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Archive for the ‘Eyes Wide Shut’ Category

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Deliri del lunedì.

Quando qualcuno dice headbanging e la prima parola che ti viene in mente è cervicale

Antefatto

Sera. Interno di un locale, seduta ad un tavolo in amabile conversazione con un’amica.

Io: …no, perchè alla fine penso di avere più problemi con l’autorità di quanto mi piaccia ammettere…

Il mattino dopo

Interno. Bagno. Sottofondo: Buongiorno Doctor Feelgood – Virgin Radio

Sono più in ritardo del solito ma non sembro esserne particolarmente turbata. Anzi. Incurante dell’ora continuo ad indulgere in inconcludenti pratiche che comportano l’impiego di un mascara viola nuovo di zecca (donatomi dall’amica della sera precedente).

Radio: …e l’argomento di oggi è…Puntuali vs Ritardatari…

Io: mi volto indispettita verso la radio con l’espressione più tamarra che riesco a riesumare del tipo bècheccazzovuoi?

Radio: …gli psicologi sostengono che i ritardatari cronici sono generalmente persone con un ego particolarmente ingombrante e che hanno problemi a rapportarsi con l’autorità. […] …e sì, insomma, il ritardo cronico è una manifestazione del senso di soffocamento provocato dall’autorità…

Io: ——————-

Com’era già?

Talvolta la vita rigurgita coincidenze che nessun autore di narrativa oserebbe copiare.

Ecco, sì, proprio quella roba lì.

Ho intenzione di parlare anche di qualcosa? Sì, direi di sì, visto che c’è un’ingombrante locandina che troneggia sopra tutto ciò.

Eyes Wide Shut, Kubrick, 1999.

L’ultimo film di Kubrick. C’è qualcosa che si possa dire che non sia già stato detto? Quasi sicuramente no. Penso che sia stato il film più criticato e controverso di questo regista e penso che lo sia stato in buona parte proprio perchè è stato l’ultimo. Finalmente tutti si sono sentiti liberi di sbizzarrirsi senza il timore che una replica da parte di Kubrick stesso infliggesse loro una colossale figura di merda.

E quindi via libera ai cliché che si sono costruiti. Leggende sulla rottura Cruise/Kidman ad alimentare l’aura di maledettismo che avvolgeva l’’idea di lavorare con Kubrick già dai tempi di Shining e dell’esaurimento nervoso di Shelley Duvall. Voci più o meno fondate sulla versione finale: fedele o meno alle direttive del regista? Esperimento pseudo-erotico dalle incerte aspirazioni voyeuristiche. Evidenti segni di declino. E insomma, chi più ne ha più ne metta.

Ho rivisto questo film diverse volte. Mi è piaciuto fin da subito ma l’ho capito solo in un secondo momento. Adesso è uno di quei film che amo moltissimo e che continua a stupirmi ogni volta.

Certo, non è perfetto. Non è il capolavoro cinematografico che sono Arancia Meccanica o Shining. Per esempio, un grosso difetto – non da poco peraltro – è la scelta di Tom Cruise. Motivata dal fatto che Cruise era davvero il marito della Kidman – dal momento che era essenziale che la coppia protagonista fosse anche una coppia reale – e, se vogliamo, anche comprensibilmente giustificata dato che lei compensa e ripaga ampiamente per le mancanze di lui, ma comunque una scelta infelice. Cruise decisamente non è adatto alla parte. Il suo era un ruolo che richiedeva tutt’altra raffinatezza e anche tutt’altra presenza scenica. In Cruise c’è sempre quel sottofondo grezzo alla Top Gun che rischia di venir fuori persino sotto la direzione rigida di un regista come Kubrick.

Resta il fatto che i due protagonisti insieme funzionano e con loro anche tutto il film.

Parola d’ordine: Fidelio. La parola per entrare alla misteriosa festa mascherata. La parola chiave per leggere tutto il film. Fondamentalmente Kubrick inscena un tormentato balletto in onore della Fedeltà. Dei suoi lati positivi e di quelli più oscuri. Dell’amore che la reclama e del tormento che essa infligge a chi pure la desidera. E’ una celebrazione dello sconfinato potere della mente.

Teoricamente ispirato al racconto di Schnitzler, Traumnovelle, di fatto del testo non conserva quasi nulla se non lo spunto – peraltro molto vago – del concetto del “doppio sogno”, e della deviazione onirica/mentale come fuga dalla realtà effettiva. Non che questo sia una novità, dal momento che ogni volta che Kubrick si è ispirato ad un libro, del nucleo originario è sempre rimasto ben poco che non fosse trasfigurato dalla sua lente.

Da un punto di vista squisitamente psicologico EWS è al tempo stesso crudele e impeccabile. Alcuni dialoghi sono di un realismo disarmante nella loro imperfezione, nelle loro falle di logica così plausibili e istintive – primo fra tutti quello in camera da letto con la confessione di lei.

La camera da letto stessa, è di fatto, anche se non lo è fisicamente, il luogo dove si svolge tutta la vicenda.

E poi potrei andare avanti dilungandomi sulla bellezza e sulla bravura di Nicole Kidman, sulla bellezza di tutta l’ambientazione – a partire dalla casa della coppia fino alle camminate per le strade notturne – su quel senso di retrò che il film trasmetteva anche quando era appena uscito e che riesce ad arricchire la storia di una dimensione atemporale.

E poi ci sono quelle battute finali che sono a dir poco geniali.

Alice Harford: I do love you and you know there is something very important we need to do as soon as possible. 
Dr. Bill Harford: What’s that? 
Alice Harford: Fuck. 

Cinematografo & Imdb.

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No, questo non c’entra niente con il post.

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