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Archive for the ‘2005’ Category

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Quarto film che porta il titolo della Maschera di Cera. Quarta variazione sul tema dal ’33 ad oggi, anche se tecnicamente è necessario fare alcune distinzioni.

L’originale è, appunto, La Maschera di Cera del 1933 diretto da Michael Curtiz e basato sulla piéce Waxworks di Charles S. Belden.

Segue il remake del 1953 di André De Toth, che ripercorre la linea sia del film precedente sia del testo teatrale.

E poi si arriva a questo qui del 2005, che più che un remake vero e proprio è una sorta di rivisitazione, benché mantenga come riferimento alla base sempre lo stesso testo di Balden.

Nel mezzo, per la precisione nel 1997, abbiamo un’altra versione ancora che si intitola M.D.C. Maschera di Cera che però, pur mantenendo una certa linea di fondo, si allontana maggiormente dagli altri film e si basa principalmente sul racconto Il museo delle cere di Gaston Leroux. Diretto da Sergio Stivaletti, soggetto di Dario Argento e Lucio Fulci.

La Maschera di Cera del 2005 è il classico film da Notte Horror quando si è già a fine stagione e si sta raschiando un po’ il fondo del barile ma non si vuole ancora sputtanare del tutto la programmazione con qualcosa di totalmente privo di trama.

Rivisitazione, come dicevo prima, di un tema classico dell’horror però in chiave teen-movie, con tutto ciò che ne consegue in termini di impostazione e di elementi impiegati.

Struttura tipica degli slasher, con il gruppo iniziale di post-adolescenti bloccato in un posto imprevisto e che viene gradualmente decimato man mano che gli amici si separano e incappano per vie diverse nel maniaco di turno.

Versione ampliata del museo delle cere, che in questo caso esce dall’edificio e rende museo tutta la città.

Splatter non eccessivamente invasivo né troppo dettagliato anche se in alcuni casi non avrebbe guastato un po’ più di cura degli effetti.

Nonostante la trama sia più che evidente fin dall’inizio, qualche spavento arriva lo stesso e, tutto sommato, si segue senza annoiarsi.

All’elemento canonico dell’aberrazione delle statue di cera si aggiunge un po’ del canone tipico invece di film come Le colline hanno gli occhi e simili, vale a dire quello della famiglia infettata dal seme della follia e da qualche tara genetica, con conseguente degenerazione della discendenza.

In quest’ottica si può anche inquadrare il tentativo finale di alzare un po’ il livello di significato del tutto con il riferimento più che esplicito a Che fine ha fatto Baby Jane? Tocco di stile o tentativo di accattivarsi anche il pubblico un po’ più ferrato sul genere? Probabilmente rimarrà un quesito senza risposta.

Visivamente bella la scena del maxi-scioglimento e, nel complesso, discretamente inquietante.

Finale non del tutto chiuso, come vuole il copione di questa categoria di film.

Il cast, artistico come tecnico, è del tutto anonimo e tutti fanno il loro mestiere né più né meno di come ci si aspetta che lo facciano per questo tipo di pellicole. Tra i nomi spicca Paris Hilton, ma proprio solo perché il nome è noto. Ovviamente veste – si fa per dire – i succinti panni della bambolona di turno, sbatacchia le ciglione, cambia completini ad ogni inquadratura e ogni tanto acconsente pure ad imbruttire la monoespressione con qualche bercio spaventato. Ok, vabbè, Paris Hilton mi sta sul culo, nel caso non si fosse intuito.

La regia è di Jaume Collet-Serra, del quale al momento non ho visto nient’altro, anche se potrebbe valere la pena dare un’occhiata ad Unknown –  Senza identità, con Liam Neeson e Aidan Quinn.

Cinematografo & Imdb.

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Bè? Adesso devo pure cominciare io?

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E va bene. Cosa c’é che non va?

Niente

Sì, si vede. Cos’è successo?

Soffro.

Immagino.

Senti, se devi fare del sarcasmo lasciamo perdere eh.

Ok, ok. Soffri. E la causa di tanta sofferenza?

Ieri era il 18 marzo.

Ah. E quindi?

E cheppalle, ma non lo leggi il blog?

Dovevano uscire Suede e Kodaline.

E quindi?

E quindi sono andata a cercarli.

E…?

Feltrinelli.

Suede…sì, risulta l’album ma non ci è stato consegnato. Anzi non è stato proprio consegnato in tutta Italia.

Kodaline…con la C?

Con la K.

mmmm…non mi risultano proprio

Fnac.

Suede…(con tono risentito) no, al massimo l’uscita sarà domani perché di lunedì non esce mai niente (quarta legge della termodinamica?)

Ma veramente sul sito c’è scritto…

E’ sbagliato! (col tono di chi sta enunciando la cosa più ovvia del mondo)

No, comunque non mi risultano. Ma a volte escono prima all’estero. Possono metterci anche due mesi ad arrivare in Italia

(a quel punto ero già accasciata sotto il bancone)

Kodaline? Con la y?

No, con la i normale.

Non risulta neanche il nome.

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Che poi, sugli Suede va detto che ho preso una mezza cantonata io perché il 18 è la data di uscita ufficiale ma l’album è disponibile solo online. Nei punti vendita arriverà il 30 marzo.

Ciò non toglie che ho dovuto in qualche modo consolarmi e quindi mi sono sfogata arraffando queste due belle Deluxe Editions che mi guardavano curiose e amichevoli dallo scaffale.

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Poi. Visto che ieri si parlava di lui.

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Non l’ho ancora letto tutto quindi questa non è una vera e propria recensione. Lo consiglio a chiunque ami il regista perché è veramente una miniera di aneddoti, curiosità, retroscena di come sono nati i suoi film, tutti raccontati da Allen stesso in modo informale e diretto nel corso di quasi trentasei anni di carriera, dal 1971 al 2007, anno della pubblicazione.

A proposito di Match Point (2005).

EL: Hai provato una sensazione liberatoria lavorando a Londra, in un ambiente completamente nuovo?

WA: Non è stato liberatorio. Io mi sento sempre liberato. Giro solo a New York perché sono pigro e mi rimane comodo. Mi piace mangiare nei miei ristoranti preferiti e dormire nel mio letto, in fondo la verità è solo questa. Adoro trascorrere una settimana di vacanza a Londra per andare a teatro o vedere amici, ma non avevo tutta questa voglia di fermarmi diversi mesi. Invece è stata un’esperienza talmente positiva che la ripeterò quest’estate.

La mia impressione è che potrei girare i miei film ovunque. Ho girato con delle troupe in Ungheria; ho girato con delle troupe in Italia e in Francia. Come ho già detto, senza alcun intento faceto, il cinema non è astrofisica. Non è il lavoro più astruso del mondo. Hai la tua sceneggiatura, le troupe lavorano bene in tutto il mondo, sono professionisti, e sono professionisti a Parigi come lo sono a Budapest, a Londra, a New York o in California. Se conosci il mestiere non è poi così difficile. Basta usare un minimo di buon senso.

Quando il cinema diventa un’esperienza sovrumana infarcita di scatti di ira e assurdità, una scusa per vivere la propria vita in un certo modo, allora si trasforma in una seccatura, a cominciare dalle star che pretendono nel contratto persino il pagamento della massaggiatrice, del truccatore personale, del consulente politico.

Settembre 2005.

EL: Cosa si prova, dopo aver scritto la sceneggiatura, averla interpretata, averla girata per diversi mesi, aver visionato un giornaliero dopo l’altro, a entrare poi in sala di montaggio e doverti guardare, doverti giudicare come attore?

WA: Facilissimo. Ti guardi e dici “Qui sono tremendo”, “In quest’altro punto faccio schifo”, “In questa scena sono assolutamente finto”, “Qui penso di essere andato molto bene, la scena è credibile, sono divertente, non esagero né ammicco troppo.” Non è difficile individuare le parti soddisfacenti. Certo, stando seduto qui con un montatore e magari altre persone, capita ogni tanto di sentirsi dire: “Lo so che ti piace molto il ciak numero due, ma devo proprio dirtelo…” e allora o riguardo, scopro che l’osservazione è corretta e dico: “Bè, d’accordo, se preferisci il numero otto, per me sono buoni entrambi ma usiamo l’otto.”

Non è difficile. I veri guai arrivano quando non sei sorretto dall’ispirazione, quando scopri che hai seguito un’immagine fallace del film nel suo complesso.

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Allora, lo so che mettere una citazione dai Mumford come titolo per un video di Sigur Ròs è chiara manifestazione di disturbo dissociativo, ma, giuro che ha più senso di quel che sembra.

La mia collezione concerti 2013 si arricchisce ulteriormente del biglietto per Sigur Ròs a Ferrara il 26 luglio (oltrettutto insieme alla mia gemella di blog!! *parte lo squittio tipico del fan in modalità condivisione* :D) e la mia impazienza anche in questo caso si fa sempre più evidente. Motivo per cui vado spulciando youtube a caccia di video dello show di Milano dell’altra sera.

E poi, visto che li ho tirati in causa, come non metterci anche loro? Tanto più che sono pure il British Group dei Brit Awards 2013.

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