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Archive for the ‘Muses’ Category

Io DEVO andare a vedere questa cosa.

Poi sarà una tamarrata, ma devo vederla.

29 e 30 ottobre.

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Ho cominciato Muses con aspettative effettivamente piuttosto alte, sulla scia dei diffusi entusiasmi che si riscontrano in rete. Questo forse ha contribuito ad amplificare la mia non proprio delusione ma quanto meno freddezza nei confronti di questo libro. Non è che non mi sia piaciuto del tutto. Indubbiamente è scritto bene e il ritmo della narrazione tiene senza cali dall’inizio alla fine. Eppure.

Eppure c’è qualcosa che non mi ha convinta fino in fondo. Qualcosa che mi ha impedito un effettivo coinvolgimento emotivo. Mi rendo conto, mentre ne scrivo, che non ho avuto nessun tipo di reazione empatica. Se togliamo l’incazzatura per il finale che, effettivamente, alza parecchio e di colpo la posta lasciandomi lì a chiedermi da un lato dove andrà a parare e dall’altro se il libro successivo riuscirà ad esserne all’altezza.

La protagonista. Alice de Angelis non mi è poi così simpatica. Mi irrita la sua costante autocommiserazione latente. E trovo che sia fondamentalmente già vista e rivista. Un po’ Lisbeth Salander, un po’ Alice di Dimitri e un po’ cliché tagliato con l’accetta dell’adolescente perennemente in conflitto che finalmente trova una motivazione e una giustificazione al suo disagio. Probabilmente a 15 anni, quando io per prima ero perennemente incazzata e a disagio come ogni 15enne che si rispetti, l’avrei adorata. Ora mi ispira diffidenza. Starò invecchiando. Penso che, pur mantenendo gli stessi tratti, avrebbe potuto venir fuori un personaggio molto più affascinante se la connotazione fosse stata un po’ più delicata e meno ostentata.

La storia. L’idea di andare a pescare nella mitologia greca è buona ma anche qui, l’avrei apprezzato molto a 15-16 anni quando avevo appena iniziato il liceo classico. Ora come ora mi sapeva un po’ di quelle operazioni tipo il film sui Titani. Per la serie, non sappiamo più cosa inventarci allora andiamo a pescare nella mitologia che tanto lì di roba ce n’è sempre. Poteva esserci un po’ più di rielaborazione sul tema e non solo qualche copia&incolla qua e là.

La trama vera e propria. Troppi ribaltamenti. E alcuni troppo repentini da risultare pretestuosi (tipo i colpi di scena alla Lost perché non si sapeva più come sbrogliare la situazione).

Posto questo, rimane comunque, come dicevo all’inizio, un libro nel complesso gradevole, ben scritto e scorrevole. Ha delle potenzialità.

Morale? Speravo meglio ma a un certo punto ho temuto di peggio. Lo consiglio? Non lo so, fate un po’ voi. Magari sono io che l’ho preso per il verso sbagliato. Leggerò il secondo? Inevitabilmente sì: la mia dipendenza da ciò che è seriale è cosa cognita, a prescindere. E poi non vorrei mai farmi scappare l’occasione di ricredermi.

Piccolo appunto polemico – ma non nei confronti dell’autore o del libro in sé. Con quello che la Mondadori fa pagare i libri mi aspetterei che i soldi per un correttore di bozze li avesse e di non trovarmi refusi o errori di battitura. E’ più forte di me, son cose che mi infastidiscono enormemente.

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