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Archive for the ‘E. Furlong’ Category

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Mi è sempre piaciuto tantissimo questo film. Più ancora del primo, anche se lo so che non si dovrebbe dire. Immagino che la cosa sia dovuta in parte al fatto che nell’84 ero ancora troppo piccola per apprezzare il genere mentre i primi anni Novanta erano il periodo perfetto per esaltarmi per questo tipo di cose. Non so neanche più quante volte l’ho visto ma è un altro di quelli che so a memoria.

Sempre James Cameron alla regia, sempre il binomio Schwarzy-Hamilton, con l’aggiunta di Robert Patrick e della sua espressione inquietante e di Edward Furlong – che al tempo mi piaceva pure perché era “già grande” – che esordisce in modo notevole in un ruolo importante, anche se il resto della sua carriera non è poi decollato come sembrava promettere.

Three billion human lives ended on August 29th, 1997. The survivors of the nuclear fire called the war Judgment Day. They lived only to face a new nightmare: the war against the machines. The computer which controlled the machines, Skynet, sent two Terminators back through time. Their mission: to destroy the leader of the human resistance, John Connor, my son. The first Terminator was programmed to strike at me in the year 1984, before John was born. It failed. The second was set to strike at John himself when he was still a child. As before, the resistance was able to send a lone warrior, a protector for John. It was just a question of which one of them would reach him first.

Gli avvenimenti dell’84 sono conclusi e debitamente insabbiati. Sarah Connor è rinchiusa in un ospedale psichiatrico e suo figlio, John, è in affido presso un’altra famiglia.

Visivamente spettacolare all’epoca – Oscar, tra gli altri, per i migliori effetti speciali visivi – resta tuttora incredibilmente ben fatto, anche allo sguardo ormai smaliziato dal digitale e dal 3D. Il T1000 è obiettivamente fighissimo e ci sono alcune scene che non riesco a immaginare migliorabili, tipo quella della testa aperta a metà o, in generale, tutte quelle dove si vede la massa di metallo liquido. Si nota forse un po’ di stacco dal contesto, una leggera sovrapposizione, ma era veramente avanti per quegli anni.

Ecco, appunto, gli anni. Ci sono gli anni Ottanta che saltano fuori da tutte le parti. L’icona rock e un po’ metallara che sta alla base di tutto il contesto, le moto, la musica, i vestiti di pelle, gli atteggiamenti spacconi, una certa fascinazione per le armi e la violenza in generale.

C’è anche una discreta ironia che dà origine ad alcuni momenti spassosi e ormai famosissimi – John che cerca di insegnare al Terminator a parlare come le persone normali – Hasta la vista, baby – o che cerca di convincerlo che non può andare in giro ad ammazzare tutti.

John Connor: Jesus, you were gonna kill that guy.

The Terminator: Of course; I’m a terminator.

John Connor: You just can’t go around killing people.

The Terminator: Why?

John Connor: What do you mean why? ‘Cause you can’t.

The Terminator: Why?

John Connor: Because you just can’t, OK? Trust me on this.

La trama regge bene. Continuo ad avere solo qualche dubbio sull’età di Sarah quando ha avuto il figlio ma confido che presto risolverò il dilemma. Azione ben strutturata, senza vuoti, funzionale alla storia.

Questa versione di Sarah Connor poi è fantastica. E’ stato il mio personaggio preferito fin dalla prima inquadratura sulla sua spalla mentre fa le trazioni nella cella – per la cronaca, da allora ho sempre voluto farle anch’io ma non sono ancora riuscita ad andare oltre a due. Anche qui troviamo molti anni Ottanta, in questa immagine della donna dura a tutti i costi che però non riesce a trattenere la tirata femminista sugli uomini che sanno solo creare armi ma non sanno niente di come si crea una vita. Però è un personaggio veramente cazzuto. Come dice John di sua madre, è sempre pronta a tutto, niente la sconvolge e niente la distoglie dal suo obiettivo. Ok, sì , la scena in cui si fa cucire fa forse un tantino troppo Rambo, ma va bene, io continuo ad amarla tantissimo.

E poi potrei andare avanti ancora un bel po’, perché ci sono veramente molte scene o battute che sono entrate a far parte dei riferimenti fissi per un certo filone di film. E’ vero che l’idea originale era quella del primo Terminator, ma questo – oltre ad essere uno dei numeri due meglio riusciti di quegli anni e non solo – è arrivato in un periodo particolarmente ricettivo per questo genere ed è rimasto inevitabilmente molto più impresso nell’immaginario. E’ con questo che la figura del Terminator è diventata definitivamente rappresentativa dei film d’azione degli anni Ottanta/Novanta, allo stesso modo in cui il caro vecchio Arnold è rimasto da allora sempre e comunque Terminator – e mi risparmio le battute sull’opportunità di utilizzare la citazione del titolo come slogan in campagna elettorale.

Per la cronaca. Due anni fa sono stata a visitare gli Universal Studios a Los Angeles e c’era anche una parte consistente dedicata a Terminator. E’ vero che in parte era solo una grande attrazione a tema, però il bello è che anche le attrazioni per turisti lì sono fatte con materiali e tecniche utilizzati realmente nei film e con la partecipazione di attori professionisti – nel caso specifico c’era anche una parte girata apposta con Linda Hamilton e Edward Furlong. E i robot che ti sparavano addosso erano dannatamente uguali a quelli del film.

Ho anche la foto di rito sulla moto di Schwarzy della quale sono molto orgogliosa – anche se evidentemente non abbastanza da metterla qua sopra. Ok, fine del momento delle rimembranze.

Cinematografo & Imdb.

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