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Archive for the ‘La nostalgia felice’ Category

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Il primo dei miei fu il Giappone. Cominciai a narrarlo a me stessa quando mi strapparono di lì, all’età di cinque anni. Molto presto, le lacune della mia storia mi misero in difficoltà. Che cosa potevo dire del paese che avevo creduto di conoscere e che, con il passare degli anni, si allontanava sempre di più dal mio corpo e dalla mia testa? 

Non c’è stato un momento in cui ho deciso di inventare. Succede e basta. Non si è mai trattato di insinuare il falso nel vero, né di attribuire alla verità una parvenza di falsità. Quanto si è vissuto lascia una musica nel cuore: è quella musica che ci si sforza di ascoltare tramite il racconto. Si tratta di scrivere questo suono con i mezzi del linguaggio. Un’operazione che presuppone tagli e approssimazioni. Si sfronda per mettere a nudo il turbamento che ci ha conquistati.

Il racconto del ritorno di Amélie al suo amato Giappone. Un viaggio sentimentale nel vero senso del termine perché più che la componente geografica a dominare è il percorso emozionale di Amélie.

Un viaggio a ritroso nei luoghi della sua infanzia e prima giovinezza che è al tempo stesso confronto con se stessa – perché al ricordo che abbiamo del passato non corrisponde sempre la realtà del passato stesso – e, in certa misura, espiazione – perché tutti abbiamo qualcosa di sospeso nel nostro passato.

Il ritrovamento della tata, Nishio-san, vera seconda madre per Amélie, e l’incontro con Rinri, il fidanzato dei suoi vent’anni.

Ritrovarsi è un fenomeno così complesso che andrebbe affrontato soltanto dopo un lungo apprendistato, oppure bisognerebbe semplicemente proibirlo.

I ricordi che affiorano e vanno a colmare le lacune laddove il tempo e la distanza hanno compiuto il loro lavoro di tarme sulla trama della memoria.

Il continuo trovarsi combattuta tra due culture profondamente diverse e il radicato senso di appartenenza ad entrambe.

Il concetto di Natsukashii, nostalgia felice, così estraneo alla mentalità occidentale. La serena accettazione del fatto che ciò che si è perso, si è lasciato, non ci verrà dato una seconda volta. L’essere in pace con ciò che è passato unito allo struggimento che ci lega ad esso.

E la consueta, cinica, divertita ironia di Amélie, prima di tutto nei confronti di se stessa.

La sua capacità di raccontarsi dal più profondo della sua interiorità e di mantenere al contempo su se stessa uno sguardo esterno, lucido, a tratti ironicamente condiscendente.

E’ una legge immutabile dell’universo: se ci è dato di provare un’emozione forte e nobile, un grottesco incidente arriva subito a rovinarla.

Bello. Diverso da tutti i suoi romanzi ma intimamente legato ad essi.

Il ritorno di Amélie in Giappone è stato anche documentato nel cortometraggio di Laureline Amanieux e Luca Chiari, Une vie entre deux eaux.

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Sono alla seconda influenza di fila ed è ormai un fatto che il mio corpo non mi risponde più e le mie capacità espressive ne risentono, motivo per cui mi limito a qualche segnalazione, seppur un po’ tardiva.

Tornano i Wu Ming e questo è in libreria dall’8 aprile.

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«Te lo si conta noi, com’è che andò. Noi che s’era in Piazza Rivoluzione. Qualchedun altro te lo conterebbe – e magari te l’ha già contato – come son buon tutti, cioè a dire col salinzucca di poi, dopo aver occhiato le stampe sui libri, varda, c’è Madama Ghigliottina, c’è il ritratto di Robespierre, volti la pagina e c’è la mappa delle battaglie, e dal capo alla coda si snocciano gli anni cosí, come fossero olive: 1789, 1793…»

1794. Parigi ha solo notti senza luna. Marat, Robespierre e Saint- Just sono morti, ma c’è chi giura di averli visti all’ospedale di Bicêtre. Un uomo in maschera si aggira sui tetti: è l’Ammazzaincredibili, eroe dei quartieri popolari, difensore della plebe rivoluzionaria, ieri temuta e oggi umiliata, schiacciata da un nuovo potere. Dicono che sia un italiano. Orde di uomini bizzarri riempiono le strade, scritte enigmatiche compaiono sui muri e una forza invisibile condiziona i destini, in città e nei remoti boschi dell’Alvernia. Qualcuno la chiama «fluido», qualcun altro Volontà. Guarda, figliolo: un giorno tutta questa controrivoluzione sarà tua. Ma è meglio cominciare dall’inizio. Anzi: dal giorno in cui Luigi Capeto incontrò Madama Ghigliottina.

***

In questo romanzo troverete:

La torre di Piazza Rivoluzione. Da lassú si vede persino il Belgio, ma non la Vandea.

La ghigliottina. Ça va sans dire!

Il fluido magnetico. Funzionerebbe anche se non esistesse. Sono sempre gli uomini a magnetizzare le donne, sono sempre i nobili a magnetizzare i contadini.

Il castigamatti. Va bene slegare gli alienati, ma bisogna avere un piano B.

Il gladio della legge. Tutti lo invocano. Se non colpisce chi accaparra e affama, ci penserà lo «Spirito di Marat».

Lo spirito di Marat. L’Amico del Popolo è sempre con noi.

Lo «Spirito di Marat». Si abbatte sulle teste dei monopolatori, dei muschiatini, di tutti i nemici del popolo. Si dice sia un femore umano placcato d’argento.

La Festa dell’Unità. Si chiama proprio cosí, ma non è la stessa.

La lettera R. Viene dopo la Q. Alcuni si rifiutano di pronunciarla, pa’ola mia!

Il pane dell’uguaglianza. Se lo scagli contro un muro ci rimane appiccicato, ma altro non c’è.

Il folgoratore. Gira la manovella: la scossa può stendere una schiera di soldati.

Il potere esecutivo. Si abbatte sulle teste dei giacobini, dei sanculotti, dei terroristi.

I ferri da calza. Possono arrecare gravi danni. Le Streghe della Montagna mirano alla faccia.

L’uomo della merda. Esce dal gabinetto con il suo seguito di topi e scarafaggi, per trascinarti giú.

Poi.

Questo in realtà è uscito il 20 febbraio ma siccome credo di esser stata rapita dagli alieni proprio in quei giorni, non me ne sono accorta.

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“…sono a Tokyo, la città delle pazze avventure della mia giovinezza.”

Un bizzarro e coinvolgente viaggio sentimentale: sedici anni dopo le tragicomiche peripezie raccontate in Stupore e tremori e in Né di Eva né di Adamo, Amélie Nothomb torna in Giappone. È l’occasione per rivedere i luoghi e le persone amati dopo lo spaventoso terremoto di Fukushima del 2011.

Vorrà dire che saranno altri due titoli da inserire nella lista della spesa per il Salone del Libro di quest’anno.

 

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