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Archive for the ‘Tutto su mia madre’ Category

Almodóvar è un regista che apprezzo ma non rientra tra quelli che amo incondizionatamente. Per dire, non è di quelli che devo assolutamente vedere al cinema. Ho sempre un po’ di diffidenza e mi baso abbastanza sulle sensazioni che mi lasciano trailer e presentazioni varie. Ha fatto film che adoro e che rientrano nei miei film preferiti in assoluto come Tutto su mia madre e Volver e film che ho veramente odiato come La mala educación e Parla con lei.

Trovo che sia un regista che viaggia in equilibrio su un confine sottile tra poesia e squallore. A volte riesce e rendere di una bellezza struggente anche le storie e i contesti più infimi mentre altre volte consegna ritratti di una bassezza disturbante. E questo indipendentemente dal tema trattato.

Che La pelle che abito fosse morboso si capiva fin dall’inizio. Fin dal trailer. Fin dalla trama. Sono andata a vederlo la sera d’uscita nelle sale ma avevo comunque timore che lo fosse troppo. La tematica sicuramente si presta: un affermato chirurgo plastico alle prese con i fantasmi del suo passato e con le ossessioni del presente, incarnate da un’enigmatica paziente-prigioniera.

Temevo che l’ambientazione ospedaliera e l’argomento chirurgico portassero ad un’eccessiva indulgenza in scene grandguignolesche ma da questo punto di vista i miei timori si sono rivelati infondati. Il centro di tutto sono l’Ossessione e l’Identità. E le tortuose profondità che esse possono raggiungere. Banderas – di nuovo sotto la direzione del suo regista per eccellenza – interpreta in modo impeccabile il protagonista e ci porta con sé in una spirale sempre più torbida e malata di tormento e ossessione. Ottima Marisa Paredes nei panni di Marilia e bellissima ed enigmatica Elena Anaya nel ruolo della paziente-oggetto.

Nel complesso è un film sì morbosissimo ma anche estremamente estetico, a livello quasi maniacale. La cura dell’ambientazione rispecchia in qualche modo l’ossessività per l’aspetto esteriore da cui il protagonista è afflitto. Anche la musica è pensata in modo da contribuire fisicamente alla creazione di una dimensione claustrofobica e inquietante. Certe inquadrature hanno la costruzione al tempo stesso naturale e studiata delle fotografie artistiche. Da vedere.

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