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Archive for the ‘J. Roberts’ Category

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Regia di Jodie Foster per l’affiatata coppia Clooney-Roberts.

Un thriller ma non solo. Forse un po’ film-denuncia.

Anche se, a ben vedere, non è tanto l’alta finanza ad essere messa sotto accusa, con i suoi spietati meccanismi per generare vuota ricchezza, quanto piuttosto il ruolo dei media nell’amplificarne gli effetti devastanti.

Money Monster è un programma divulgativo a tema finanziario.

E’ da cima a fondo lo stereotipo del programma americano, con un target di ascoltatori medio-basso. E’ spettacolo amplificato, come piace in America.

Lee Gates lo conduce da vera star, con tutto il repertorio di ammiccamenti, stacchetti e fascino da teleimbonitore arricchito di fama e farcito di ego.

Lee Gates fa il suo show. Il suo programma va forte. I suoi consigli finanziari vengono ascoltati. La gente si fida di lui. Forse troppo.

Patty è la sua regista. La sua segretaria, la sua assistente, la sua tutto-ciò-di-cui-ha-bisogno-Lee-per-funzionare.

La puntata è pronta. Si va in onda.

E in onda arriva Kyle.

Pistola in pugno e giubbetti imbottiti di esplosivo.

Prende in ostaggio Lee e parte del personale dello studio.

La diretta non può venire interrotta, altrimenti saltano tutti in aria.

Superato il primo momento di panico, Lee e Patty riprendono gradualmente in mano la situazione.

Fanno parlare Kyle, prendono tempo.

Kyle ha perso tutto perché ha dato retta a Lee e ha messo tutti i suoi soldi su un titolo che è improvvisamente crollato, contro ogni ragionevole previsione, creando un buco da 800 milioni di dollari.

I responsabili latitano. Gli addetti ai lavori evitano di rispondere e propinano alla gente termini pseudo-tecnici privi di significato.

Cos’è successo veramente? Dove sono finiti quei soldi?

Una corsa contro il tempo su più fronti. Quello di Kyle e Lee da un lato e quello di Patty dall’altro. Patty che cerca risposte da dare a Kyle per salvare Lee.

Lee che, in effetti, vorrebbe averle anche lui, quelle risposte. Perché è vero che ha consigliato un certo investimento ma è anche vero che lo ha fatto con la convinzione di sostenere un prodotto solido.

Patty dirige. Dirige la diretta improvvisata. Dirige l’esito dell’operazione di polizia. Dirige l’indagine sulla causa del tracollo.

Perché alla fine è solo un altro spettacolo.

Lo spettacolo della crisi. Lo spettacolo della menzogna. Lo spettacolo dell’economia americana che va avanti calpestando ogni cosa. Lo spettacolo della fiducia, tutta americana, nella parola data. Lo spettacolo di una realtà che, in definitiva, non è possibile scalfire.

Un buon film e un buon ritmo. Julia Roberts e George Clooney funzionano davvero bene e la storia, lungi dall’essere una crociata di redenzione per il trionfo della giustizia, mantiene un tono realisticamente disilluso.

C’è anche Giancarlo Esposito (Gus di Breaking Bad) che fa il capo della polizia.

Consigliato.

Cinematografo & Imdb.

Money Monster

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Soderbergh porta sullo schermo la storia di una delle più celebri class-action statunitensi. Nota sia per le proporzioni – una delle più grandi, quanto meno nell’ambito delle cause per avvelenamento – sia per l’entità del risarcimento.

La Pacific Gas & Electric fu infatti condannata a pagare 333 milioni di dollari agli oltre 600 residenti di Hinkley, California, per l’avvelenamento delle falde idriche. Si tratta del più alto risarcimento nella storia giudiziaria degli Stati Uniti.

La ricostruzione della vicenda è estremamente fedele e lo stile di Soderbergh rende il film avvincente senza bisogno di eccessivi interventi di drammatizzazione.

Erin, da sola, tre figli, senza lavoro, per una serie di circostanze finisce a lavorare nello studio legale di Ed Masry dove si imbatte, tra le varie pratiche, nella documentazione relativa all’acquisto di diverse proprietà immobiliari da parte della P.G.&E. Documentazione che, stranamente, comprende anche analisi mediche e referti clinici, tutti relativi a malattie particolarmente gravi. Erin non ha alcuna esperienza legale. Semplicemente, non capisce quello che legge e decide di indagare chiedendo informazioni ai diretti interessati.

Quello che scopre mettendo insieme i racconti degli abitanti di Hinkley e le informazioni che ricava dalla documentazione cui ha accesso è sconvolgente.

La P.G.&E. sta cercando di acquistare tutte le proprietà che si trovano su un’area che sa di aver contaminato tramite l’impiego del cromo esavalente nell’impianto. E cerca di farlo prima che qualcuno possa collegarla in qualche modo alle malattie che colpiscono gli abitanti di quella zona.

Il cromo esavalente viene impiegato come inibitore della ruggine nelle vasche di raffreddamento e presuppone l’assoluto isolamento di tali vasche. Nel caso dello stabilimento della P.G.&E. di Hinkley, California, questo piccolo particolare dell’isolamento delle vasche è stato, per così dire, dimenticato e per anni il cromo 6 è andato a inquinare le falde idriche della zona. Dall’esposizione prolungata a questo tipo di cromo può derivare una quantità spaventosa di malattie, prevalentemente degenerative e letali e, ovviamente, qualsiasi tipo di tumore. Come se non bastasse, il danno del cromo 6 va a infilarsi anche nel dna, il che significa che si trasmette il disastro ai figli.

Man mano che Erin indaga, le proporzioni della vicenda aumentano in modo impressionante ed emergono le storie di tutte le persone che hanno abitato nella zona anche negli anni precedenti.

Si delineano i contorni di un caso dalle dimensioni e dai costi che rischiano di schiacciare il piccolo studio legale di Ed Masry ma al quale ormai è impossibile voltare le spalle.

A interpretare Erin è Julia Roberts, che per la parte si prese anche il Golden Globe e l’Oscar nel 2001 e che è veramente perfetta sotto tutti i punti di vista. A dispetto dei ruoli prevalentemente fragili e romantici fatti apposta per i suoi occhioni e per il suo sorriso, qui la vediamo in un ruolo duro, un personaggio femminile perlopiù antitetico a quelli che interpreta di solito. Quello di Erin è un personaggio forte, disilluso, arrogante. Ed è anche difficile perché è sempre al limite, in equilibrio tra l’essere volgare e fuori posto e l’essere carismatica.

Ed Masry è interpretato da Albert Finney e l’accoppiata risulta estremamente riuscita.

Soderbergh mantiene un ritmo veloce, scorrevole, si attiene ai fatti e non indulge in inutili sentimentalismi o vuoti tentativi di spettacolarizzazione. Certo, il ruolo della Roberts è forse un po’ enfatizzato, ma più con ironia che con aspirazioni di eroismo. Un ironia diretta e immediata, in tono col carattere di Erin.

C’è anche Aaron Eckart in un ruolo marginale ma delicato e molto ben caratterizzato.

E c’è anche la vera Erin, nei panni di una cameriera all’inizio del film.

Bellissima anche la colonna sonora di Thomas Newman. A parte il fatto che io adoro tutto di questo film e che adoro Thomas Newman, qui davvero è stata un’ennesima scelta particolarmente azzeccata.

Assolutamente da vedere. A mio avviso il migliore di Soderbergh.

Nei contenuti speciali dell’edizione in dvd ci sono anche diverse interessanti interviste con i veri Ed e Erin. Merita darci un’occhiata.

Cinematografo & Imdb.

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Tratto dal testo teatrale di Tracy Letts, Agosto, foto di famiglia, e sceneggiato per lo schermo dallo stesso Letts, I segreti di Osage County è di sicuro uno dei film più cattivi che abbia visto di recente.

Una famiglia che si trova improvvisamente riunita a causa della scomparsa del padre. Una madre, Violet, le sue tre figlie, Barbara, Ivy e Karen, ciascuna con la sua storia, la sua famiglia – o quel che per essa – al seguito.

Incontri, dopo lunghe distanze di spazi e di tempo. Ma non è un caso se quelle distanze esistono.

Si creano quelle dinamiche tipiche della convivenza forzata con persone con cui fondamentalmente non si ha niente a che spartire. O con le quali forse c’è troppo passato in comune.

Se già di per sé la situazione insolita amplifica ed esaspera tensioni preesistenti, la malattia di Violet, fa da catalizzatore per portare alla luce quello che nessuno vorrebbe vedere, in un tacito accordo per cui ognuno si accontenterebbe solo di recitare la propria parte in quella forzata commedia di riavvicinamento per poi tornare al non detto della propria esistenza.

Il tumore nella bocca di Violet, drammaticamente fisico e simbolico, la trasforma in una spietata bocca della verità che, in virtù della malattia, si arroga il diritto di deporre i filtri che tutti gli altri cercano disperatamente di tenere in piedi.

Si innesca una spirale per cui qualsiasi parola che va oltre la frase di circostanza è potenzialmente pericolosa.

Rancori covati per anni e mai sopiti. Segreti mai rivelati e un fondamentale, imperante egoismo.

La scena centrale del pranzo è magistrale, così come anche quella, sempre a tavola, tra Barbara, Violet e Ivy.

A dominare sono proprio i personaggi di Violet e Barbara, la figlia maggiore, rispettivamente Meryl Streep e Julia Roberts, entrambe candidate all’oscar (meritatamente, anche se probabilmente non lo vinceranno) ed entrambe veramente perfette nei loro ruoli di stronze che più stronze non si potrebbe immaginare. La parte di Violet, poi, è difficilissima e immensa. E la Roberts incazzata fa persino un po’ paura.

C’è anche Juliette Lewis, in una parte abbastanza in tono con i personaggi che si trova ad interpretare di solito, svampita e sostanzialmente in ritardo sulla sua vita.

Gli uomini sono di contorno. Sono inutili galli che si contendono un potere che di fatto non hanno. Sono piccoli accessori nelle vite di donne troppo forti, fredde o semplicemente ferite, per essere davvero raggiunte.

Se la parte di Chris Cooper – Charlie – ha comunque un suo spessore – il ruolo di Ewan McGregor – senza neanche un vago accenno di un monologo o di una battuta un po’ lunga – è veramente marginale.

C’è anche Benedict Cumberbatch, che al momento va tanto di moda sull’onda di Sherlock e che, fa una particina, dignitosa ma troppo piccola per poterne apprezzare le eventuali doti.

Le differenze con il testo sono minime. Sono sfruttate diverse ambientazioni esterne, e sono state tagliate alcune brevi parti da due o tre scene ma sostanzialmente la trasposizione è pressoché letterale.

Da vedere e da leggere assolutamente.

Cinematografo & Imdb.

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