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Archive for the ‘Il tempo è un bastardo’ Category

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nel bagno del Lassimo Hotel. Sasha si stava ritoccando l’ombretto giallo davanti allo specchio, quando sul pavimento accanto al lavandino notò una borsa, probabilmente della signora che sentiva dare pipì piano piano da dietro la porta modello caveau di uno dei gabinetti. Dal bordo della borsa, appena visibile, spuntava un portafoglio di pelle verde chiaro. Per Sasha fu facile rendersi conto, ripensandoci poi, che a provocarla era stata la fiducia cieca della donna: Viviamo in una città dove la gente ti ruba anche i capelli dalla testa, se solo gliene dai occasione, e tu molli la tua roba in bella vista aspettandoti pure di ritrovarla quando torni? Le aveva fatto venire voglia di darle una lezione. Ma quel desiderio camuffava solo in parte la sensazione più profonda che Sasha aveva sempre: il portafoglio, gonfio e morbido, che si offriva alla sua mano. Sembrava così banale, così terra terra lasciarlo lì senza cogliere l’attimo, accettare la sfida, fare il salto, tagliare la corda, fregarsene della prudenza, vivere pericolosamente (“Sì, ho capito”, disse Coz, il suo psicologo) e prenderlo quel cazzo di portafoglio.

“Cioè rubarlo”.

La mia seconda esperienza di Jennifer Egan. E continua a piacermi sempre di più.

Il tempo è un bastardo, premio Pulitzer 2011, è una via di mezzo tra un grande affresco e una raccolta di racconti.

Storie apparentemente scollegate ma in realtà, profondamente complementari. Ogni capitolo approfondisce un dettaglio.

Ogni storia, fornisce un’angolazione diversa.

E l’insieme di questo collage copre tutto l’arco della vita dei personaggi. Anche quelli che sembravano abbandonati.

Tutto torna e tutti si ritrovano.

Niente viene lasciato irrisolto o in sospeso.

Sappiamo come vanno a finire tutte le trame. Anche se al centro non ci sono mai gli stessi protagonisti.

La Egan ha un modo di scrivere incredibile. E’ pulita, limpida, essenziale.

Riesce a tracciare un quadro di una complessità incredibile senza mai, neanche per un momento, appesantire la trama o allentare la tensione.

New York ma non solo. Tra gli anni Settanta e il futuro.

Storie di incontri e di perdite. Storie di aspettative e fallimenti.

Il panorama feroce dell’industria musicale, del giornalismo e di un’America brutale e impietosa.

E l’ottusa voracità di un tempo che, nella maggior parte dei casi, divora ma che, a volte, perdona e ti lascia passare.

Jennifer Egan, Il tempo è un bastardo, Minimum Fax 2011

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