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Archive for the ‘1956’ Category

 

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offrirle i miei servizi? Temo che lei non sappia farsi intendere dall’esimio gorilla che presiede ai destini di questo locale. In effetti, egli parla soltanto olandese. Se non mi autorizza a patrocinare la sua causa, non indovinerà che lei desidera del ginepro. Ecco, oso sperare che m’abbia capito; quella scrollata di capo deve significare che si arrende alle mie ragioni. Infatti si muove, si affretta con saggia lentezza. Lei è fortunato, non brontola. Quando si rifiuta di servire, gli basta un brontolio: nessuno insiste. E’ un privilegio degli animali superiori signoreggiare i propri umori. Ma io le tolgo il disturbo, felice di esserle stato utile. La ringrazio, e accetterei, se fossi sicuro di non passare per seccatore. Lei è troppo gentile. Metterò il mio bicchiere accanto al suo. Ha ragione, quel mutismo è assordante. E’ il silenzio delle foreste primitive spinto fino al massimo. A volte l’ostinazione con cui il nostro taciturno amico tiene il broncio alle lingue civili mi stupisce. Il suo mestiere è di accogliere marinai di ogni nazione in questo bar di Amsterdam ch’egli d’altronde, non si sa perché,   Mexico-City. Con tali incombenze, c’è da temere che la sua ignoranza sia d’incomodo, non le pare? Pensi all’uomo di Cro-Magnon in pensione nella torre di Babele. Si sentirebbe per lo meno spaesato. Invece no, costui, l’esilio non lo fa soffrire, va per la sua strada, non c’è niente che lo scalfisca. Una delle poche frasi che gli abbia sentito uscir di bocca proclamava che se piace è così, se no niente. Che cosa doveva piacere? Lui stesso, senza dubbio. Le confesserò che sono attratto da questi esseri tutti d’un pezzo. Quando uno, di mestiere o per vocazione, ha meditato a lungo sull’uomo, gli accade di provar nostalgia per i primati. Quelli non hanno pensieri reconditi. A dire il vero, il nostro ospite ne cova alcuni, per quanto oscuramente. A furia di non capire quello che vien detto in sua presenza, s’è fatto un carattere diffidente. Perciò quell’aria grave e ombrosa, come se avesse almeno il dubbio che qualcosa non va per la quale, fra gli uomini. Questa disposizione d’animo non facilita le discussioni che non riguardano il suo mestiere. Guardi per esempio, sopra la sua testa, sulla parete in fondo, quel rettangolo vuoto che segna il posto di un quadro. C’era veramente un quadro, molto interessante, un vero capolavoro. Ebbene, ero presente quando il signore di questo luogo l’ha avuto e quando l’ha ceduto. In entrambi i casi con eguale diffidenza, dopo settimane che ruminava. Su questo punto, dobbiamo ammettere che la società ha guastato un poco la franca semplicità della sua natura. Noti bene che io non lo giudico. Considero fondata la sua diffidenza e la condividerei con piacere se, come lei vede, non vi si opponesse la mia indole comunicativa. Io chiacchiero, ahimè, e faccio conoscenza facilmente. Per quanto sappia mantenere le opportune distanze, ogni occasione è buona. Quando vivevo in Francia, non potevo incontrare un uomo intelligente che subito non facessi con lui compagnia. Ah! Vedo che lei aggrotta le ciglia per questo imperfetto del congiuntivo. Confesso d’avere un debole per quel modo e per il bel parlare in genere. Un debole che mi rimprovero, creda. So benissimo che preferire la biancheria fine non implica necessariamente che uno abbia i piedi sporchi. Ma non vuol dire. Lo stile, come la popeline, nasconde troppo spesso qualche eczema. Mi consolo dicendomi che alla fin fine neanche i mal parlanti sono puri. Ma sì, prendiamo un altro ginepro. Lei si fermerà molto ad Amsterdam? Bella città, vero? Affascinante? Ecco un aggettivo che non sentivo da tempo. Precisamente da quando ho lasciato Parigi, sono anni. Ma anche il cuore ha la sua memoria ed io non ho dimenticato nulla della nostra bella capitale, né dei lungo Senna. Parigi è un artifizio perfetto, una scena stupenda, popolata da quattro milioni di figurine… Quasi cinque milioni, secondo l’ultimo censimento? Sia pure, avranno figliato. Non me ne stupisco. Mi è sempre parso che i nostri concittadini avessero due frenesie: le idee e la fornicazione. A diritto e a rovescio, per così dire. Però, guardiamoci dal condannarli; non sono i soli, tutta l’Europa è allo stesso punto. Talvolta penso a quel che diranno di noi gli storici futuri. Per l’uomo moderno, basterà una frase: fornicava e leggeva giornali. Dopo questa definizione lapidaria, l’argomento, direi, sarà esaurito. Oh, no, gli Olandesi, sono molto meno moderni! Hanno tempo, li guardi. Che cosa fanno? Ebbene, questi signori vivono del lavoro di quelle dame. D’altronde, maschi e femmine, sono creature molto borghesi, venute qui, come al solito, per mitomania o per stupidità. Per eccesso o per mancanza di immaginazione, insomma. Di tanto intanto, questi signori maneggiano il coltello o la rivoltella, ma non creda che ci tengano. Debbono recitare la loro parte, e muoiono di paura bruciando le ultime cartucce. Ciò premesso, li trovo più morali degli altri, quelli che uccidono in famiglia, per logorio. Non ha notato il modo in cui la nostra società s’è organizzata per liquidare la gente? Avrà! certo sentito parlare di quei minuscoli pesci dei fiumi brasiliani che attaccano a migliaia il nuotatore imprudente, lo ripuliscono in pochi istanti a piccoli e rapidi bocconi, e lasciano solo uno scheletro immacolato? Ebbene, la loro organizzazione è così. «Volete una bella vita ordinata e pulita? Come tutti?» Uno dice di sì, naturalmente. Vuol dire di no? «D’accordo. Vi ripuliremo. Ecco qua un mestiere, una famiglia, gli svaghi organizzati.» E i dentini rodono la carne fino all’osso. Ma sono ingiusto. Non bisogna dire: la loro organizzazione. E’ la nostra, in fin dei conti: si gareggia a chi ripulirà l’altro. Finalmente ci portano il ginepro. Alla sua prosperità! Sì, il gorilla ha aperto bocca per chiamarmi dottore. Da queste parti, tutti sono dottori o professori. Qui piace rispettare, per bontà e per modestia. Fra loro, almeno, la cattiveria non è un’istituzione nazionale. Del resto, io non sono medico. Prima di venir qui ero avvocato, se vuol saperlo. Adesso sono giudice penitente. Ma permetta che mi presenti: JeanBaptiste Clamence, per servirla.

Albert Camus, La Caduta, 1956

 

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