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Archive for the ‘K. Watanabe’ Category

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Arthur Brennan (Matthew McConaughey), americano, scienziato, compra un biglietto di sola andata per Tokyo.

Non ha bagaglio con sé. Non ha accompagnatori.

E’ diretto ad Aokigahara.

Aokigahara è un posto bellissimo e terribile. Ed esiste davvero. E’ conosciuto in tutto il mondo, eppure è quasi dimenticato.

Aokigahara è una foresta immensa e intricata ed è nota come la foresta dei sucidi.

Perché è bellissima, appunto. Perché una volta entrato, è molto raro uscirne. E forse questo aspetto costituisce una sorta di garanzia contro i ripensamenti. Chi si reca ad Aokigahara lo fa per una ragione, nella maggior parte dei casi.

Aokigahara è il posto perfetto per morire.

All’ingresso della foresta ci sono dei cartelli che mettono in guardia contro la pericolosità dei sentieri, il rischio di perdersi, l’irrimediabilità del gesto che presumibilmente molti si apprestano a compiere.

Arthur entra nella foresta.

Seguiamo i suoi passi e seguiamo i suoi ricordi.

Attraverso una serie di flashback conosciamo la sua vita di prima. Rivediamo sua moglie Joan (Naomi Watts) e riattraversiamo la loro vita insieme. Riviviamo la storia che lo ha portato fin lì.

A disturbare i suoi piani però arriva Takumi Nakamura (Ken Watanabe). Malconcio e disperato, Takumi cerca una via d’uscita che non riesce a trovare e Arthur non può fare a meno di aiutarlo.

Persi nella foresta, Arthur e Takumi vagano lungo i sentieri di quella che è una realtà sempre più labile, sempre più sottile.

La foresta non li lascia andare. I ricordi non li lasciano andare.

C’è qualcosa. Qualcosa che la cultura giapponese di Takumi sa chiamare per nome. Qualcosa per cui la cultura americana e scientifica di Arthur non è preparata.

Riguardavo la filmografia di Gus Van Sant ed è veramente molto varia, sia come toni che come argomenti. Non sono sicura che il suo filone drammatico sia quello che preferisco.

La foresta dei sogni – che oltre ad essere un titolo di merda è anche vergognosamente esplicativo e che quindi d’ora in poi mi rifiuterò di usare – quindi, meglio The See of Trees – titolo, oltretutto, così meravigliosamente adatto – è indubbiamente un bel film. Perfetto e misurato in ogni sua parte. Delicato nell’affrontare un tema che poteva scappare di mano da un momento all’altro. Solo che è un po’ come Restless (L’amore che resta, 2011): bello ma un po’ troppo.

Non so, forse sono io, ma alla terza disgrazia di fila che si abbatte su un solo personaggio finisco col perdere empatia.

Poi, per carità, McConaughey e Watts sono dei mostri di bravura – lui in particolare – e la costruzione della storia è tale per cui, nonostante i toni tristi, riesce a evitare bene i rallentamenti. Però…

Però.

C’è un momento preciso in cui capisci dove sta andando a parare e dici no, cazzo, non può farlo davvero. Eppure il buon Gus lo fa. E forse pecca un po’ di eccesso di dramma – quanto meno a livello di trama visto che il fronte della recitazione rimane molto contenuto.

Cinematografo & Imdb.

THE SEA OF TREES

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Deludente. Poi non so se sono io che mi aspettavo troppo da quello che non è altro che un ennesimo remake di altri infiniti remake, sta di fatto che questo Godzilla 2014 lascia parecchio insoddisfatti.

In proporzione è decisamente più figo il trailer. E il trailer mi ha in parte fregata – dico in parte perché credo che sarei andata a vederlo in ogni caso. Sembrava una figata. Si intuiva che avevano cambiato qualcosa dalla storia originale ma sembrava veramente che arrivasse la versione definitiva.

E invece ci si trova davanti a due ore esatte di effetti speciali, catastrofi, scontri e quant’altro realizzati in modo tecnicamente impeccabile ma con un grado di coinvolgimento pari se non proprio a zero poco ci manca.

Non c’è trama. E non è per dire che ce n’è poca. Non c’è proprio. Ti danno qualche linea guida (peraltro prevedibilissima) all’inizio e poi il tutto va avanti per inerzia.

Il cast è piuttosto misero. A parte il piccolo cameo di Juliette Binoche e David Stratharin nei panni dell’Ammiraglio, avrebbe potuto essere interessante la presenza di Ken Watanabe, se non fosse che rimane mono-espressione per tutto il film. Evidentemente non lo hanno pagato abbastanza per motivarlo.

Protagonisti troppo insignificanti anche per essere stereotipati e una spiegazione di fondo degli eventi troppo facile per risultare plausibile.

Quintalate di effetti speciali, dicevo, visivamente e tecnicamente perfetti – ormai è persino superfluo specificarlo – ma per buona parte sprecati in scene d’azione talmente lunghe da diventare noiose.

E poi i mostri.

Che non bastava Godzilla, oh no. Non bastava neanche farlo più grande e apparentemente più cattivo. E nemmeno renderlo resistente alle testate nucleari.

Bisognava dargli un nemico più o meno di pari taglia con cui intrattenerlo.

In pratica. Godzilla se ne starebbe tranquillo per i fatti suoi nelle profondità degli abissi, se non fosse che improvvisamente si schiudono due simil bozzoli giganti rimasti dormienti fino ad ora e contenenti maschio e femmina di una nuova specie mutante che, a suo tempo, aveva già eliminato un altro parente di Godzilla. E siccome abbiamo il maschio e la femmina, proviamo ad indovinare cosa si sono svegliati a fare? Forse delle uova e un nido? Pare proprio di sì.

Che fare dunque? La prima opzione ovviamente è sempre quella di sganciare una bella bomba atomica, se non fosse che i bestioni mutanti hanno un rapporto tutto loro con il nucleare e si nutrono di roba radioattiva. In parole povere, le bombe se le mangiano.

Altra opzione è quella di lasciare che la natura faccia il suo corso e che arrivi Godzilla, il predatore in grado di far fuori la coppietta.

Mega scontro tra mostri, dunque. Con annessa distruzione di tutto quello che trovano in mezzo.

Aspetti positivi: è carina l’idea dei bestioni che si mangiano la roba nucleare (potrebbe tornare comodo per lo smaltimento delle scorie, prendere nota) ed è anche figo il fatto che emettano un segnale capace di neutralizzare qualsiasi aggeggio elettronico nel raggio di chilometri. Fisicamente i mutanti sono quasi presi di peso da Cloverfield – solo che qui sono più scuri e hanno gli occhi luminosi – ma sono comunque parecchio inquietanti con quelle sembianze fondamentalmente insettoidi.

Una volta tanto non hanno distrutto Manhattan e la costa Est ma le Hawaii, Las Vegas (che fornisce comunque l’opportunità di distruggere Statua della Libertà e Tour Eiffel in miniatura, mica scemi eh) e San Francisco.

Fine degli aspetti positivi.

Aspetti per cui brontolare (almeno i principali): i mostri si vedono fin da subito e fin da subito si sa chi fa che cosa e chi va dove, con il risultato di stroncare sul nascere qualsiasi pretesa di suspance.

Le scene dei combattimenti sono troppo lunghe, come dicevo prima, e sono praticamente tutte in notturna, il che dopo un po’ è fastidioso. Capisco che magari, da un punto di vista dello scenario che viene devastato, è forse più facile gestire scene scure che non in piena luce; e capisco anche che bisognava far risaltare gli occhi luminosi (o era la bocca? adesso mi viene il dubbio, vabbè) dei mostri cattivi, nonché dare il giusto rilievo scenografico alla mossa luminosa di Godzilla (ora la spiego), resta il fatto che tutto al buio dopo un po’ rompe le balle.

La mossa luminosa di Godzilla. Seriamente, quando l’ho vista mi è scappato da ridere. Ad un certo punto, nel bel mezzo della lotta si vedono le scaglione sul dorso di Godzilla che si illuminano in sequenza, proprio come la barra di caricamento in un videogioco. Una volta illuminate tutte (=massima carica) il bestio sputa una fiammata bianco azzurra che non si capisce cos’è ma ricorda tanto il protossido. Va a finire che al prossimo giro ci ritroviamo Godzilla in Fast and Furious.

Il fatto che Godzilla sia in parte riabilitato non ho ancora deciso se piazzarlo negli aspetti positivi o negativi.

Che dire. In definitiva è un po’ una fregatura.

E non è una questione di genere né un problema legato al fatto che gli elementi in gioco sono poi sempre gli stessi. E’ proprio un problema di costruzione, di mancata rielaborazione di questi elementi. E non è neanche il fatto che hanno voluto strafare. C’è praticamente ogni forma possibile di distruzione o catastrofe ma si rimane piuttosto freddi. Per dire, anche Pacific Rim aveva gli scontri tra bestioni ma era divertente, ti prendeva. Che è poi tutto quello che si chiede a film di questo tipo. Divertimento, distrazione, coinvolgimento.

Non proprio sconsigliato ma se ve lo perdete non succede niente, ecco.

Cinematografo & Imdb.

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