Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Riccardin dal Ciuffo’ Category

Deodato e Altea. Due esistenze separate e parallele.

Lui di rara bruttezza ma di altrettanto rara intelligenza – fin dalla culla le sue percezioni sono molto più complesse e complete di quelle dei suoi genitori, in un incipit che risveglia ricordi lontani di Metafisica dei Tubi.

Lei di una bellezza assoluta ma perseguitata dalla fama di stupidità.

Deodato, fin da ragazzo, sviluppa un amore dai tratti della devozione per gli uccelli e dedica la sua vita ad una proficua carriera di ornitologo.

Altea è consapevole della sua bellezza e la sfrutta grazie a un segreto che sua nonna le ha svelato da bambina e che lei custodisce senza averne mai fatto parola ad anima viva.

Deodato riesce a volare come gli uccelli che osserva. Ne capisce la duplice natura divina e terrena.

Altea ha la capacità di osservare e trasfigurare ogni più piccolo dettaglio, possiede una propria luce e la capacità di amare realmente i gioielli. Di quell’amore che li tiene in vita e li fa risplendere.

Sulle orme della fiaba popolare francese, resa nota dalla versione del 1697 di Charles Perrault, Riccardin dal Ciuffo (o Enrichetto dal Ciuffo, in versione italiana), Amèlie costruisce una storia di contrappunti e risonanze. Di opposti e paradossi. Di unioni improbabili e contraddizioni fin troppo plausibili.

La bellezza è odiata ancor più della bruttezza ma la bellezza esiste o è davvero negli occhi di chi guarda?

La lentezza viene presa per stupidità ma la stupidità non è forse una comoda etichetta per ciò che è lo stupido a non comprendere?

Un balletto di buffe insensatezze, a volte tragiche a volte comiche, più spesso entrambe le cose insieme, accompagna le esistenze di Deodato e Altea mentre, in sottofondo, aleggia l’interrogativo atavico che ogni fiaba ed ogni autore si trova prima o poi a dover affrontare.

E l’amore, dunque?

Cos’è? Dov’è? Ne parliamo e siamo banali o non ne parliamo e non siamo interessanti? Il cliché del lieto fine o la scelta autogiustificatoria del finale triste? Amélie chiede consiglio alle storie del passato e niente meno che all’ombra di Balzac per cercare di inquadrare le sorti di Deodato e Altea.

L’amore è con ogni evidenza il banco di prova della letteratura. Tutto ci porta a credere che sia un soggetto irresistibile. I grandi scrittori che non hanno dedicato neppure una sola riga all’amore si contano sulle dita di una mano.

Annunci

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: