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The sky is turning red

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Mah.

Il primo mi era piaciuto abbastanza.

Il secondo già sembrava un po’ stantio, benché la regia fosse ancora di James Wan.

Il terzo l’ho visto ma, spulciando nel blog, mi accorgo ora che mi sono pure dimenticata di parlarne.

Deduco che non fosse un granché ma onestamente dovrei rivederlo – per amore di completezza delle saghe e dei post – perché non me lo ricordo molto.

E arriviamo con fatica a questo quarto capitolo che in realtà è un sequel del prequel, vale a dire che cronologicamente è il secondo capitolo, mentre il terzo è il primo e il più è il meno e il meno è il più e trallallà.

Stasera non ce la posso fare.

A un certo punto spoilererò. Come al solito avviserò per tempo.

Andiamo ancora a ritroso nelle vicende della sensitiva Elise (Lyn Shaye) e risaliamo alla sua infanzia. Vediamo una giovanissima Elise alle prese con i suoi poteri e con qualcosa che non è ancora in grado di gestire e che lascerà un segno indelebile nella sua vita.

A distanza di tanti anni, quando Elise ha ormai avviato ufficialmente la sua attività di sensitiva insieme agli assistenti Specs e Tucker, qualcuno telefona per chiedere il suo aiuto. Quando la donna chiede a che indirizzo recarsi, manco a dirlo, vien fuori che è proprio quello della sua vecchia casa.

Elise torna dunque ad affrontare i suoi fantasmi, veri o simbolici, una volta per tutte.

L’idea è standard, pure troppo, ma la cosa di per sé potrebbe anche non essere determinante.

Il problema è che questo Insidious: l’ultima chiave è di una noia mortale.

La sceneggiatura dire che zoppica è farle un complimento. Succedono tre cose in croce e sono super telefonate prima e super trascinate dopo.

In certi momenti sembra che gli attori siano stati abbandonati sul set e non sappiano come ammazzare il tempo.

Recitazione nettamente inferiore a tutti i capitoli precedenti – sembra che manco più la Shaye sappia recitare e ostenta il pathos di un portaombrelli – con picchi che vanno ben oltre l’imbarazzante (per chi l’ha visto – non trovate che la scena del diner sia la cosa più agghiacciante di tutto il film?).

Tensione che non si crea neanche per sbaglio. Mostro che si vede bene quasi subito – poco mancava che si presentasse.

L’Altrove – che dovrebbe essere il fulcro distintivo di questa saga – è utilizzato in modo vago e quasi di sfuggita e si arriva al culmine e alla risoluzione senza praticamente accorgersene – del tipo ah-ma-quello-che-abbiamo-appena-visto-era-lo-scontro-decisivo?

Scontro decisivo che

SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER

consiste nella cacciata del temibile e pericolosissimo demone con una lampadata in faccia – peraltro da parte di un fantasma che stava già nell’Altrove e che quindi non si capisce perché non abbia mosso le spirituali chiappe anche prima – andando così a finire al secondo posto come Peggior Cacciata di Demone dopo quella di The Nun

Se continuo a beccare film demmerda questa classifica potrebbe anche diventare un progetto serio.

Morale. Perdibilissimo.

Poi forse davvero mi rivedo il 3 giusto per completare la serie di post.

Forse.

Cinematografo & Imdb.

In uscita entrambi nel 2019, anche se non ci sono ancora date precise.

Questo mi ispira veramente tantissimo. E sono super felice per la scelta di Anya Taylor-Joy.

 

Questo mi incuriosisce – e sicuramente sono contenta per il ritorno in casa X-Men visto che mi mancavano un po’ – ma non sono ancora del tutto convinta della scelta di Sophie Turner per Jean Grey. Oltre al fatto che non ho mai amato molto Jean Grey, non sono ancora riuscita a vederla interpretata da un’attrice realmente adatta. E poi continua a disturbarmi che non sia Halle Berry a fare Tempesta.

Poi vabbè, han montato tutti e due i trailer con delle colonne sonore con i controcazzi e questo già li fa sembrare film fighissimi a prescindere.

Detto ciò, sono fiduciosa.

In uscita tra un mesetto, il 15 novembre.

Penso che sarà esattamente quello che ci si aspetta che sia. Il che, per quel che mi riguarda, non può essere che un bene.

Aspettiamo con impazienza 🙂

1937, regia di William A. Wellmann, coppia Janet Gaynor e Fredric March.

1954, regia di George Cukor, coppia Judy Garland e James Mason.

1976, regia di Frank Pierson, coppia Barbara Streisand e Kris Kristofferson.

2018, regia di Bradley Cooper, coppia Lady Gaga (Stefani Germanotta) e Bradley Cooper.

Siamo dunque al terzo remake, basato prevalentemente, se non ho capito male, sullo script della versione del 1954.

 

Jackson Maine è un musicista di successo con gravi problemi di alcoolismo. Una sera, dopo un concerto, mentre va a zonzo per la città in cerca di bar aperti, si imbatte in un locale in cui cantano dal vivo e si trova ad assistere all’interpretazione de La Vie en Rose di una curiosa ragazza dalle sopracciglia finte che si esibisce in una serata dedicata alle drag queen.

Affascinato e incuriosito, Jackson riesce a convincere la ragazza ad andare a bere qualcosa con lui. Lei si chiama Ally. Ha riconosciuto Jackson ed è curiosa e diffidente allo stesso tempo. Ha modi spicci, un naso troppo grande e una voce incredibile.

Per Jackson è colpo di fulmine per Ally. Per la sua voce, per le parole che scrive ma che non osa cantare in pubblico. Decide allora di portarla con sé per far conoscere a tutti questa voce fantastica. Per far ascoltare a tutti quello che Ally ha da dire.

 

All’inizio ero perplessa. Perché, nonostante l’ambientazione mi piacesse molto, ho trovato troppo affrettato il nascere della situazione. Troppo pretestuoso l’incontro tra Jackson e Ally, troppo rapida a crearsi l’intesa tra i due. Per il primo quarto di film – che è poi quello su cui è impostato il trailer – ho temuto che, davvero, fosse tutto lì. Una storia d’amore a sfondo musicale, di quelle che andavano tanto di moda negli anni Ottanta-Novanta.

E poi.

Poi, Jackson porta Ally sul palco e sì, magari un po’ di diffidenza c’è ancora ma è impossibile non sentirsi coinvolti. La voce di Gaga arriva come un’onda trascinante di emozione e ti tira dentro la storia.

Storia che, nel frattempo, lascia gradualmente i toni iniziali da favoletta per addentrarsi in angoli decisamente più bui e più scomodi.

I personaggi prendono realmente forma e sia Jackson che Ally assumono spessore e profondità.

Poi, ok, per molti versi la trama in sé rimane comunque prevedibile ma questo elemento diventa via via sempre più insignificante a fronte delle ottime prove dei due protagonisti.

Se Cooper, oltre a rivelarsi un valido regista, è indiscutibilmente bravo ad alternare i momenti da bello e dannato con parentesi di intensa vulnerabilità, la vera meraviglia è Lady Gaga che spero con tutto il cuore di vedere candidata agli oscar.

Al di là della sua voce – forse non realmente nota a tutti nel pieno della sua potenza – e della bellezza delle sue canzoni – Shallow e Always Remember Us This Way mi hanno davvero fatto venire la pelle d’oca –  Stefani Germanotta si dimostra un’ottima attrice in un ruolo articolato che presenta una sensibile evoluzione e diverse variazioni di tono.

Un ruolo che si discosta completamente dal suo personaggio e dal suo canone standard, lontano da trucchi, costumi e atteggiamenti da diva. Un ruolo pulito, essenziale e molto umano che Gaga restituisce alla perfezione, senza mai strafare, mai finire sopra le righe ma dando vita ad un personaggio molto toccante e molto vero.

In definitiva sì, forse è un po’ troppo romantico per i miei gusti e sì, forse è sempre la solita vecchia storia, ma le interpretazioni di Cooper e Gaga fanno passare in secondo piano le pecche e lo rendono a tutti gli effetti un ottimo film.

Degni di nota anche Sam Eliott nel ruolo del fratello e manager di Jackson e Andrew Dice Clay nei panni del papà di Ally.

Cinematografo & Imdb.

Elizabeth my heart is thine

Da un’altra vita.

WEEKLY HORROR – Hell Fest

E sempre perché si avvicina Halloween…

In uscita, ovviamente il 31 ottobre.

Direi che ha tutte le carte in regola per essere un mega cagatone teen horror ma l’ambientazione dei tunnel dell’orrore mi mette irrimediabilmente ansia quindi potrebbe pure piacermi.

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