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Archive for the ‘1919’ Category

secondo la consuetudine della sua classe sociale, Katharine Hilbery stava servendo il tè. Questa occupazione assorbiva una minima parte dei suoi pensieri i quali erano oltre la breve barriera di ore che ancora li separava dalla mattinata del lunedì. Serviva il tè in silenzio, evidentemente padrona di una situazione che le era familiare, lasciando ai suoi gesti di compiere automaticamente quella funzione e senza costringere i pensieri ad occuparsene. Del resto era evidente al primo sguardo che sua madre, la signora Hilbery, era talmente dotata di quelle qualità mondane grazie alle quali ogni riunione di persone anziane attorno a una tavola da tè, diventa un piacevole avvenimento, che l’aiuto di sua figlia le era necessario solo per sbarazzarla della noia di occuparsi personalmente di tazze e piattini.

Era merito suo infatti il piacevole brusio che si udiva nella stanza, e l’evidente animazione dipinta sul volto degli ospiti che pure non erano riuniti da più di venti minuti. Katharine  guardandoli si disse che se qualcuno fosse improvvisamente entrato in quella stanza si sarebbe detto: “Come è accogliente questa casa” e, per aumentare quel senso di benessere mondano, rise lei stessa e disse qualche frase a vuoto, sebbene in realtà si sentisse estranea alla scena. In quell’istante la porta si spalancò per lasciare entrare un giovane. Katharine stringendogli la mano riflettè: “Che penserà di noi, non crederà che ci stiamo davvero divertendo?” … <Mamma, permetti, il signor Denham> disse poi a voce alta stimando che sua madre avesse dimenticato il nome del giovane.

Questo fatto non sfuggì all’interessato e aumentò quel senso di imbarazzo suscitato dall’arrivo di un nuovo venuto in un gruppo affiatato e che già ha avviato una conversazione. Denham ebbe l’impressione che migliaia di porte imbottite si fossero richiuse alle sue spalle isolandolo dal mondo esterno.

L’entrata del giovane aveva interrotto nel mezzo un discorso molto elaborato di Fortescue, il celebre romanziere, il quale perciò tenne in sospeso il finale della sua frase, mentre il nuovo venuto si sedeva. La signora Hilbery per mettere il giovane a suo agio, e ridare una certa unità alla conversazione, gli chiese: <Mi dica, cosa farebbe lei se avesse sposato un ingegnere e fosse costretto a vivere a Manchester?>

<Secondo me dovrebbe studiare il persiano> intervenne un vecchio signore secco come un chiodo. <Certamente sarà possibile anche a Manchester trovare qualche vecchio professore in pensione o qualche letterato ben contento di dare lezioni di persiano.>

<Una nostra cugina si è sposata ed è andata a vivere a Manchester> spiegò Katharine. Denham stava fra sé e sé imprecando contro la stupida idea che lo aveva spinto a barattare la libertà delle strade per quel salotto sofisticato, dove, fra le altre cose sgradevoli, gli sarebbe stato impossibile brillare nella migliore luce. Diede un’occhiata intorno. Katharine esclusa, il più giovane dei presenti aveva da tempo passata la quarantina. Si consolò pensando che l’aver incontrato una personalità famosa come Fortescue sarebbe stato un fatto di cui in futuro si sarebbe potuto rallegrare.

[…]

“E’ vivere che è importante, solamente vivere, il processo della scoperta, l’eterno e immutabile processo di scoperta, non la scoperta in se stessa”

Virginia Woolf, Notte e giorno, 1919

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