nonché amico dello scrittore.

Lish taglia quasi tre quarti dei testi originali di Carver, con un accanimento che non aveva mai mostrato in precedenza e che rimane tuttora poco chiaro da spiegare, nonostante si siano formulate alcune ipotesi.

Quello che è certo è che questo stravolgimento del suo lavoro fu un colpo durissimo per un Raymond Carver che aveva da poco recuperato lucidità e sobrietà e che aveva investito tutto se stesso nelle pagine di questi racconti.

Diciassette racconti. Anche molto diversi tra loro ma con un filo rosso a unirli e attraversarli che è quello della fragilità dei legami. C’è tanto alcool, in queste pagine. C’è dolore. E c’è una solitudine straziante.

Eppure c’è anche tanta, insensata bellezza.

Sarò banale, ma il mio preferito credo che sia proprio Principianti (dal quale arrivano titolo e citazione iniziale del post). Per la struttura che sembra fatta apposta per il teatro, per il racconto nel racconto, per l’incastrarsi di vite e di storie, una dentro l’altra, come infinite scatole cinesi.

E poi Una cosa piccola ma buona. Struggente e dolcissimo. Bello da far male.

E Di’ alle donne che usciamo e Con tanta di quell’acqua a due passi da casa, crudeli, spietati eppure così terribilmente umani.

E Gazebo. Con la sua sensazione di perdita così irreversibile.

Tornando al discorso dell’edizione, la prima versione di Beginners è del 2009, a cura di Tess Gallagher, vedova di Carver.

Fu la stessa Tess che nel 1980, convinse il suo compagno ad accettare la pubblicazione rivista da Lish, con il progetto di ripubblicare poi successivamente i racconti in versione integrale.

Raymond era vincolato a Lish da un contratto estremamente rigido e il rischio di una rottura era alto. Tess sapeva che la rottura del contratto avrebbe potuto far sprofondare nuovamente Raymond nell’alcolismo dal quale era così faticosamente uscito.

Carver era fragile, in quel periodo. La sua salute mentale era recente e vulnerabile. Bisognava fare una scelta che limitasse il più possibile i danni e le possibilità di conseguenze disastrose per il suo equilibrio.

Quella che segue è una delle lettere di Carver a Lish, probabilmente la prima dopo aver visto l’enorme lavoro di modifica e riduzione operato sui suoi racconti.

E’ una cosa che spezza il cuore.

8 luglio 1980, 8 del mattino

Carissimo Gordon,

Stavolta sono costretto a chiamarmi fuori. Per favore, stammi a sentire. Sono stato su tutta la notte a pensare a questo e a nient’altro, perciò dammi una mano. Ho esaminato la cosa da tutte le parti, ho confrontato entrambe le versioni del manoscritto corretto – e credo veramente che la prima sia migliore, specie se vi si riportano certe correzioni della seconda – fino al punto che quasi mi sono usciti gli occhi dalle orbite. Sei un miracolo vivente, un genio, non c’è dubbio, meglio di due Max Perkins messi insieme, ecc. ecc. E non credere che non mi ricordi dell’immenso debito che ho con te, un debito che mai e poi mai riuscirò a ripagare. Questa nuova vita che sto facendo, molti degli amici che ho ora, il lavoro che ho, devo tutto a te per via di Vuoi star zitta. Tu mi hai già assicurato un certo grado di immortalità. Hai già migliorato molti dei racconti rispetto alla loro versione originale. E, forse, dipendesse solo da me e nessun altro li avesse letti, allora forse, sapendo che le tue versioni sono migliori di alcune di quelle che ti ho mandato io, forse potrei accettare questa cosa e buttarmici. Però c’è Tess che le ha viste ed esaminate tutte da vicino. Donald Hall ha letto alcuni dei racconti più recenti (e ne ha discusso parecchio con me e si è anche offerto di recensire la raccolta) e poi anche Richard Ford, Toby Wolff, Geoffrey Wolff ne hanno letti diversi… Come faccio a spiegare a questi colleghi quando li vedo, perché li vedrò senz’altro, cosa è successo a un certo racconto nel frattempo, quando il libro sarà pubblicato? Magari se il libro non dovesse uscire ancora per 18 mesi o due anni, la cosa sarebbe diversa. Ma adesso, e tutto ancora troppo fresco… Gordon, i cambiamenti che hai fatto sono brillanti e, nella maggioranza dei casi, sono miglioramenti – se prendo “Di cosa parliamo…” (Prindipianti) e considero quello che ne hai fatto, quello che ne hai tirato fuori, resto stupefatto e impressionato, addirittura spiazzato dalle tue intuizioni. Però e ancora troppo vicino, quel racconto. Gran parte di questa cosa ha a che fare con la mia sobrietà e l’aver ritrovato il benessere e la salute mentale (anche se adesso mi rendo conto di quanto siano ancora fragili). Ti dico la verità, qui è in gioco il mio equilibrio mentale. Ora non vorrei fare il melodrammatico, ma davvero, ho appena fatto ritorno dai morti per rimettermi a scrivere dei racconti. Credo tu sappia che ci avevo rinunciato di brutto, che avevo ormai gettato la spugna e non vedevo l’ora di morire, quel genere di liberazione. Ma continuavo a dirmi, aspetto ad ammazzarmi fin dopo le elezioni, oppure aspetto che succeda una cosa o l’altra, di solito un evento per cui ci voleva ancora un po’, ma insomma in quel periodo buio, mica poi tanto tempo fa, quel pensiero non era mai lontano dalla mia testa. Ora sto molto meglio, non c’è confronto: ho recuperato la salute, ho soldi da parte, la donna giusta per questo periodo della mia vita, un lavoro decente, bla bla bla. Però non ho più scritto una parola da quando t’ho mandato la raccolta perché ero in attesa del tuo giudizio, quel giudizio che conta tanto per me. E adesso ho una gran paura, una paura da morire, lo sento, che se il libro fosse pubblicato nella sua attuale forma revisionata, non riuscirei più a scrivere un altro racconto, Dio non voglia, per darti un’idea di quanto intimamente senta collegate alcune di quelle storie al rimettermi in salute e recuperare il benessere mentale…

Ti prego, dammi una mano, Gordon. Ho la sensazione che questa sia la decisione più importante che io abbia mai dovuto affrontare, dico sul serio. Chiedo tutta la tua comprensione. A parte mia moglie e ora Tess, tu sei stato e sei la persona più importante della mia vita, te lo giuro. Non voglio certo perdere la tua stima o il tuo affetto per questo, oddio, no. Sarebbe come se morisse una parte di me, una parte del mio spirito. Gesù, mi sono messo a straparlare adesso. Ma se la cosa ti causa eccessivo incomodo o dispiacere e di conseguenza, forse comprensibilmente, incazzatura e delusione nei miei confronti, bé, sono io che ci rimetto e la mia vita non sarà più la stessa. E’ vero. Ma d’altronde, se il libro esce e io non riuscirò a esserne fiero e soddisfatto come voglio, se avrò l’impressione di aver superato certi limiti, di essermi allontanato troppo da una certa linea, be’, allora non potrò stare bene con me stesso e forse addirittura non riuscirò più a scrivere; ecco fino a che punto è seria la cosa: ho la sensazione che se non riuscirò più a sentirmi perfettamente a mio agio in questa faccenda, sarò finito. Sul serio. Signore Iddio, non so che altro dire. Sono in balia della confusione e della paranoia. E anche della stanchezza, certo, c’è pure quella.

Ti prego, Gordon, per l’amor di Dio, dammi una mano e cerca di capirmi. Ascolta. Te lo dico ancora una volta: se ho un minimo di reputazione e di credito nel mondo, lo devo a te. Devo a te questa vita più o meno interessante che faccio ora. Ma se accetto questa cosa così com’è, non sarà un bene per me. Il libro non sarà, come dovrebbe essere, motivo di gioia e di celebrazione, bensì di difesa e di spiegazione… Mi rendo conto che il disagio di questa mia decisione non potrebbe essere più grande di ora, è al colmo, tanto che mi sta quasi facendo uscire di senno, ma mi rendo anche conto che sarà fonte di dispiacere per te, che comporterà spiegazioni, altro lavoro, il blocco di un intero processo e la ricerca di un motivo valido per giustificarlo. Però, alla fine, il disagio per me e per te pian piano si ridurrà. Ma se non dico qualcosa adesso, qualcosa che mi sgorga dal cuore, e non fermo tutto subito, prevedo che per me le cose si metteranno molto male. I demoni con cui devo combattere quasi tutti i giorni e tutte le notti, potrebbero, temo, rialzare la testa e sopraffarmi.

Naturalmente, so benissimo che non avrei dovuto firmare il contratto senza leggere prima la raccolta e avvertirti in anticipo dei miei eventuali timori. Però, adesso cosa si fa? Ti prego, dammi un consiglio. Puoi dare tutta la colpa a me e sganciarmi in qualche modo dal contratto? Puoi rimandare il libro fino all’inverno o addirittura alla primavera del 1982 e informare l’editore che vorrei pubblicare i racconti in rivista prima che nella raccolta (cosa vera, dal momento che diversi racconti sono promessi a riviste che li pubblicheranno solo verso la fine dell’anno prossimo)? Magari gli dici che voglio prima la pubblicazione in rivista e poi far uscire il libro in occasione del concorso per un posto di ruolo qui che si terrà nella primavera del 1982, eh? E poi l’anno prossimo decidiamo di sicuro cosa fare? Oppure non si potrebbe, anzi dovrebbe bloccare tutto subito, e io rispedisco a Knopf l’assegno, se me l’hanno già spedito, oppure lo fermi tu lì? E intanto ti pago le ore, i giorni e le notti che, ne sono certo, ci hai lavorato su. Accidenti, questa cosa sta per farmi ammattire. Sono a un passo da una crisi di nervi… No, non credo che dovremmo rimandare. Mi sa che dovremmo bloccare tutto. Mi sa che bloccarlo sia la cosa migliore.

Come ho detto, secondo me la revisione, specialmente la prima, è stata brillante. I racconti che non riesco a lasciar andare così come sono, sono questi. “Centro ricreativo” (Se così ti piace) e “Il bagno” (Una cosa piccola ma buona) e vorrei anche qualche cosa in più sulla vecchia coppia, Anna e Henry Gates, in “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (Principianti). Non vorrei che “Il Signor Aggiustatutto” (Che fine hanno fatto tutti?) rimanesse nella sua forma attuale. “Distanza” non dovrebbe avere il titolo cambiato in “Gli si è appiccicato tutto addosso”. E lo stesso vale per il cambio dal breve “Mio” a “Meccanica popolare”. “Dummy” dovrebbe conservare lo stesso titolo. “Un discorso serio” va bene per “La torta”. Secondo me “La vuoi vedere una cosa?” va bene, è meglio di “Riuscivo a vedere ogni minimo dettaglio”…

E’ che al momento sono ancora troppo attaccato a tutto questo. Allo stato attuale mi è persino difficile pensare. Insomma, mi sa che è ancora troppo presto perché io pubblichi una nuova raccolta. Per come la vedo io, anche la prossima primavera sarebbe comunque troppo presto. Assolutamente troppo presto. Mi sa che è meglio che mi ritiri, Gordon, prima che le cose vadano avanti. Mi rendo conto di correre il rischio concreto di perdere il tuo affetto e la tua amicizia per questa cosa. Ma sento anche di correre il rischio concreto di perderci l’anima e la mia salute mentale, se non l’affronto. Sono ancora in fase di recupero e mi sforzo di guarire dall’alcolismo e così non mi posso assolutamente permettere di giocare d’azzardo in una cosa così vitale e permanente come questa, che di sicuro metterebbe in pericolo la mia testa. Ecco, è proprio così, è tutto nella mia testa. Dio mio, hai reso migliori tanti di questi racconti solo con una revisione leggera e qualche piccolo taglio. Ma per gli altri, per quegli altri tre, mi sa proprio che corro il rischio di tirare le cuoia se escono così. Anche se fossero più vicini a essere dei capolavori degli originali e la gente li leggesse ancora tra 50 anni, sarebbero lo stesso in grado di accelerare la mia dipartita, dico sul serio, tanto sono intimamente connessi alla mia guarigione, al mio recupero, al riconquistarmi quel minimo di autostima e senso di dignità come scrittore e come persona.

So che devi sentirti irritato, tradito e incazzato nero. Mi dispiace, per l’amor di Dio. Posso ricompensarti per il tempo ch ci hai dedicato, ma non posso neanche tentare di evitare i problemi e il fastidio che sto per scatenare lì in redazione e all’ufficio commerciale e che tu dovrai affrontare. Perdonami, ti prego. Ma mi tocca proprio aspettare un altro po’ per il prossimo libro, 18 mesi, due anni, così andrebbe bene, basta che ricominci a scrivere e mantenga un senso di dignità mentre lo faccio. La tua amicizia, il tuo interessamento e in generale le lance che hai spezzato in mio favore hanno significato e continuano a significare più di quanto possa mai esprimere. Sai bene che non riuscirei mai a ricompensarti per questo. Ti onoro e ti rispetto e ti voglio bene più di quanto ne voglia a mio fratello. Ma devi assolutamente tirarmi fuori da questo guaio, Gordon, sul serio. Non posso fare neanche un altro passo avanti in questa impresa. Perciò, ti prego, dammi un consiglio su cosa devo fare ora… Come ho detto, mi sento confuso, stanco, paranoico e ho paura, sì, ho paura delle conseguenze cui andrei incontro se la raccolta uscisse nella forma attuale. Perciò, aiutami, ti prego, ancora una volta. Ti prego, non rendermi la situazione ancora più difficile, perché ci vuole poco prima che io vada in pezzi per la consapevolezza di averti contrariato e deluso. Dio onnipotente, Gordon.

Ray

Ti prego, prendi tutte le iniziative necessarie per bloccare la pubblicazione del libro. E, ti prego, cerca di perdonarmi questa rottura.

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