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Archive for the ‘1987’ Category

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Pubblicato per la prima volta nel 1987 dalla Dark Horse Comics, Casi Violenti è una graphic novel scritta da Neil Gaiman e opera d’esordio del disegnatore Dave McKean.

Prima di diverse collaborazioni tra i due autori, quest’opera divenne quasi subito un caso editoriale per l’immediato – e forse anche inaspettato – successo.

Attraverso un turbine di illustrazioni realizzate con un mix di tecniche diverse – acquarello, pennino, fotografie rielaborate e non solo – prende vita la storia raccontata dal protagonista.

Un ricordo d’infanzia. Con tutte le connotazioni che questo comporta. Un ricordo che assume i tratti sfumati della favola o quelle proporzioni mitizzate così assolutamente plausibili agli occhi di un bambino.

L’infanzia del protagonista – un protagonista peraltro incredibilmente somigliante allo stesso Gaiman – dalla Portsmouth degli anni Sessanta sfuma gradatamente nel pieno della malavita di una Chicago degli anni Venti tratteggiata attraverso le parole di un dottore che sostiene di essere stato l’osteopata di Al Capone.

E dunque cos’è realmente accaduto? I ricordi del vecchio dottore sono attendibili o sono le esagerazioni di una persona un po’ in là con gli anni? Oppure quelli raccontati dall’osteopata sono fatti tutto sommato normali ma ingigantiti dalla memoria impressionabile di un ragazzino?

I ricordi sono a volte vaghi e a volte non affidabili, come ci tiene a precisare lo stesso narratore, che si sforza il più possibile di attenersi alla realtà di quello che ha vissuto.

Quale che sia la verità, comunque siano andate le cose, a prendere forma è la storia misteriosa e avvincente di un personaggio ambiguo e accattivante che si muove attraverso un ambiente uscito direttamente dai più classici film di gangster.

Una storia dai tratti marcatamente noir, impregnata di quell’inquietudine tipica dell’infanzia ma anche del fumo denso di sigarette in locali malfamati, dell’odore di alcool illegale e del fragore assordante di feste sontuose e colpi d’arma da fuoco.

Sapevo che l’ uomo calvo era pericoloso.
Le cose pericolose è meglio guardarle da dietro i divani, o da sotto le coperte: posti da cui tu puoi vederli, se vuoi, ma loro non possono vedere te.

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E andiamo avanti. 1987, terzo capitolo. Regia di Chuck Russell.

Fin dai primi minuti, questo terzo film sembrava promettere meglio del secondo. E, in effetti, devo dire che ha mantenuto la sua promessa.

I guerrieri del sogno – una volta tanto non hanno stravolto il sottotitolo – rivitalizza l’idea originale e ci costruisce intorno una storia sorprendentemente coerente sia per la struttura dei richiami sia per le modalità.

Certo, dando un’occhiata al cast tecnico, è facile immaginare che abbia giovato alla buona riuscita dell’operazione il fatto che la tra gli sceneggiatori ci fosse lo stesso Wes Craven affiancato, tra gli altri, da Frank Darabont.

Una sorta di epidemia di suicidi colpisce gli adolescenti. Coloro che si salvano non vogliono più dormire e vengono ricoverati nella clinica del dottor Gordon. Il motivo per cui i ragazzi non voglio dormire sono gli incubi terrificanti. Incubi che, come emerge da alcune sedute di gruppo, sono più o meno gli stessi per tutti. E che, ovviamente, non sono soltanto sogni.

Ad affiancare il dottor Gordon arriva una nuova dottoressa. Giovane, neolaureata ma specializzata nei disturbi del sonno. Si chiama Nancy Thompson e fin da subito sembra avere idea – più di chiunque altro nell’istituto – di che cosa esattamente stiano parlando i ragazzi. L’uomo orrendamente sfigurato che sognano è Freddy Krueger ed è venuto per loro.

Ottima scelta l’aver ripristinato il meccanismo base sonno veglia con l’azione di Freddy nella dimensione onirica e le conseguenze che sconfinano nel mondo reale. Più coerente e meno arbitraria della derivazione del film precedente.

Il luogo del sogno è la casa di Elm Street, labirinto infernale in cui prendono forma le peggiori paure dei ragazzi che vi vengono attirati.

La protagonista è Kristen, una giovanissima Patricia Arquette che forse non avrei neanche riconosciuto se non avessi letto il nome.

Kristen è tormentata dagli incubi, come tutti gli altri. Quando Freddy l’ha colpita e lei ha apparentemente cercato di suicidarsi, stava costruendo il modellino di una casa dall’aria familiare e dalla porta rossa. Ma Kristen ha anche un potere particolare. Riesce a chiamare altre persone nei suoi sogni. Riesce e a comunicare con gli altri anche nella dimensione del sogno. Non è solo passivamente incastrata nell’incubo ma può interagire, può chiedere aiuto, può combattere.

Vengono anche forniti dettagli in più sul passato di Freddy.

Struttura da slasher, effetti speciali non eccessivamente scenografici e sempre piuttosto plasticosi ma tutto sommato ben ideati e quindi efficaci.

La parte migliore, visivamente, è senza dubbio quella nella casa, con le porte che si aprono su stanze mentali e gli spostamenti che stravolgono la logica razionale per sostituirla con la logica del sogno.

Ad interpretare Nancy è di nuovo Heather e Langenkamp e Freddy è sempre Robert Englund. Nel cast c’è anche un giovanissimo Lawrence Fishbourne – accreditato come Larry nei titoli di testa.

Cinematografo & Imdb.

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…aka, c’è la psicologia dei personaggi. E poi ci sono gli anni Ottanta.

Non è colpa mia, è che me l’hanno proprio servito in prima serata mentre stavo facendo il risotto e non potevo neanche mollare i fornelli per cambiare canale…*ostenta noncuranza di fronte alla palese debolezza della sua scusa*

Correva l’anno 1987 e Michael Sylvester Enzio Stallone con già due Rambo e quattro Rocky all’attivo – oltre a tutti gli altri innumerevoli film più o meno noti – vestiva i panni di un camionista che tenta di instaurare un rapporto con il figlio dodicenne che non vede da dieci anni.

E’ un film che avrò visto non so quante volte ma adesso era veramente passato parecchio dall’ultima e c’erano un sacco di cose che avevo quasi rimosso.

Chissà poi perchè…

Shhhh, non mi distrarre.

Per farla breve si potrebbe dire anni Ottanta all’ennesima potenza ma la cosa non gli renderebbe giustizia.

I personaggi tagliati con l’accetta.

Il camionista ignorante-e-rude-ma-dai-sentimenti-puri-e-dall’animo-nobile. Il nonno-iper-ricco-e-iper-cattivo-ma-così-cattivo-che-starebbe-sulle-palle-persino-a-Hitler – a cui però basta una sola scena per redimersi. Il pargolo-ricco-e-viziato-plagiato-dal-nonno – che anche qui ha bisogno di tipo non più di un quarto d’ora di film per tramutarsi da un micro concentrato di spocchia malefica in un innocente paladino della redenzione del padre. E che, per inciso, non mi ricordavo mica quanto fosse da uccidere all’inizio. Vabbè che sono i succitati anni Ottanta e le connotazioni psicologiche hanno una profondità degna delle migliori fiction mediaset però, suvvia, due battute in più sul copione non avrebbero mica ucciso nessuno.

E poi gli ideali.

*rotola qua e là per le risate*

Il classico mito della sfida con potenzialità salvifiche. Lo sport (sport? sì, ecco, adesso parliamo anche di quello) che funge da catalizzatore per far emergere tutte le nobili qualità. La competizione che non è solo fine a se stessa ma diventa la prova definitiva da superare per sancire il proprio status di vincente nella vita. E questa è un’altra di quelle cose per le quali gli 80’s davvero sono sempre andati in visibilio.

E qui arriviamo al top del top, perché lo sport in cui si cimenta il nostro eroe è niente meno che braccio di ferro. Over the top è il nome di una competizione internazionale di braccio di ferro. Momento di silenzio per riflettere su questa cosa e metabolizzarla. E non è una sottile ironia, non è una presa per il culo. Si prendono dannatamente sul serio. Anche perché suppongo che al tempo esistessero davvero cose analoghe. Braccio di ferro andava di moda ancora quando ero piccola io. Mi ricordavo una qualche sfida decisiva attorno a cui ruotava il tutto, ma avevo completamente rimosso di che cosa si trattasse. C’è veramente da morire. Vogliamo parlare della maniglia per le trazioni – ovviamente solo per il braccio destro – installata nella cabina del camion? Vogliamo parlarne davvero? Naaaa.

E comunque non ci avevo mai pensato ma ho il vago sospetto che la mia fissa per i camion americani arrivi anche da qui (oltre che ovviamente da Duel e da Brivido)

ecco, tesoro, non è che devi proprio dire sempre tutto eh

perché? che c’è di male se mi piacciono i camion?

è una domanda trabocchetto?

però i modelli degli ultimi cinque-sei anni sono peggiorati parecchio, sono molto più anonimi…Voce?…Voce, ma ti sei offesa?

——

Ha un pessimo carattere.

Cinematografo & Imdb.

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