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Archive for the ‘A. Baldwin’ Category

Still Alive Sky Poster

E alla fine sono andata a vedere anche questo. Ho provato a snobbarlo fino all’ultimo ma poi Julianne si è presa pure l’oscar e niente, andava visto.

Il tema malattia è rischioso. Se fa piangere è un cliché, se è troppo razionale non fa presa, non lascia traccia, non coinvolge.

Devo dire che temevo seriamente di imbattermi nella coltellata strappalacrime sulla scia di tutti i film a tema malattia incurabile che andavano tanto di moda negli anni Novanta.

In realtà, almeno questo è stato evitato. Non che non faccia venire il magone – quello è abbastanza inevitabile, dato il tema – ma il pathos delle scene drammatiche è ragionevolmente contenuto e i fatti che si svolgono sullo schermo parlano da soli, senza che si scivoli in eccessi di melodrammaticità.

Posto questo, Still Alice non è un brutto film ma è innegabile che sarebbe un film mediocre se non fosse per Julianne Moore.

Basato sul romanzo di Lisa Genova – neuroscienziata statunitense, a dispetto del nome – Still Alice racconta la storia di una brillante docente universitaria, una ricercatrice stimata, una moglie e una madre felice che, a cinquant’anni, scopre di essere affetta da una rara forma di Alzheimer precoce.

I vuoti improvvisi di memoria. Perdersi. Non sapere più dove si trova. Non riuscire a dire quello che vuole dire.

E le visite. Gli esami. Le conoscenze mediche, che, in questo caso, forniscono a lei e al marito una sorta di corsia preferenziale per rendersi conto subito di che cosa si prospetta loro.

E la sensazione di pezzi di memoria, di passato, di identità che vengono strappati via, inghiottiti da un nulla nero, vuoto e silenzioso.

La regia è asciutta, la trama quasi fin troppo lineare, con il susseguirsi degli eventi che viene presentato più come una cronaca precisa che come una storia vera e propria. Tutto questo fa sì che sia la Moore a doversi far carico sulle proprie spalle di tutto, primo fra tutti del compito di coinvolgere lo spettatore senza ucciderlo subito a forza di lacrime. E lo fa in modo impeccabile, su questo non c’è dubbio.

Poi, anche qui possiamo stare a discutere che se a Hollywood vuoi l’oscar basta fare il malato ed è praticamente fatta, ma resta il fatto che i ruoli di malattia sono, per forza di cose, ruoli difficili e non è così ovvio saperli gestire, saperli far rendere. A me piace anche pensare al ruolo di malato o al ruolo che prevede uno stravolgimento fisico di qualche tipo (che è l’altro elemento chiave per questo genere di polemiche) come ad una sorta di prova. Un’occasione di dimostrare qualcosa in più rispetto ai ruoli standard.

Julianne Moore è perfetta nel dosare dramma e quotidianità.

Ok, ci sono alcune scene (tre in particolare, quella della considerazione sul cancro, quella del bagno nella casa al mare e quella del video a se stessa – per chi l’avesse visto) che sì, ti spezzano il cuore. Ma non ti lasciano sopraffatto dalla disperazione perché il personaggio di Alice è forte e saldamente ancorato alla realtà concreta. Alice è una donna che ha sempre avuto il controllo della propria vita e lo spaesamento sul suo bel volto è l’emozione che più colpisce. L’incredulità di Alice che vede spazzati i via i suoi ricordi senza poter fare nulla è qualcosa di profondamente umano e profondamente reale e l’interpretazione della Moore lo porta fuori e al di sopra degli standard delle consuete rappresentazioni del dolore.

In definitiva, sono contenta di averlo visto.

Nel cast anche Alec Baldwin, in una parte non bellissima ma di sicuro molto realistica nella sua debolezza e nei suoi egoismi autoconservativi.

Nei panni di una delle figlie di Alice c’è invece Kirsten Stewart che, sebbene normalmente mi provochi istinti omicidi, in questo caso è passabilmente tollerabile, dato che il suo ruolo è sostanzialmente quello di un’adolescente scazzata e monoespressiva – cosa che, si sa, alla Stewart viene naturale.

Mi incuriosiva anche il libro e sono andata a leggermi il primo capitolo online. Devo dire però che l’impostazione non mi ha ispirata granché quindi non so se me lo recupererò. Quanto meno non a breve.

Cinematografo & Imdb.

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Amo Woody Allen, questo è noto a tutti. E tendo a volergli bene anche quando mi delude e quando tira fuori quelle che effettivamente sono un po’ delle cagate, come Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni e, in parte, To Rome With Love – che se pure non mi era dispiaciuto al tempo, ripensandoci ha parecchio che non va.

Tuttavia, negli ultimi anni mi ero un po’ rassegnata all’idea che difficilmente avrebbe più proposto qualcosa di davvero nuovo. Certo, dell’ultimo periodo fanno parte Midnight in Paris e Basta che funzioni che sono dei gioiellini, però non hanno una reale carica innovativa. Non so come spiegarlo, ma è come se fossero solo l’eco dell’effettiva potenza creativa di Allen.

Blue Jasmine mi ha stesa.

Ne avevo sentito parlare bene, e tuttora è quasi impossibile capire cosa sta uscendo in sala, talmente sono tutti ossessionati dallo sperticarsi in lodi per Jasmine, ma sinceramente non mi aspettavo un lavoro simile.

E’ Allen, è riconoscibilissimo, ma, allo stesso tempo, riesce a staccarsi dai suoi consueti ménage relazionali per mettere in scena una vicenda indefinibile, costruita talmente bene che non te ne accorgi, non la senti veramente arrivare.

Jasmine, ricca e sofisticata newyorkese, viene lasciata in bancarotta dal marito e si trasferisce a casa della sorella a San Francisco per cercare di mettere ordine nella sua vita. Questa è la trama breve.

La trama lunga è Jasmine che, piombando nella vita di sua sorella, finisce con l’intromettersi nella relazione di quest’ultima con il suo compagno, Chili (Bobby Cannavale); sono i continui flash back che forniscono scorci sempre più dettagliati del passato di Jasmine; sono gli sproloqui di Jasmine sempre sbronza o sotto psicofarmaci; sono i pezzi di conversazioni non concluse, le allusioni, il dubbio che viene insinuato. Due sorelle adottate, una diversa dall’altra che di più non si potrebbe pensare. Le città – che per Allen non si può prescindere dalle città che sceglie – nell’ennesimo confronto Est Coast – West Coast, New York vs. San Francisco.

Cate Blanchett nel ruolo di Jasmine è qualcosa di spettacolare. Jasmine è un personaggio totalizzante. E’ più che protagonista del film. Ne è il fulcro, il metro di giudizio, il fattore di equilibrio. Tutto ruota intorno a lei. E’ un personaggio difficile da inquadrare fin da subito perché non è che ti stia proprio simpatica già nella prima scena, ma è comunque un personaggio per il quale si sviluppa una forte empatia. E’ un capolavoro di passiva-aggressiva e di un’altra decina di patologie psichiche sempre tanto care al buon vecchio Woody.

Alec Baldwin molto adatto al ruolo del marito di Jasmine, ricco, spaccone, con quella spocchia da soldi sempre pronta ad essere sbattuta in faccia a tutti.

Ginger, la sorella di Jasmine, è interpretata da un’ottima Sally Hawkins che, per modi di gesticolare e parlare, sembra voglia incarnare uno di quei personaggi che fino a qualche anno fa avrebbe interpretato Allen stesso.

Da vedere assolutamente. Non so se assegnerei addirittura la statuetta a Cate ma di sicuro la sua interpretazione esige almeno la candidatura.

Cinematografo & Imdb.

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Sono nata negli anni Ottanta per cui non posso dire di averli propriamente vissuti; a maggior ragione sono sempre più convinta che debba esserci qualcosa di genetico a determinare l’insana fascinazione che nutro verso quel periodo.

Rock of Ages è ambientato nel 1987. E’ divertente e ha una buona colonna sonora anche se, visto lo sconfinato repertorio della musica di quegli anni, forse il regista Adam Shankman avrebbe potuto osare anche un po’ di più, magari con qualche pezzo lento in meno e qualche grande classico in più.

La trama riprende volutamente i cliché dei film di quegli anni, con i miti liberatori e salvifici della musica, del Rock, di Hollywood. E ovviamente con l’immancabile storia d’amore.

I due protagonisti, Diego Boneta e Julianne Hough, sono molto bravi ma a sorprendere di più sono sicuramente Tom Cruise e Alec Baldwin che si dimostrano degli ottimi cantanti (di Catherine Zeta-Jones già si sapeva dopo Chicago). Cruise in particolare è fantastico in questo ruolo, esagerato e molto autoironico, di rockstar decadente.

C’è anche Paul Giamatti (La versione di Barney) nei panni del viscido manager che cerca di convertire il giovane rockettaro alla moda delle boyband spacciandole per il futuro della musica negli anni Novanta (giuro che sono morta dal ridere in questa parte).

 Questa la colonna sonora del film:

  • “Paradise City”
    Performed by Tom Cruise
  • “Sister Christian / Just Like Paradise / Nothin’ But a Good Time”
    Written by Kelly Keagy (Sister Christian)
    Written by David Lee Roth and Brett Tuggle (Just Like Paradise)
    Music by Bobby Dall, C.C. Deville (as Bruce Anthony Johannessen), Bret Michaels and Rikki Rockett (Nothin’ But a Good Time)
    Lyrics by Rikki Rockett, Bobby Dall, C.C. Deville (as Bruce Anthony Johannessen) and Bret Michaels (Nothin’ But a Good Time)
    Performed by Julianne Hough, Diego Boneta, Russell Brand and Alec Baldwin
  • “Juke Box Hero / I Love Rock ‘n’ Roll”
    Written by Joan Jett (I Love Rock ‘n’ Roll)
    Performed by Diego Boneta, Alec Baldwin, Russell Brand and Julianne Hough.
  • “Hit Me With Your Best Shot”
    Performed by Catherine Zeta-Jones
  • “Waiting for a Girl Like You”
    Written by Mick Jones
    Performed by Diego Boneta and Julianne Hough
  • “More Than Words / Heaven”
    Performed by Julianne Hough and Diego Boneta
  • “Wanted Dead or Alive”
    Written by Jon Bon Jovi and Richie Sambora
    Performed by Tom Cruiseand Julianne Hough
  • “I Want to Know What Love Is”
    Written by Mick Jones
    Performed by Tom Cruise and Malin Akerman
  • “I Wanna Rock”
    Written by Dee Snider
    Performed by Diego Boneta
  • “Pour Some Sugar On Me”
    Performed by Tom Cruise
  • “Harden My Heart”
    Written by Marv Ross
    Performed by Julianne Hough and Mary J. Blige
  • “Shadows of the Night”
    Written by D.L. Byron
    Performed by Julianne Hough and Mary J. Blige
  • “Here I Go Again”
    Written by David Coverdale and Bernie Marsden
    Performed by Diego Boneta, Paul Giamatti, Julianne Hough, Mary J. Blige and Tom Cruise
  • “I Can’t Fight This Feeling”
    Written by Kevin Cronin
    Performed by Alec Baldwin and Russell Brand
  • “Any Way You Want It”
    Written by Neal Schon, Steve Perry
    Performed by Mary J. Blige, Constantine Maroulisand Julianne Hough
  • “Undercover Love”
    Performed by Diego Boneta
  • “Every Rose Has Its Thorn”
    Written by Bobby Dall, Bruce Anthony Johannesson, Rikki Rockett and Brett Michael
    Performed by Julianne Hough, Diego Boneta, Mary J. Blige and Tom Cruise
  • “Rock You Like A Hurricane”
    Performed by Julianne Hough and Tom Cruise
  • “We Built This City / We’re Not Gonna Take It!”
    Performed by Russell Brand and Catherine Zeta-Jones
  • “Don’t Stop Belevin'”
    Written by Neal Schon, Steve Perry and Jonathan Cain
    Performed by Diego Boneta, Julianne Hough, Mary J. Blige, Tom Cruise, Alec Baldwin, Catherine Zeta-Jones and Russell Brand

Qui e qui i soliti link per le altre info.

 

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