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Archive for the ‘La regina dei castelli di carta’ Category

Sono finalmente arrivata alla fine della trilogia, sia con i libri sia con i film (gli originali svedesi).

I libri.

Nel complesso mi sono piaciuti e li ho trovati un buon esempio del loro genere. Non sono entrata a far parte di quelle schiere di fan sfegatati che assolutamente-non-puoi-smettere-di-leggere-finchè-non-arrivi-alla-fine, anzi, ho pure lasciato passare un anno tra la fine del secondo e l’inizio del terzo (guadagnandomi non poche accuse di bestialità&blasfemia nonché sguardi inorriditi e stridule esclamazioni del tipo manonpuoiinterrompertiallafinedelsecondooooo etc. etc.); però li ho apprezzati.

L’azione scorre veloce, gli intrighi sono complessi ma al tempo stesso presentati in un modo che rende agevole seguirne tutti gli aspetti. C’è suspense e c’è un buon ritmo. Quel che ci si aspetta da un buon romanzo di stampo investigativo. Sono commerciali Sì. E’ un male? Non direi, per lo meno fin tanto che, come in questo caso, il risultato è un prodotto di intrattenimento ampiamente godibile. La costruzione dei personaggi in più di un caso sfora nel cliché e Lisbeth è palesemente creata per affascinare, soprattutto un pubblico femminile, però il tutto mantiene un discreto equilibrio che fa sì che anche gli aspetti più prevedibili non guastino la lettura.

I film.

Il primo ancora ancora si salva, ma più che altro perché la trama di Uomini che odiano le donne è abbastanza lineare e si incentra su una vicenda chiusa e in qualche modo dai confini delimitati. Per questo motivo il film, seppur riduttivo non perde del tutto il ritmo dell’indagine e la tensione che si crea tra le vicende private di Lisbeth e le dinamiche dell’investigazione. Tant’è che si può benissimo apprezzare anche senza aver letto il libro.

Il secondo e il terzo, non so se per il cambio di regia o meno, sono un disastro. Prima di tutto, se non si conoscono i libri non si capisce niente. Vengono menzionati esplicitamente un sacco di nomi che, di fatto, nella dinamica del film non servono a niente ma hanno il solo scopo di dimostrare allo spettatore che ha letto il libro di aver inserito questo o quel personaggio e di non esserselo perso per strada. Ne La ragazza che giocava col fuoco tanto quanto c’è la vicenda del trafficking che ha una sua linea narrativa – anche se comunque il collegamento con Lisbeth risulta un po’ tirato per i capelli –, ma ne La regina dei castelli di carta, dove vengono tirate definitivamente le fila dell’intrigo governativo abbozzato fin dall’inizio, siamo alla catastrofe totale. E’ mortalmente noioso e confuso pur conoscendo le vicende. Tutta questa sfilata di agenti segreti e personaggi politici che sembrano capitati lì per caso, per non parlare del copione vero e proprio che è un susseguirsi di battute volte a spiegare nel minor tempo possibile quello che invece così risulta ancora più nebuloso.

Decisamente bocciati anche da un punto di vista meramente tecnico. Ora, normalmente tendo ad apprezzare molto il cinema che non sia di stampo hollywoodiano ma qui il livello è veramente bassino. Si salva Noomi Rapace che interpreta Lisbeth – anche se in realtà spicca nel primo mentre negli altri due, e soprattutto nel terzo, il suo ruolo viene parecchio banalizzato; si salvano gli interni – tutti rigorosamente Ikea – ma per il resto siamo in caduta libera. Va bene non ricercare i soliti volti all’americana ma un minimo di attinenza tra il personaggio e chi lo interpreta dovrà pur esserci. Nei libri sia Mikael Blomkvist che Erika Berger sono descritti come personaggi forti, fisicamente affascinanti e molto molto carismatici. L’attrice che interpreta Erika, volendo anche sorvolare su come hanno massacrato il suo ruolo, è una bella signora di mezz’età ma non ha nulla della donna disinibita e dominante del libro, e sinceramente, anche volendo tener conto delle differenze di gusti da paese a paese, non penso che ci sia qualcuno in tutta la Svezia che possa trovare attraente l’attore che hanno scelto per Blomkvist. Decisamente manca le physique du rôle e non c’è neanche una compensazione in termini di recitazione. Non ho visto il remake americano del primo film ma se non altro Daniel Craig è visivamente più adatto. Anche l’impostazione delle scene lascia molto a desiderare – il processo del terzo film è a dir poco imbarazzante – così come la scelta, a monte, di cosa inserire o meno. E’ vero che sono libri lunghi e probabilmente anche di non facile riduzione dal momento che sono moltissimi gli aspetti coinvolti che sono funzionali alla storia vera e propria, ma qui sfugge un po’ il criterio di selezione.

Morale. Leggete tranquillamente il libri ma risparmiatevi altrettanto tranquillamente i film.

Cinematografo e Imdb.

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