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Archive for the ‘E. Hirsch’ Category

Una volta tanto, qualcosa che nelle sale c’è già, fresco fresco di questa settimana con il titolo ridotto semplicemente a Autopsy visto che da noi si perde il significato del nome John/Jane Doe per chi non è identificato.

Piuttosto morboso, stando a quel che sembra dal trailer. Resta da vedere se manterrà le promesse o se si risolverà nella solita sequela di spaventi indotti dal sonoro.

Riesumato per l’occasione anche Emile Hirsh.

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Gemma e Diego. Una storia d’amore di quelle a cui è impossibile sfuggire. Ci provano. Soprattutto Gemma. Ma il loro è quell’amore travolgente, egoista, che si mangia tutto, le distanze, le miserie quotidiane, le domande.

Roma-Sarajevo. Un viaggio a ritroso nel tempo che Gemma intraprende insieme a suo figlio Pietro per raccontargli una verità che, in realtà, non sa nemmeno lei.

Un passato prepotente, che non si accontenta di rimanere sepolto. E il dolore. Tanto dolore, che esige di essere raccontato e ascoltato, che non accetta semplicemente l’oblio.

Gojko e la sua Sarajevo. Diego e le sue fotografie. Gemma e il suo segreto.

Una maternità cercata fino allo sfinimento, voluta con un’intensità tale da superare qualunque ostacolo, fisico o morale. Un desiderio di maternità cui Gemma e Diego non sanno rinunciare e che è esattamente come il loro amore, totalizzante ed egoista nel pretendere tutto dalle loro vite.

Venuto al mondo è una storia difficile. Nasce come libro di Margaret Mazzantini – uno dei pochi suoi che non ho ancora letto peraltro – e arriva sullo schermo con la sua sceneggiatura, a quattro mani col marito, Sergio Castellitto che è anche regista, come già fu per Non ti muovere. E sempre come in Non ti muovere si replica anche il felice connubio con Penelope Cruz, nei panni della bella e tormentata Gemma.

Una storia struggente, a tratti straziante, a cavallo tra due mondi apparentemente vicini ma poi sempre più distanti, divisi da quell’abisso incolmabile che è la realtà della guerra. Sarajevo. Prima, durante e dopo la guerra. Gemma. Prima, durante e dopo la sua personale guerra per Pietro, suo figlio. Una città e una donna bellissime che si riuniscono e si ritrovano a fare i conti con le macerie e le cicatrici. Perché il passato è più facile viverlo che ricordarlo. E’ più facile correrci attraverso che ripensarci, farci i conti, accettarlo.

Una galleria di personaggi vivissimi, complessi, impossibili da dimenticare. Ovviamente Penelope-Gemma, di una bravura commovente, ma anche Diego, interpretato da Emile Hirsch – che come personaggio in sé mi è risultato antipatico fin quasi alla fine, quando lo si capisce. E poi Gojko e Aska, due figure fortissime e disperate.

Unica critica per quel che riguarda il cast va alla scelta di Pietro Castellitto per la parte del figlio Pietro. Ok, han voluto coinvolgere il pargolo nella lavorazione familiare ma decisamente o non era pronto o non è proprio portato per quel mestiere perché è piuttosto inguardabile. Va bene che la sua è una parte relativamente minore.

Per il resto, regia impeccabile, immagini di grande delicatezza e intensità – anche le più crudeli durante la guerra – e soprattutto un perfetto equilibrio, senza eccessi da melodramma, impresa tutt’altro che facile, data la storia da raccontare.

Bello. Bellissimo. Assolutamente da vedere.

Doloroso, quello sì. Ma Margaret non è mai facile.

Cinematografo & Imdb.

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