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Archive for the ‘1901’ Category

– Eh, diavolo, c’est la question, ma très chère demoiselle!

La moglie del console Buddenbrook, seduta accanto alla suocera sul sofà rettilineo laccato di bianco e adorno di una testa di leone dorata, con i cuscini ricoperti di stoffa giallo-chiara, gettò un’occhiata al marito nella poltrona al suo fianco e venne in aiuto alla figlioletta, che il nonno teneva sulle ginocchia, presso la finestra.

– Tony! – disse. – Io credo che Dio…

E la piccola Antonie, una bimba di otto anni dalle membra delicate, vestita di un abitino di leggerissima seta cangiante, la graziosa testa bionda in po’ discosta dal viso del nonno, fissò verso il centro della stanza gli occhi grigio-azzurri sforzandosi di riflettere e, senza veder nulla, ripeté ancora una volta: – Com’è? – poi disse adagio: – Io credo che Dio…- E tutto d’un fiato, rischiarandosi in viso, continuò: -…mi ha creata insieme con tutte le altre creature – . Di colpo si trovò in carreggiata e snocciolò ormai, raggiante e inarrestabile, tutti gli articoli del credo, secondo il catechismo riveduto e corretto, uscito in quell’anno di grazia 1835 con l’approvazione dell’illustre e saggio Senato. Una volta lanciati, pensò la bimba, era come filar giù in slitta dal monte Jerusalem con i fratelli; i pensieri si perdevano, e non si poteva fermarsi, neanche volendo.

– E i vestiti e le scarpe, – disse – il mangiare e il bere, la casa e i terreni, la moglie e i figli, i campi e il bestiame…-

A queste parole il vecchio Johann Buddenbrook scoppiò in un’aperta risata, quella risata limpida e maliziosa, che teneva già pronta da un poco. Rideva per la gioia di potersi burlare del catechismo, e solo a tale scopo, probabilmente, aveva intrapreso il suo piccolo esame. S’informò dei campi e del bestiame di Tony, chiese quanto faceva pagare per un sacco di grano, e le propose di concludere affari con lei. La sua faccia rotonda, bonaria e rosata, alla quale con la migliore volontà non riusciva a dare un’espressione maligna, era incorniciata di capelli incipriati bianchi come la neve, e una specie di codino appena accennato cadeva sul largo colletto della sua giubba color grigio-topo. A settant’anni, egli restava fedele alla moda della sua gioventù; aveva rinunziato soltanto agli alamari fra i bottoni e alle grandi tasche, mai però in vita sua aveva portato calzoni lunghi. La sua vasta pappagorgia era comodamente adagiata sul jabot di pizzo bianco.

Tutti avevano fatto coro alla sua risata, soprattutto per ossequio al capo della famiglia. Madame Antoniette Buddenbrook nata Duchamps rise esattamente come suo marito. Era una signora corpulenta, con spessi boccoli bianchi sugli orecchi, un vestito a righe nere e grigio-chiare senza guernizioni, indizio di semplicità e di modestia; le mani ancora bianche e belle posavano sul grembo, stringendo una piccola borsa pompadour di velluto. Con gli anni i suoi lineamenti s’erano fatti stranamente simili a quelli del marito. Solamente il taglio e la vivacità dei suoi occhi scuri tradivano un poco la sua origine mezzo latina: da parte del nonno ella discendeva da una famiglia della Svizzera francese, ma era amburghese di nascita.

Sua nuora, Elizabeth Buddenbrook nata Kröger, rideva alla maniera dei Kröger, incominciando con uno scoppiettio delle labbra e premendo il mento sul petto. Come tutti i Kröger aveva una figura estremamente elegante; e se anche non la si poteva dire una bellezza, la sua voce limpida e pacata, i suoi movimenti tranquilli, dolci e sicuri davano a tutti un senso di chiarezza e di confidenza. Ai capelli rossicci, intrecciati in una piccola corona a sommo del capo e scendenti in larghi boccoli sugli orecchi, s’intonava la pelle bianchissima e delicata cosparsa di piccole efelidi.

T. Mann, I Buddenbrook, 1901

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